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Italia ed estero

Ecco che fine hanno fatto i banchi a rotelle del movimento cinque stelle – IL VIDEO

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Era il 5 di dicembre 2020 quando la ministra dell’Istruzione, Lucia Azzolina, (M5s) con un post su facebook rese nota la quasi conclusione della consegna dei 2,4 milioni di  banchi a rotelle alle scuole italiane.

«Oggi le scuole hanno 2,4 milioni di banchi nuovi. Le consegne sono state praticamente completate. Ringrazio il Commissario Domenico Arcuri per aver supportato il Ministero dell’Istruzione in quella che lui stesso ha giustamente definito “un’operazione senza precedenti, che ha portato negli istituti una quantità di arredi pari a dodici volte la produzione italiana di un anno”. E ringrazio anche l’Esercito che ci ha supportato nella consegna durante l’emergenza. In questi mesi è stata fatta tanta ironia su questi banchi”, affermava la ministra  Azzolina che parlava anche  «meme, tante battute (alcune anche divertenti, a dire il vero), e attacchi feroci. Le chiacchiere passano. I fatti restano. Questo è un investimento che resta.»

L’investimento resta – aveva ragione la ministra grillina Azzolina –  ma sul groppone degli italiani che i banchi li hanno pagati e ora se li ritrovano nelle cantine, nelle soffitte e nei piazzali degli istituti scolastici in attesa di essere smaltiti dai Crm. (clicca qui per vedere il video)

Negli ultimi mesi sono stati diffusi molti servizi  e video a testimonianza della fine che hanno fatto i banchi a rotelle (qui quello di Striscia la notizia). Oggi ne arriva un altro da una scuola di Firenze, per la precisione dall’Istituto Gobetti Volta (qui il video).  La protagonista del video spiega «Non avrei mai creduto che qui a Firenze potesse esserci questo spreco, guarda che fine hanno fatto». 

Alla fine dopo aver speso circa 200 milioni di euro (qualcuno dice che sono anche di più) i banchi che avrebbero dovuto risolvere i problemi della scuola italiana sono spariti dalle scuole di quasi tutte le regioni e rimessi in magazzino. Una delle ragioni principale dell’accantonamento dei banchi anti-Covid sarebbe dovuta al fatto che favoriscono l’insorgere di mal di schiena nei ragazzi.

L’ideona della Ministra Azzolini sostenuta dal commissario Arcuri il “mago” dei vaccini doveva servire per garantire il distanziamento nelle classi ma proprio i ragazzi e i genitori hanno chiesto a molti presidi di tornare ai vecchi banchi.

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A bocciarli sono stati i ragazzi, i genitori e gli stessi docenti che spiegano essere scomodi e favoriscano l’avvicinamento invece che il distanziamento per via appunto della loro mobilità.

Il piano d’appoggio inoltre è di 28 centimetri per 50 ed è troppo piccolo per farci stare un quaderno e un libro. Inoltre grazie alle ruote i ragazzi tendono a spostarsi. Sono modelli che non possono essere usati per la didattica tradizionale.

Il prototipo di banchi singoli era stato approvato dal Comitato Tecnico Scientifico (quello che decide le zone di appartenenza delle regioni) e dal Ministero dell’Istruzione.

La prima delle difficoltà più grandi riscontrate dopo l’annuncio era stata la penuria di aziende italiane che hanno risposto al bando a causa dei tanti pezzi richiesti e della poca disponibilità di tempo per realizzarli.

Ma accanto alla fabbricazione di questi banchi che ha richiesto costi elevati, ulteriori perplessità sono nate a causa della dubbia efficacia sul loro utilizzo. Per molti infatti le rotelle non solo non rappresentano uno strumento utile a garantire il distanziamento, ma in caso di terremoti e incendi, non possono nemmeno essere utilizzati dagli studenti come un eventuale riparo.

Infine, i costi molto elevati per la loro fabbricazione secondo molti potevano essere investiti per gestire altre maggiori priorità della scuola come il reclutamento di più docenti per contenere le classi pollaio o per sanare le carenze dell’edilizia scolastica, spesso priva di servizi fondamentali.

La domanda ora viene spontanea: qualcuno degli oltre 1.000 consulenti profumatamente pagati dagli italiani non poteva pensarci prima? (clicca qui per vedere il video)

 

 

 

 

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