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Riflessioni fra Cronaca e Storia

Un appello al papa, per una tregua di Natale, come fece De Gasperi

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Il quotidiano la Verità, sabato 3 dicembre, ha ospitato un appello a tutta pagina per una “tregua di Natale promosso dal sottoscritto e da alcuni noti pro life italiani (Toni Brandi, Cristina del Poggetto, Francesca Romana Poleggi e Renzo Puccetti). Eccolo, in versione integrale:

Santo Padre,

ci rivolgiamo a Lei perché è quasi l’unica voce fuori dal coro sull’attuale guerra in Ucraina. Lo facciamo riattualizzando il gesto di un grande uomo del secolo scorso: Alcide Degasperi.

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Il 6 novembre 1914, infatti, il politico cattolico trentino prendeva il treno da Trento per andare a Roma ad incontrare il papa Benedetto XV: era profondamente amareggiato dal chiassoso interventismo e bellicismo che vedeva fiorire intorno a sé.

Si faccia o non si faccia la guerra -scriveva Degasperi pochi mesi prima- è però caratteristico con quanta leggerezza certa stampa guerrafondaia parli di un avvenimento che, comunque finisca, sarà un nuovo flagello per la società intera e una sventura per i contendenti…”.

Effettivamente l’Europa avrebbe dato inizio alla sua autodistruzione con fragorosa e baldanzosa superficialità: molti politici vedevano nella guerra il modo per vincere le loro partite personali, poteri economici ed industrie belliche miravano a nuovi profitti, giornalisti di ogni colore pontificavano sulla necessità della guerra, “sola igiene del mondo”, per costruire un mondo nuovo, di pace e giustizia…

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Alcuni erano animati dall’ideologia che acceca, altri, come il socialista Benito Mussolini, erano nutriti dai soldi provenienti dai poteri forti italiani e dalle potenze straniere, Francia ed Inghilterra, desiderose di avere l’Italia al proprio fianco, contro la Germania.

Ebbene Degasperi saliva su quel treno per andare a proporre al pontefice, soprannominato “Maledetto XV” dagli interventisti, di promuovere una tregua di Natale tra le potenze belligeranti, nella speranza che essa potesse costituire un primo passo verso la pace vera e propria.

Benedetto XV accolse il suggerimento di Degasperi, ma le cancellerie europee non risposero all’appello del pontefice, anzi lo censurarono: le parole “tregua” e “pace” facevano paura, non dovevano neppure essere pronunciate!

Tutta la propaganda doveva andare, invece, in direzione contraria: insistere sull’utilità della guerra, sull’altissimo morale delle proprie truppe e sulle difficoltà, ingigantite, dell’avversario.

I fotografi ufficiali, ricorda Luigi Sardi nel suo 1914, Degasperi, il papa e la tregua di Natale, “immortalavano gli aspetti propagandistici: la vita pacifica nelle retrovie, i soldati che giocano a carte e sorridono soddisfatti, i feriti anche loro sorridenti, ricoverati in ospedali lindi, in letti ricchi di cuscini, assistiti da graziose e paffute infermiere”.

Intanto i sostenitori del conflitto ad oltranza, pronti a boicottare ogni iniziativa di pace, che venisse dal papa o da Carlo I d’Asburgo, coprivano il loro bellicismo magnificando presunti successi al fronte, vantando il patriottismo dei “liberatori” di Trento e Trieste e raccontando ossessivamente gli orrori veri e presunti compiuti dalle truppe nemiche, per mantenere il più possibile alto il consenso verso la guerra del fronte interno.

Esattamente quello che succede oggi!

La tregua ufficiale, nel 1914, non ci fu. Sul fronte occidentale, però, inglesi e tedeschi in qualche caso festeggiarono insieme il Natale 1914, innalzarono canti, abbracciandosi, al bambinello Salvatore, manifestando così il loro dissenso rispetto alla guerra.

Benedetto XV, nonostante l’isolamento internazionale, non si lasciò tirare per la tonaca da quelle potenze che vantavano le loro ragioni e le volevano da lui riconosciute e benedette: sapeva bene, infatti, che in un conflitto non è sempre così facile distinguere torti e ragioni, ma soprattutto capiva che anche se una parte avesse avuto dalla sua più ragioni dell’altra, riconoscerle pubblicamente avrebbe soltanto alimentato lo scontro e allontanato la possibilità della pace.

Si sarebbe comportato nello stesso modo anche Pio XII, come dimostra il famoso radiomessaggio del 24 agosto 1939: “Nulla è perduto con la pace. Tutto può esserlo con la guerra. Ritornino gli uomini a comprendersi. Riprendano a trattare. Trattando con buona volontà e con rispetto dei reciproci diritti si accorgeranno che ai sinceri e fattivi negoziati non è mai precluso un onorevole successo”.

Con la pace, dunque, tutto è possibile, con la guerra tutto è immancabilmente perduto: è andata esattamente così. Quanto è costata la Grande Guerra in termini di vite umane, dolore e disperazione?

E quante volte analoghe “guerre sante”, per l’“esportazione della democrazia” e l’abbattimento dei “tiranni”, da Saddam a Gheddafi, sono state, anche in tempi molto recenti, solo menzogneri pretesti ed “inutili stragi”?

Ebbene, oggi sta accadendo, di nuovo, proprio questo.

Al profilarsi del conflitto in Ucraina, l’Occidente ha risposto abdicando sin dal principio ad ogni possibile trattativa.

Tutto in nome, a parole, della “giustizia” e della “guerra giusta” contro l’aggressore, ma in verità in troppi hanno colto la palla al balzo per regolare i propri conti, economici, energetici, geopolitici.

Così con veemenza ed irruenza si è subito intrapresa la strada sempre fallimentare delle sanzioni e delle armi: così la guerra finirà presto, ci hanno detto! Così l’aggressore sarà costretto a cedere, la Russia finirà le armi e l’Ucraina vincerà! Tanto più che saranno i russi stessi, o il cancro, ad abbattere Putin!

Quante volte abbiamo sentito queste menzogne? Quante volte ci è stato detto che l’aggressore era ormai alle corde? Forse è ora di alzare il velo della menzogna, per guardare in faccia la realtà: le sanzioni non hanno piegato nessuno, semmai affamato, di gas, l’Europa, e di grano il Terzo Mondo; un conflitto cominciato con obiettivi limitati e la mobilitazione di circa 100.0000 soldati “russi”, non solo non si è fermato o ridotto, ma ha continuato ad allargarsi.

Putin, infatti, ha risposto alle sanzioni (inaudite) e alle armi occidentali arruolando altri 300.000 riservisti e non mostra affatto di avere quella scarsità di mezzi militari di cui si favoleggiava. Anzi, dopo averli tenuti fermi nei depositi per mesi, ha iniziato ad utilizzarli per bombardare a tappeto città e centri nevralgici, prima risparmiati, mettendo dunque in ginocchio l’intero paese.

Nessuna rapida vittoria ucraina all’orizzonte! Nessuna rivoluzione colorata nella Federazione Russa! Nessun contributo alla pace dalle sanzioni e dalle armi, dai condizionatori e dai termosifoni spenti!

Oggi l’Occidente, inviando armi a getto continuo, perde ogni giorno credibilità presso i popoli più numerosi del mondo, dall’India alla Cina all’Africa, che non credono affatto nel grande amore disinteressato dell’Occidente per il popolo ucraino, il quale paga sulla sua pelle un disastro crescente: sempre più morti, sempre più profughi, sempre più povertà e devastazione.

Santo Padre, alzi ancora forte la sua voce per la pace, che non è figlia solo della giustizia, quale che sia, ma anche del perdono e della carità, e provi, ci permetta l’ardire, ad implorare, come già Benedetto XV, una tregua di Natale che apra orizzonti di pace!

Francesco Agnoli, Toni Brandi, Cristina Del Poggetto, Francesca Romana Poleggi, Renzo Puccetti

 

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