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Italia ed estero

Gruppi whatsapp e lavoro: serve trovare equilibrio per il benessere di tutti

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Photo by NordWood Themes on Unsplash
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Si sa, con l’avvento della telefonia mobile, degli sms, dei social e dei gruppi di lavoro su Telegram o whatsapp, è diventato sempre più difficile riuscire a conciliare lavoro e vita privata.

A creare ancora più disturbo, sono i gruppi: bene o male, chiunque ne fa parte. Sono comodi, pratici, le informazioni vengono scambiate velocemente.

Ma ai pro bisogna anche valutare i contro: i messaggi – spesso e volentieri – arrivano a tutte le ore e, alle volte, capita anche che i toni non siano esattamente pacati.

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I problemi riscontrati sono da analizzare secondo alcuni scenari. Ne riportiamo alcuni di seguito con il commento e le testimonianze di alcuni lettori.

 1. Chiara è una lavoratrice autonoma. Lavora da casa, collabora con alcune aziende nel settore dell’editoria e, con l’inizio della Pandemia del 2020 aveva iniziato a scrivere su un blog.

“All’inizio era tutto fantastico. Dovevo scrivere alcuni approfondimenti e andava tutto bene. Poi mi hanno aggiunta al gruppo whatsapp del blog. Doveva essere un tenersi aggiornati tra di noi, condividere delle idee, sembra una cosa molto tranquilla. Ma era tutta una farsa.

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Nelle prime settimane avevo notato che il proprietario del blog era un po’ lunatico, e dato il periodo e la chiusura in casa a causa del Covid non ci avevo dato troppo peso. Eravamo tutti sfasati. Poi il disagio è proseguito anche con le riaperture e – confrontandomi in privato anche con gli altri – ho realizzato che il proprietario aveva fatto il gentile solo per assicurarsi che restassi con loro. 

Arrivavano messaggi a tutte le ore, io non avevo un tot. di ore da lavorare, mi gestivo io dato che non avevo un contratto ed ero autonoma. A mezzanotte, le una le due del mattino arrivavano richieste da soddisfare in mattinata… ma non per le 11! Avevo approfondimenti anche lunghi su cui lavorare entro le 8! 

Senza contare i toni con cui questa persona si rivolgeva a me e agli altri. Onestamente, se possiedi un blog o un’azienda e ti lamenti di fare le ore piccole per tirare avanti la baracca, perché devi sfogarti su di me? Scelta tua di aprirla. Ma se mi paghi in briciole non puoi pretendere disponibilità 24 ore al giorno. In pandemia poi, con tutte le difficoltà che ci sono state.

Ho retto un paio di mesi, ora lavoro su altro, ma resto sempre a disagio e con l’ansia quando vedo delle notifiche che arrivano in massa.

 2. Alice è un’insegnante di Scuola Secondaria. Ha un contratto e le sue classi da gestire. Però non stacca mai, neanche “in vacanza”.

“La Scuola è diventata un brutto ambiente. Lo dico tranquillamente. Decine di email al giorno. Notifiche di whatsapp continue. Ormai ho silenziato i gruppi delle classi e degli insegnanti, nemmeno alle mail ho lasciato il suono delle notifiche in arrivo. 

Certo, mi perdo parecchie cose urgenti, ma a un certo punto bisogna pur vivere. Ho le mie ore settimanali da fare, gli aggiornamenti e le riunioni, le ore di supplenza. Arrivo a casa e preparo le lezioni per il giorno dopo, correggo i compiti. 

Si pensa che essere insegnati sia bello e che lasci tempo al privato, ma non è così. Già ragazzi e genitori sono difficili, in più ora si fanno tantissime ore extra. Le sere che passo al pc o tra i libri per preparare e correggere non vengono pagate. Non mi lamento, ho scelto io questa via. Ma il tempo trascorso così è tanto. Troppo. 

Ci vuole più equilibrio. Le email dovrebbero venire inviate in una certa fascia oraria, idem i messaggi sia tra colleghi che genitori. Sono stata recentemente attaccata perché al weekend ho completamente archiviato il gruppo dei colleghi.  

Inizierò a farlo sempre. Sia al weekend, che in vacanza, che alla sera. Ho il diritto di cenare senza telefonate di lavoro. Ho il diritto di stare col gatto senza lavorare. Ho il diritto di avere interessi oltre alla scuola. Gli insegnanti non vengono tutelati abbastanza. La mia vita non è la Scuola. La mia vita è mia e basta. La scuola è il mio lavoro e come tale deve avere degli orari. Punto.”

Questa problematica – di cui abbiamo già parlato QUI – LINK articolo – è particolarmente sentita: come si può pretendere che si lavori bene con dei ragazzi se si è martellati di notifiche a tutte le ore?

 3. Francesco, milanese, possiede invece una piccola azienda.

“Uso whatsapp o i gruppi quando c’è un’urgenza lavorativa che non posso gestire io perché magari sono in macchina o lontano dalla scrivania. 

Il periodo della Pandemia, per quanto tragico, credo sia servito molto per ritrovare l’importanza del benessere. La mia azienda sta ancora faticando, ma in qualche modo andiamo avanti. Ci tengo ai miei dipendenti e cerco di andare loro incontro il più possibile. 

Non mi cambia niente se vengono in ufficio tutti i giorni, tre giorni a settimana, a settimane alterne con lo smart working o se vengono in presenza solo per i meeting. Sono giovane, capisco l’importanza del benessere generale di una persona. L’importante è che si lavori le ore presenti nei contratti e che lo si faccia bene. 

Il resto è relativo. Il gruppo whatsapp c’è e ho consigliato di utilizzarlo solo per le emergenze. Se poi succede qualcosa di grave telefono io personalmente o delego a qualcuno. Però sì, sconsiglio chat e mail in serata. Se si lavora bene 8 ore al giorno in casa o presenza, non serve altro. Nella vita c’è altro oltre al lavoro e sono felice quando vedo dipendenti che si fidanzano, che parlano dei loro animali o delle loro relazioni. Mi piace vederli vivere come è giusto che sia. 

Ho amici e conoscenti che vengono martellati da notifiche, ma quelle che le inviano sono aziende e persone che non si rendono conto che i dipendenti sono persone. Non approvo certi metodi e cerco di evitarli. Non alzo nemmeno la voce. Siamo tutti adulti, si usa essere civili. Toni aspri su whatsapp solo se si ha 15 anni e non si capisce la differenza tra adulti e ragazzini.

Se possibile, quando stacco da lavoro, il telefono che utilizzo par lavorare lo lascio in silenzioso fino al mattino.”

Gli scenari sono molteplici, e sarebbe interessante sentire altri pareri, oltre a quelli di una cerchia relativamente ristretta.

Se qualche lettore ha piacere di condividere la propria esperienza al riguardo – positiva o negativa che sia – è possibile scrivere una email a [email protected]

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