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L'Editoriale

In Trentino centrodestra ancora favorito. La leadership cambia a favore di Fratelli d’Italia

L’unità del centrodestra dipenderà molto da Maurizio Fugatti che non dovrà commettere l’errore di spaccare la coalizione a vantaggio delle sinistre

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Mentre il consiglio provinciale si appresta a discutere e votare la legge finanziaria per il prossimo triennio, i rumors negli ambienti della politica trentina imperversano.

“Fugatti non sarà più presidente della Provincia”: questo il pensiero comune. Non solo tra le fila delle opposizioni, ma anche in seno alla maggioranza che guida l’amministrazione provinciale.

Se dagli ambienti leghisti nulla trapela, la notizia bomba della settimana è che ormai pare vicinissimo un accordo ufficiale tra Fratelli d’Italia e Civica Trentina dell’assessore Mattia Gottardi.

Il diretto interessato non smentisce né conferma, ma dai vertici del partito di Giorgia Meloni la cosa è ormai data per fatta e sarà comunicata ufficialmente nel mese di gennaio. I termini di questo patto non si conoscono, ma certamente aprono a nuovi scenari che riporterebbero l’entusiasmo ormai perso nell’elettorato trentino di centrodestra.

Uno di questi potrebbe vedere il nome dell’assessore Gottardi messo sul tavolo delle trattative della coalizione di centrodestra come candidato presidente di Fratelli d’Italia. Nelle ultime ore circolano anche i nomi di Matteo Migazzi amministratore di Pensplan, e due importanti figure legate al mondo civico ed imprenditoriale Trentino. Da parte dei vertici di Roma però si vorrebbe dare al candidato presidente un connotato maggiormente politico.

Torniamo però alla situazione politica. Nonostante gli addetti della politica (più quelli della Lega per dire la verità) si ostinino a dire che il voto trentino è diverso da quello nazionale, le politiche del 2018 e dello scorso 25 settembre ci hanno dimostrato l’opposto contrario: chi prende più voti in Italia, si conferma tale anche sul territorio provinciale.

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L’uragano Salvini nel 2018 (esattamente ad ottobre era dato al 28%) portò in dote in ottobre alle provinciali il 27.09%. Alle successive europee arrivò al 34% (in Trentino al 31%.

Succederà la stessa cosa anche in questa tornata. Se il partito di Giorgia Meloni saprà fare le scelte organizzative giuste state sicuri che succederà la stessa cosa anche in Trentino con Fratelli d’Italia che si assesterà intorno al 22/25%. Cioè quasi con il doppio dei consensi di tutto il resto della coalizione di centro destra messa insieme. 

Ma proviamo a fare i conti sui dati certi in nostro possesso. Alla fine infatti tutti possono dire come la pensano, ma i risultati rimangono sulla carta e sono reali e trasparenti. Da quelli il centro destra deve partire, senza estemporanei scatti in avanti da parte di nessuno. 

Ecco quindi che l’8,8% della Lega a livello nazionale, conquistato poco più di due mesi fa, ora stimata da tutti i sondaggi tra il 7-8%, mette in difficoltà la Lega trentina.

Un partito che alle ultime politiche ha raggiunto il 10,5% e che, comparandolo al risultato nazionale, ora la vedrebbe sotto il 10%. Se si aggiunge inoltre l’impatto delle liste civiche, che ad ogni tornata amministrativa fioriscono, il partito del Carroccio probabilmente oggi è in termini di consensi attorno al 9%.

Ad oggi questa percentuale rappresenta un fallimento totale mai registrato nella politica trentina. La Lega alle provinciali 2018 prese oltre il 27% e e giustamente espresse Maurizio Fugatti come candidato alla presidenza della Provincia di Trento. 

Ora, in virtù dei consensi che si sono capovolti, la presidenza della Provincia è reclamata da Fratelli d’Italia, che in considerazione del ragionamento qui sopra esposto, ora si troverebbe a livello trentino attorno al 22/25%. A mettere l’ultima firma sarà comunque la cabina di regia del centrodestra nazionale. A Roma si deciderà il futuro della leadership trentina della coalizione.

Non solo: la discontinuità che il partito del premier Meloni richiede, rispetto all’azione amministrativa dell’attuale giunta provinciale, è forte e implica un nuovo indirizzo programmatico che Fugatti ha dimostrato non saper dare: la situazione della sanità trentina, il senso di impotenza della politica rispetto alla burocrazia provinciale che ha messo il pilota automatico, la vicenda delle concessioni idroelettriche (su cui ritorneremo), è sotto l’occhio di tutti.

Una verità a proposito di numeri c’è già comunque: se queste percentuali fossero confermate Fratelli d’Italia, Lega, Forza Italia, Civica Trentina e Patt supererebbero il 40%. Questo significa accedere al premio di maggioranza e garantire così la stabilità di governo.

Ovvio che la percentuale di consensi nei confronti di Fratelli d’Italia cambierebbe molti volti dentro il consiglio provinciale, a discapito dei consiglieri leghisti che vedrebbero la loro presenza ridimensionata da 14 consiglieri a circa 6/7 se in coalizione, o addirittura a 2/3 se per malaugurato caso il centrodestra non andasse unito. 

Ora il governatore Fugatti ha il dovere di tutelare gli assessori che hanno lavorato bene, nonostante le difficoltà. Cito per esempio Achille Spinelli, Roberto Failoni, Giulia Zanotelli o Mirko Bisesti. 

Già, perchè caso mai qualcuno non l’avesse ancora capito, se lega e Fratelli d’Italia non trovassero un accordo, minimo 2 o 3 di questi nomi non continuerebbero il lavoro intrapreso negli assessorati. E questo sarebbe un peccato.

Proviamo ad immaginare lo scenario più tragico dove non venga trovato nessun accordo e la coalizione di centro destra venga spaccata in due: sconfitta certa con la Lega, probabilmente al 6-7%, e due consiglieri provinciali eletti, a discapito degli attuali 14. Una caporetto senza precedenti. 

Il ritorno al potere della sinistra per il Trentino significherebbe entrare in un tunnel senza via d’uscita con conseguenze devastanti sulla nostra società ed economia. Gli amici della lega devono abbandonare i sogni di gloria, tra selfie e post sulle proprie pagine social e prendere atto della realtà per cercare di salvare il salvabile.

La lega deve capire che non è più la sola protagonista del centro destra e che fa parte di una coalizione con cui deve cominciare a condividere qualsiasi scelta a partire da ora per il bene della provincia autonoma di Trento. Non capire questo sarebbe un errore da dilettanti. 

Se non lo farà il risveglio per gli esponenti della lega temo che sarà molto pesante: davanti agli esponenti del carroccio c’è l’esempio del commissario trentino della Lega, Diego Binelli, che dopo aver mancato la rielezione alla Camera, è tornato al lavoro in val Rendena. Sic transit gloria mundi…

Roberto Conci

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