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Io la penso così…

Sbarchi clandestini: gli Stati devono mantenere la sovranità dei porti

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Egregio Direttore,

assistiamo alle pretese di un gruppo di privati che intende togliere sovranità ad uno Stato Sovrano con la complicità della solita UE, con la coda di paglia, e con l’ ausilio di coloro che hanno portato alla rovina economica l’ Italia. Parlo delle ONG e dei loro complici, esteri e nostrali, dei loro finti naufraghi, futuri richiedenti asilo “ma solo da noi“, anche se in maggioranza provengono da Egitto, Pakistan, Nigeria, Senegal, paesi dove, a differenza della florida e benestante Italia, sono in atto guerre, bollette alle stelle, disoccupazione, chiusure di aziende e inflazione a doppia cifra….

Iniziamo con il distinguere i concetti. Chi volontariamente e per giunta pagando una cifra ragguardevole (in Africa 5.000 dollari sono un capitale!) sale su un barcone o gommone fatiscente, sapendo di non avere diritto a raggiungere l’ Europa, in quanto sprovvisto di documenti o dei necessari visti o di entrambi, non è certo un migrante ma un clandestino che sfida la sorte.

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Se poi il barcone o il gommone minaccia di affondare, il clandestino, o aspirante tale, acquista certamente lo status tecnico di “naufrago” ( cfr. Codice della Navigazione agli art. 489-490 che definisce in maniera ottocentesca naufraghi “persone che siano in mare o in acque interne in pericolo di perdersi”), ma il suo stato di necessità ad essere soccorso e quindi ad pretendere l’ ingresso in uno Stato nel quale non ha diritto di entrare, cessa ( cfr art 54 Cod. Pen ), avendo lo stesso volontariamente accettato il rischio di mettere a repentaglio la propria vita, e magari quella dei suoi prossimi congiunti pure imbarcati, di talchè mai e poi mai siffatto naufrago potrebbe invocare avanti ad un giudice non politicizzato lo stato di necessità per un ingresso illegale nel nostro paese.

La questione non si pone neppure qualora, come avviene quasi sempre allorquando i clandestini salgono a bordo delle navi ONG in acque internazionali trasbordando da barconi non affondati, non essendo possibile qualificarli neppure naufraghi e pertanto, non essendosi verificato nessun salvataggio, si ha unicamente un trasporto illegale di illegali.

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A ciò si aggiunga che le navi ONG non effettuano affatto dei salvataggi casuali, bensì vengono condotte sul posto dei naufragi artificiosi da pattugliatori aerei che indicano dove andare a prendere i clandestini a poche miglia dalla costa libica e quindi in zona SAR libica dove le ONG non avrebbero diritto di operare se non di concerto con quelle autorità.

Probabilmente gran parte dei problemi si risolverebbero non concedendo le basi aeree sul nostro territorio ai mezzi aerei di Alarm Phone, cosa che Malta ha fatto da qualche decennio senza che nessuno in Europa abbia avuto di che obiettare…

Una volta sulla nave ONG ai sensi dell’ art. 13 del regolamento di Dublino III, per inciso approvato e sottoscritto nel 2013 dal governo Letta, che attribuisce la competenza ad esaminare la domanda di protezione internazionale allo Stato membro la cui frontiera è stata varcata dal richiedente in provenienza da un paese terzo, nulla impedisce acchè a bordo, a cura del capitano che è pubblico ufficale ed ufficiale di polizia a tutti gli effetti, siano epletate le pretiche di identificazione e raccolta delle domande di asilo.

In proprosito esiste il precedente del 2020 dato dalla nave ONG spagnola “Open Arms” che ha accolto a bordo le richieste di asilo dei migranti , salvo poi tentare di sbolognarli all’ Italia. Ed infatti gli art 91 e 92 del Regolamento di Dublino sono chiari nell’ indicare che la frontiera ben può essere rappresentata dal bordo della nave stessa, non avendo altrimenti senso alcuno per le navi il battere la bandiera nazionale.

Ovviamente questi signori si guardano bene ora dallo svolgere queste attività, dato che ciò automaticamente comporterebbe l’accollo dei clandestini allo stato della bandiera battuta, ma si limitano a mentire sulla genesi degli imbarchi ( naufragio invece che trasbordo ) per potere reclamare l’ ottenimento del POS ( place of safety ), guardacaso sempre in Italia, anche se il trasbordo è avvenuto in zona SAR libica, maltese o tunisina o, peggio in acque internazionali, certi che il pietismo peloso di sinistre e preti abbia il sopravvento sulla legge.

Ed infatti va ricordato a questi soloni di casa nostra che gli Stati mantengono il potere di regolare l’ingresso nei territori su cui esercitano sovranità, ivi compresi, naturalmente, i propri porti.

Ed infatti la Convenzione internazionale per la sicurezza della vita in mare del 1974 ( acronimo: SOLAS) e la Convenzione internazionale sulla ricerca e il soccorso in mare del 1979 ( acronimo: SAR), non conteplano alcun obbligo di dare ingresso a nessuno, visto che esse, nei loro testi originali, non contemplano disposizioni sullo sbarco delle persone soccorse.

Allo stesso modo, indicazioni favorevoli non sembrano ricavabili né dagli emendamenti apportati a tali Convenzioni nel corso del tempo (in particolare, quelli del 1998 si limitano a definire l’operazione di “rescue” come «an operation to retrieve persons in distress […] and deliver them to a place of safety»), né dalle prime risoluzioni pertinenti del Safety Committee dell’IMO (Organizzazione Marittima Internazionale ) dalle quali emerge che l’obbligo di adottare tutte le disposizioni necessarie affinché lo sbarco avvenga «as soon as reasonably practicable» a carico di tutti gli Stati coinvolti nel soccorso e quindi anche degli stati di bandiera della navi ONG, non incombendo esclusivamente sullo Stato competente per la zona SAR in cui hanno avuto luogo il ritrovamento e i soccorsi.

Quanto sopra è quanto da sempre sostenuto da Malta con il suo governo di sinistra e persino dalla Tunisia , senza che nessuno ONU, Europa, preti e presunti progr dem vari abbia di che dire.

Anzi le ONG girano proprio al largo di quei paesi e non tentano neppure le pagliacciate che mettono in atto solo e sempre con l’ Italia, a ragione ritenuto il ventre molle del mondo occidentale.

E così ci ritroviamo l'”immondizia” umana che prolifera in piazza Dante o in zona Santa Maria, perché l’ Italia, in barba al voto popolare, è sempre in mano ai soliti benpensanti delle porte aperte, quelli che, una volta aperto il portone, hanno la coscienza a posto e credono di avere risolto il problema non facendo più nulla o lasciandolo in groppa ad altri.

Iniziamo allora a ricollocare un migliaio di illegali in Vaticano e non nelle parrocchie italiane che pur sempre sono territorio italiano, o, se proprio dobbiamo tenerceli, mettiamoli nelle sedi del PD, sindacati, associazioni presunte caritatevoli, a spese loro. E poi ne riparliamo.

E iniziamo pure a sospendere unilateralmente l’ efficacia delle convenzioni che penalizzano ingiustamente l’ Italia, esattamente come ha fatto la Germania con il regolamento di Dublino nell’ agosto del 2015 in piena crisi siriana. O come Norvegia, Finlandia, Germania Danimarca e Svezia nel 2008 con i minori non accompagnati provenienti dalla Grecia strangolata dall’ UE.

Tutti paesi con il vizio del farsi solo i fatti propri, del lavarsene le mani degli altri e poi pontificare. Per interesse nazionale.

Quando impareremo anche noi?

Avv. M. Stefano Sforzellini – Trento

Potete inviare le email al direttore da inserire nella rubrica «io la penso così» scrivendo a: [email protected] – La vostra opinione conta, sempre….)

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