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Trento

Serenamente ha reso l’anima a Dio Walter Merler

Pubblicato

-

13.05.1949 - 25.10.2017

Cerimonia Funebre

il 27.10.2017 alle 15:00
Chiesa di Cristo Re - Trento

***

Lo annunciano la figlia e i parenti tutti 

Alle 16.00 del pomeriggio di oggi, 25 ottobre 2017, è morto Walter Merler, una delle anime musicali trentine degli anni 60, ma anche imprenditore di successo nel campo televisivo. Aveva 69 anni, ed era malato da tempo e negli ultimi giorni le sue condizioni si erano aggravate.

Lo chiamavano tutti «Magilla», un soprannome che gli amici gli avevano affibbiato per la vaga somiglianza con il personaggio dei fumetti. Non sorrideva quasi mai, ma in compenso con la sua sottile ironia faceva ridere tutti. Lascia un ricordo indelebile nel cuore di molti che fin dagli anni 60 lo hanno conosciuto ed apprezzato.

Era stato il batterista della band «i Monelli» insieme a Sergio Guglielmi, Giorgio Borghetto, Giorgio Antoniazzi, Patrizio De Concini, ex titolare della discoteca St Louis di Mezzolombardo, e il cantante Carmelo Spinale,  era il 1964. Era stato anche colui che aveva inventato il mitico trofeo Zinzorla che per anni è stato il punto di riferimento dei calciatori trentini. Era anche un grande appassionato di pesca.

La sua carriera musicale terminò alla fine del 1972 dove iniziò ad interessarsi alla televisione iniziando come operatore per poi diventare un produttore televisivo di enorme successo. Negli anni 80 aveva creato la «Emmedue» che poi produsse trasmissioni quali «Stranamore», «Scherzi a Parte», «Le Iene», «X- Factor» e «L’isola dei famosi».  Fra i suoi clienti Mediaset, Sky e la Rai.

Nel 1986 era stato lui insieme ad un giornalista a riprendere una delle rare interviste rilasciate dal leader libico Arafat. Di lui spesso sono state ricordate anche le immagini girate nei teatri di guerra dei Balcani. È stato un grande innovatore con una grande preparazione tecnica, che ha capito le grandi potenzialità della televisione che stava emergendo negli anni 80. Sotto l’aspetto burbero e timido in realtà si celava una persona buona e piena di umanità.

Aveva squadre di operatori che giravano le riprese e poi montavano le trasmissioni confezionandole «Chiavi in mano». Quelle che allora erano chiamate le finte dirette per intenderci.  L’impiego di risorse, anche esterne, è arrivato per l’Isola dei Famosi anche a 100 lavoratori. Aveva anche un elicottero privato per le riprese dall’alto. Aveva lavorato nel periodo d’oro della televisione per  molteplici aziende Europee e Mondiali e per le Televisioni private trentine per la quali aveva realizzato insieme all’amico Luciano Da Canal «Lo Sfidone».

Prima dell’arresto di Chico Forti era stato lui a girare tutti i cortometraggi spettacolari di sport Estremi dell’amico. Anche lui nato e vissuto nel quartiere di Cristo Re come Chico Forti, ne era diventato uno delle anime aprendo la prima lavanderia di Trento in via Fratelli Fontana insieme alla moglie negli anni 70.«Era un simpaticone con grande humor inglese e con degli atteggiamenti che davvero lo rendevano unico ed inimitabile» – lo ricorda così Gianni Forti uno degli amici di sempre. 

Poi alla fine degli anni 90 le nuove tecnologie e la concorrenza spietata fecero crollare i fatturati  della sua azienda, ma nonostante questo apri una nuova succursale a Milano. In pochi anni dovette però arrendersi e chiudere i battenti definitivamente nel 2010.

Era rimasto appassionato di musica e spesso parlava degli anni 60 e 70 come una vera miniera musicale.

Adorava Franz Di Cioccio e Phil Collins. Quando mi portava con lui a riprendere le imprese del Milan a san Siro a bordo campo diventava tutto magico e nel viaggio di ritorno mi raccontava degli aneddoti incredibili. Fra un ricordo e l’altro, nel 2011, in una mia intervista mi confidò un suo grosso rimpianto: «non essere stato vicino a mia figlia quando era piccola. È come mi mancasse qualcosa, una parte di me, ma il lavoro purtroppo aveva i suoi ritmi frenetici…» 

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