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Trento

Slot machine: il consiglio di Stato sospende l’ordine di rimozione

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Il Tar boccia il provvedimento della provincia di Trento che ora rischia anche di dover risarcire le sale da gioco del Trentino.

La Sala Giochi Admiral di Trento (quella in Viale Verona) è ancora al centro di accese discussioni, come tutto il comparto dei giochi. Grazie al suo ricorso però il Tar sospende l’ordine di rimozione delle slot. Torna quindi tutto in discussione. 

La legge provinciale che – dalla scorsa estate – vieta la presenza di slot machine entro 300 metri da luoghi sensibili è stata da parte degli imprenditori del gioco d’azzardo fortemente criticata e ha messo in ginocchio l’intero comparto e sulla strada circa 200 dipendenti.

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L’ordine di rimozione delle slot machine impartito dal Comune del capoluogo trentino su precisa delibera della provincia autonoma di Trento è stato contestato fin dall’inizio: in questi mesi, oltre ad aver avuto dei dubbi sul calcolo dei 300 metri, sono sorti dei dubbi anche riguardo al mancato riavvio di queste attività nel mentre si è alla ricerca di una soluzione che dovrebbe arrivare a breve dal nuovo governo. (QUI link)

Il Tar – circa un mese fa – aveva fissato un’udienza a febbraio, chiedendo  nel frattempo che venissero fatti ulteriori calcoli riguardo alla distanza dai luoghi sensibili a piedi e non in linea d’aria. 

Il tar bacchetta anche la Provincia: il suo compito infatti era di produrre informazioni su gioco, ovvero parlare di numeri, di assistenza, di attività. In poche parole il Tar sospende l’ordine di rimozione delle slot. Quindi siamo punto e a capo. 

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Bisogna certo garantire la salute dei cittadini e degli utenti definiti “sensibili“, ma bisogna anche tenere conto che (grazie alla pandemia) si ha avuto di fatto poco più di un anno per capire cosa fare di queste attività: 300 metri in linea d’aria come a piedi, sono tanti.

Ed è difficile (per non dire impossibile) in città avere questo tipo di servizio – almeno secondo l’ordinanza – ma se si tiene contro che in città non ci possono di fatto essere e fuori città invece non funzionano, si va a mettere in crisi un settore intero con titolari e dipendenti che già erano in difficoltà durante la pandemia.

I nodi vengono al pettine: per approvare e mettere in pratica questa legge ci sono voluti sette anni, di cui almeno due di pandemia. Era una legge così urgente che non si poteva attendere ancora del tempo per capire come gestire al meglio questo tipo di attività dentro alle città?

Nella nostra provincia sono state chiuse 37 aziende con il licenziamento di oltre 200 persone. Un vero bollettino di guerra che si aggiunge anche ai mancati introiti di oltre 50 milioni di euro che mancheranno nelle casse della nostra provincia ogni anno. Un ecatombe dopo il periodo drammatico della pandemia e del caro – bollette.

Gli imprenditori Trentini fin da subito erano scesi sul piede di guerra anche perché il Trentino è stata l’unica provincia italiana a legiferare in tal senso pur sapendo che fra pochi mesi entrerà in vigore la tanto attesa legge delega per il riordino del settore a livello nazionale alla quale la giunta provinciale dovrà adeguarsi. In concreto quindi anche in Trentino si dovranno riaprire le sale da gioco.

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