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Trento

I pendolari della sanità trentina: «È l’unico modo per curarsi e rimanere in vita»

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Nella foto a sinistra l'assessore della sanità Stefania Segnana, a destra Gianenrico Sordo
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Il momento per la sanità trentina non è dei migliori, e questo è ormai sotto gli occhi di tutti. Negarlo vorrebbe dire mancare di visione politica e costruttiva.

Sia ben chiaro, la decandenza della nostra sanità tanto premiata, invidiata e incensata, ha le sue radici alla fine degli anni 2010. Probabilmente ora tutti i nodi stanno venendo al pettine con il  conseguente scivolamento ancora più in basso di tutti i servizi sanitari in Trentino, a danno, e ci mancherebbe, come sempre della collettività.

È giusto chiarire subito una cosa: stiamo parlando della provincia autonoma di Trento, una provincia ricca e appunto autonoma, e non di una realtà del meridione oppure del terzo mondo. A chi dice che non dobbiamo lamentarci perchè in molte altre regioni si sta peggio rispondo che il Trentino deve guardare alle grandi città del nord Europa e non a sud. Punto e basta.

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Una provincia che torna con Trento in testa alla classifica delle 107 province italiane per la qualità della vita ma che risulta alla voce «Salute» agli ultimi posti. Alla luce di questo bisogna farsi qualche domanda.

Il Trentino paga la carenza di posti letto nei reparti ospedalieri (al 91° posto) e un’insufficiente dotazione di apparecchiatura diagnostica. (siamo al 106° posto in Italia su 107). In particolare, la nostra provincia di Trento risulta: all’ 85esimo posto per la disponibilità di posti letto nei reparti specialistici; al penultimo per la disponibilità di apparecchiature diagnostiche; al 64esimo per i posti letto in ostetricia e ginecologia ogni mille abitanti; al 96esimo per quelli in cardiologia, cardiochirurgia e unità coronariche ogni mille abitanti; al 70esimo per quelli in terapia intensiva ogni 100 mila abitanti e al 64esimo per quelli in reparti di oncologia ogni mille abitanti. (qui approfondimento dei dati di Italia Oggi)

In questo articolo voglio parlare dei pendolari della sanità trentina, troppi, e spesso anziani. Quelli che in poche parole per curarsi e sperare di rimanere in vita devono ogni mese spostarsi in macchina o in treno a Milano, a Roma, in Puglia e così via, perchè nella nostra provincia autonoma di Trento mancano le strutture, i medici esperti,  e dove il problema delle liste d’attesa sta arrivando a livelli allarmanti.

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Quelli che contribuiscono ad incrementare il PIL delle altre regioni grazie al cosi detto turismo sanitario, mentre il Trentino rimane a guardare discutendo se fare un nuovo ospedale a Cavalese oppure ristrutturare quello vecchio. Per non parlare del tormentone del Not progettato 30 anni fa e non più attuale e per fortuna annullato del tutto per ripartire da zero. Ma nel frattempo? Rimarremo con il santa Chiara per altri 30 anni?

Uno di questi pendolari si chiama Gianenrico Sordo, personaggio ed imprenditore molto conosciuto per la sua incredibile storia (clicca qui per leggerla) che in alcuni passaggi ha del mistico e soprannaturale. A Trento dopo vari consulti gli avevano detto che il suo cancro era inoperabile e che quindi avrebbe avuto pochi mesi di vita.

A Milano invece è stato subito operato dal professor Torzilli, uno dei più grandi chirughi del mondo che lavora in Humanitas, e passati 4 anni posso garantire che sta benissimo e ogni due giorni si vede correre per oltre 10 chilometri sulla meravigliosa ciclabile della Valsugana.

Un altro esempio è quello di R.A. 60 anni di Trento. La diagnosi per lui è stata drammatica: cancro al cervello inoperabile a Trento. Speranza di vita forse 2 mesi. Sempre a  Milano visitato dopo 2 giorni, operato dopo 8 e per ora a distanza di 6 mesi in forma spendida.

B.T di Rovereto, giovane donna e mamma operata a Trento per un cancro metastatico la cui diagnosi porta al 90% alla morte. Al santa Chiara è inoperabile, a Milano operata di urgenza subito e per ora sta bene.

P.C., un ragazzo di Rovereto con un cancro ai reni, a Trento gli avevano dato poche speranze con una diagnosi iniziale tra il resto sbagliata.  Seguito dall’istituto tumori di Milano con un sistema di terapie sperimentali  per ora sta bene.

Il caso di K.A. di Trento è ancora più eclatante, la diagnosi non lascia scampo almeno a Trento: tumore della vescica. Al santa Chiara viene data per morta e sepolta.  La ragazza non si da pervinta e viene operata in Puglia dal professor Cisternino. Ora sta bene e come lei per lo stesso male ce ne sono 5 in Trentino date per morte sicure qui a Trento e improvvisamente resuscitate perché operate fuori provincia. Probabilmente i casi potrebbero essere centinaia nella nostra provincia.

Ci sono altri esempi legati alla disorganizzazione del nostro apparato sanitario. Come quello di R.M. a cui viene diagnosticato un tumore all’esofago. Si rivolge subito all’Humanitas di Milano dove chiedono gli esami urgentissimi in RAO – A (devono essere fatti per legge entro 3 giorni) dopo una inutile attesa di 20 giorni decide di andare da un privato, il giorno dopo gli esami sono pronti grazie all’esborso di 500 euro. L’uomo, piuttosto incazzato, ha poi addebitato la somma all’APSS che dovrà rimborsarlo a termini di legge.

Un giovane ragazzo della Rotaliana scopre di avere un cancro al colon con metastasi epatiche, viene operato a Trento e lasciato con il sacchetto delle feci esterno, (stomia intestinale), una tecnica ormai superata che molti professionisti non usano più. Dopo l’operazione gli dicono che non c’è più nulla da fare e che una seconda operazione è impossibile. L’esatto contrario di quanto dicono a Milano, allo IEU (istituto europeo oncologia) dove il giovane viene operato. Per ora anche lui sta bene.

«Dovrebbero dirti che non sono in grado di operarti perchè le strutture a Trento non sono affidabili invece che sentenziare che sei inoperabile e quindi condannarti a morte»Sottolinea Gianenrico Sordo colui che fra i primi ha aperto una nuova strada per i malati di cancro e che ogni settimana viene contattato da altri malati che sono in confusione e non sanno più dove rivolgersi. «Io non sono un medico – aggiunge Gianenrico – e racconto solo la mia esperienza che ho vissuto e continuo a viviere sul campo in mezzo a decine di incongruenze e contraddizioni della nostra sanita Trentina»

«L’immobilismo che non porta a nulla – aggiunge Gianenrico Sordo – qui a Trento mancano le strutture esterne ed interne, mancano sale operatorie, posti letto e strumentazioni adeguate, di conseguenza mancano i medici. Il medico in Italia a seguito di scelte scellerate fatte negli ultimi anni sta scomparendo. Coloro che vogliono fare carriera scelgono ospedali e strutture adeguate e all’avanguardia con strumenti specifici del settore. E come dargli torto in fondo. Per raggiungere prima l’obiettivo scegliereste una Ferrari oppure una Fiat 500?»

L’assessore alla sanità ha il compito più difficile in una giunta, deve amministrare quasi la metà delle risorse della provincia e gestire forse la cosa più cara ed importante dei propri cittadini: la salute. «Dopo la pandemia – continua Gianenrico Sordo – è mancata la reazione e allora si è cominciata a delinerare una situazione forse fino ad allora in qualche modo «coperta». Sono arrivate così le difficoltà per fare qualsiasi tipo di visita, da quella per le patenti, a quelle sportive, appuntamenti per le visite specialistiche ad oltre 6 mesi, visite in Rao A che invece che entro le 72 ore per legge sono fatte dopo 10 giorni ed oltre. In alcune zone del Trentino trovare un medico di base è sostanzialmente impossibile. E quando lo hai trovato solo perchè ti risponda al telefono spesso passano delle settimane».

Il problema dei medici di base in Trentino è una ferita aperta: sono 319 e le zone carenti sono 46.  Nel 2026 verrà raggiunto il picco dei pensionamenti, e quindi in questi 4 anni dovranno essere risolti i problemi di iscrizione all’incarico per evitare di rimanere senza medici.  Sono migliaia i pazienti in Trentino che ancora oggi faticano a ottenere il rispetto dei tempi indicati dal medico sulle prescrizioni, trovandosi a dover rinviare visite specialistiche, controlli, interventi.

Ma torniamo alle liste d’attesa. Sono i numeri a dare la dimensione colossale del fenomeno esteso anche a livello nazionale: L’ISTAT ha valutato i numeri delle rinunce da parte dei cittadini alle visite specialistiche ed esami diagnostici per la difficoltà di accedere al servizio o motivi economici, evidenziando che le rinunce sono state 4.845.000 nel 2021 e ben 5.610.000 nel 2022 (nel 2019 erano 3.162.000), con un evidente trend in aumento. Naturalmente le rinunce significano che, o il paziente decide di non curarsi, oppure che decide di farlo a pagamento.

«Io conosco bene i difetti della sanità trentina perché sono un malato oncologico, devo dare atto però che le mie esperienze con i medici professionisti dell’APSS sono state positive. Ho trovato dei professionisti spesso allo sbando, bravi, ma senza gli strumenti giusti per lavorare nel modo migliore. Un ambiente brutto, caotico e disorganizzato crea tensione, uno invece pulito, organizzato crea serenità e forti motivazioni. In poche parole un professionista inserito in due constesti diversi puo’ avere reazioni diverse».

«Qui poi si deve parlare chiaro – incalza ancora Gianenrico –  quando tu ti ammali gravemente hai paura di morire, e per questo chiedi una struttura che ti dia delle certezze, quello che manca è prendere un malato e considerarlo come una persona e non come un semplice numero. Non parliamo dei medici di base che spesso si comportano con svogliatezza. Una mia amica ha chiamato il suo medico chiedendo una risonanza magnetica urgente per suo padre, telefonicamente c’erano problemi e allora c’è stato un battibecco. Il medico alla fine è esploso dicendo: «Cosa importa, tanto tuo padre tra 3 mesi sarà morto». Vi rendete conto?»

Parliamo della sanità Trentina? «Sì certo. Il  momento è difficile e non si è lavorato bene dentro l’assessorato. Io ho fatto la mia parte, perché va bene essere critico ma in modo costruttivo. Ho regalato al comune di Ospedaletto un defibrillatore e dalla provincia non ho sentito nemmeno un semplice grazie. Ho portato alla cerimonia del decennale di Aluray forse il più grande chirurgo al mondo, (NdR – prof. Torzilli) avevo invitato l’assessore e il presidente della Pat e nessuno mi ha nemmeno risposto. Trovano il tempo per andare alla sagra delle salciccia per farsi fotografare e non colgono queste opportunità per creare importanti sinergie. È strana questa cosa secondo me».

«Il politico quando viene nominato in un ruolo importante, come quello della sanità – continua Gianenrico – dovrebbe capire che è responsabile della vita dei suoi cittadini e dovrebbe scordarsi di essere un politico qualunque e ricordarsi che deve portare a termine una missione. Non esisterà mai un compenso adeguato per un politico che fa il suo lavoro cambiando la vita e la storia delle persone, come viceversa il valore del politico che peggiorerà con le sue scelte la vita dei cittadini conterà zero assoluto.  Vorrei dire che il governo Fugatti ha lavorato in maniera egregia, alcuni assessorati hanno fatto bene, purtroppo la sanità invece è peggiorata e non riesco a capire il perché. Gestire la sanità non è facile, e quando scegli una persona per farlo devi essere sicuro che sia in grado di farlo» 

 

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