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Vita & Famiglia

Scuola. Pro Vita & Famiglia: «Carriera alias illegale, massima solidarietà al docente che si è rifiutato di seguirla»

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Un tratto di penna per cancellare da un compito la firma di uno studente, considerata un errore perché non corrispondente al genere riportato sulla carta d’identità.

È quanto sarebbe accaduto in una classe del liceo Cavour a Roma, secondo la denuncia degli studenti. Il professore si sarebbe rifiutato di applicare la carriera «alias», ovvero la possibilità per gli alunni di avere un’identità differente rispetto a quella anagrafica, come previsto dall’articolo 4 del regolamento  d’istituto approvato lo scorso anno. «Davanti a me ho una donna, non posso riferirmi a te diversamente», è quanto si è sentito rispondere il liceale, maggiorenne e con disturbi dell’apprendimento, alla consegna del compito in classe.

Alle proteste del ragazzo l’insegnante avrebbe risposto: «Non mi interessa cosa dice il regolamento» avrebbe detto il ragazzo al centro della vicenda che poi ha cominciato «ad urlato contro me e la mia insegnante di sostegno» – aggiunge il prof

«Massima solidarietà al docente del Liceo Cavour di Roma che si è giustamente rifiutato di sottostare alla cosiddetta “carriera alias”, un regolamento ideologico e dannoso per i giovani ma soprattutto totalmente illegale, privo di qualsiasi base giuridica e contrario a numerose norme civili, amministrative e penali. La scuola non ha alcun potere di alterare i dati anagrafici dei minori nei documenti e negli atti interni sulla base di autodichiarazioni o di percorsi terapeutici che non hanno portato a diagnosi definitive e alla sentenza di riattribuzione del sesso come previsto dalla legge italiana in materia.

La comunità scolastica non può essere obbligata ad adeguarsi acriticamente alla percezione soggettiva di uno studente sulla propria identità, specialmente in un frangente culturale in cui i giovani sono bombardati dalla vera e propria moda dell’identità fluida. La sola ipotesi che il docente possa subire qualsiasi tipo di conseguenza, disciplinare o legale, per aver rispettato la legge italiana, è inquietante e anzi chiediamo che sia tutelato dalla dirigenza scolastica, dall’Ufficio Scolastico Regionale del Lazio e dal Ministero dell’Istruzione».

Lo dichiara in una nota Jacopo Coghe, portavoce della Onlus Pro Vita & Famiglia, sul caso del professore del Liceo Cavour di Roma che si è rifiutato di riconoscere l’identità di genere maschile dichiarata da una studentessa di sesso femminile dopo l’approvazione nell’istituto della cosiddetta “carriera alias” per studenti transgender.

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