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Rovereto e Vallagarina

Apsp Benedetti di Mori, presentato il primo bilancio: «Pandemia non ha influito sui decessi»

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È stato presentato il primo bilancio sociale dell’Apsp Cesare Benedetti di Mori: un volumetto da un centinaio di pagine suddiviso in 7 capitoli (Presentazione e nota metodologica, Identità, Il governo e le risorse umane, Le risorse economico finanziarie,

La rendicontazione sulla missione e sugli obiettivi strategici, I servizi, Le questioni aperte). Il documento è stato voluto dal Consiglio di amministrazione e condiviso dalla Direzione; l’Università di Trento, e in particolare il dipartimento di economia e management con la professoressa Ericka Costa, ha collaborato col servizio qualità dell’ente per la realizzazione.

Il bilancio sociale è uno strumento di analisi utile per indirizzare le scelte, analizzare le esigenze e tracciare le linee del miglioramento continuo. Il presidente Gianmario Gazzi spiega: «Non solo una fotografia del presente: piuttosto il primo frame di un film, perché questo è solo il primo bilancio sociale, che poi redigeremo ogni anno. Gli obiettivi erano spiegare la complessità del lavoro in questa struttura, e nelle relazioni che la riguardano, e dare la possibilità a tutti di riflettere e migliorare.

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Un bilancio classicamente inteso fornisce i numeri, un bilancio sociale permette di raccontare le storie, la qualità e la professionalità. Un esempio della complessità è dato dalla mappa degli stakeholder, ovvero i portatori di interesse che entrano in contatto con l’Apsp. Ci sono ospiti e familiari tra quelli “di mission”, ma ce ne sono altri nel complesso sistema di stakeholder primari e secondari, con la comunità, gli altri enti, i dipendenti, i collaboratori esterni, eccetera.

Questo bilancio abbraccia il triennio 2019-20-21 e, in mezzo, c’è stata la pandemia. Averlo realizzato ci permette di esplicitare la rilevanza che l’Apsp ha a livello provinciale: riferimento per Mori e la Vallagarina, coi suoi servizi è ormai nota in gran parte della provincia, basti pensare all’Hospice che, soprattutto nel periodo di chiusura della struttura di Mezzolombardo per motivi legati alla gestione del Covid, è diventato riferimento di un territorio molto vasto. Mori è orgogliosa della struttura che ospita, dei suoi professionisti e di garantire un servizio essenziale».

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Il direttore Antonino La Grutta estrapola, nella grande mole di dati presenti sul volumetto, alcuni elementi di spicco. «La collaborazione con l’Università ci ha aiutato a individuare una corretta linea metodologica. Questo documento ha la potenzialità di instaurare un dialogo continuo con le persone e concentrarsi meglio sui reali bisogni.

Sul personale: tra il 2019 e il 2021 c’è stato un aumento di 7 unità – e questo rappresenta l’investimento da parte dell’ente – ma sono aumentate in misura ancora maggiore le ore lavorate: questo significa che nei periodi più difficili della pandemia sono stati molti i professionisti che hanno rinunciato ai loro part time: il personale si è “compattato” nel momento di maggior bisogno. L’analisi del triennio ci consente anche un’altra particolare considerazione: nel 2019 registrammo 36 decessi e 24 dimissioni (la nostra struttura dispone di 104 posti letto); nel 2020, prima ondata Covid, abbiamo avuto 27 decessi e 13 dimissioni; nel 2021 30 decessi e 31 dimissioni. Questo significa che la pandemia non ha influito più di tanto sui dati di tendenza già in atto. Aver adottato con tempestività la chiusura ha quindi preservato molte persone dal contagio. Anche la fortuna di avere un’ampia metratura ha fatto la sua parte: ci ha permesso di gestire i piani come unità autonome e di creare percorsi dedicati».

Su quest’ultimo punto parla ancora Gazzi: «Il Covid lascia un bagaglio di esperienza: pensiamo proprio alla reattività della struttura, alla sua capacità di prendere decisioni rapide e applicare procedure che cambiavano di continuo, adattare spazi e mettere in campo investimenti».

Tra gli altri fattori evidenziati dal bilancio sociale c’è l’intenzione, ormai portata avanti da anni dalla Benedetti, di internalizzare tutto il personale. Erano già gestite direttamente la lavanderia e la mensa, poco tempo fa la decisione di fare altrettanto per le pulizie. Allo stesso modo, la scelta di avere un medico a tempo pieno si è rivelata vincente soprattutto durante le ondate del Covid.

Nella direzione degli investimenti sul personale va l’intenzione dell’Apsp non abbassare lo standard – come recentemente consentito dalla Provincia – di 1 infermiere ogni 15 ospiti ma di tenerlo a 10.

«Piuttostospiegano Gazzi e La Gruttainvestiamo in tecnologia, con l’armadio dei farmaci che fa risparmiare tempo per confezionare le terapie, e l’intelligenza artificiale per un più efficace monitoraggio degli ospiti. Non è riducendo il personale che si fanno quadrare i conti. È probabilmente anche per questo che ai prossimi concorsi per oss e infermieri abbiamo numerosi iscritti: forse questa nostra “filosofia” è nota tra gli addetti ai lavori e ci rende professionalmente attrattivi».

Alla Benedetti lavorano 140 persone con varie soluzioni orarie. Per dare un’idea più precisa, si può parametrare il conteggio alle 36 ore settimanali, ottenendo l’equivalente di 116 lavoratori a tempo pieno.  Il bilancio sociale è pubblicato a questo linkhttps://bit.ly/3VB9BOo.

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