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Piana Rotaliana

Ieri al Museo di San Michele il ricordo della tempesta Vaia

A distanza di 5 anni l’incontro “Foreste e clima”

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Con i relatori Lorenzo Ciccarese dirigente tecnologo, responsabile dell’Area per la conservazione della biodiversità terrestre e della gestione sostenibile dei sistemi agro-forestali di ISPRA, Giovanni Giovannini dirigente del servizio Foreste della Provincia autonoma di Trento e Günther Unterthiner, direttore del servizio Foreste della Provincia autonoma di Bolzano, si è concluso al Museo degli Usi e Costumi della Gente Trentina il ciclo “le Ragioni di Vaia”

Le riflessioni e i dati emersi dall’incontro, particolarmente ricco di spunti, hanno sottolineato come sia fondamentale il ruolo della conoscenza per affrontare eventi che ancora non conosciamo e che potrebbero essere molto più intensi, frequenti ed estesi di Vaia. “E’ urgente comunicare queste problematiche in maniera appropriata” è l’evidenza emersa dal convegno.

Stimolati dalle domande di Giampaolo Pedrotti, moderatore dell’incontro, i relatori hanno posto l’accento su quanto sia ormai decisamente prioritario “guardare congiuntamente ai cambiamenti climatici e alla perdita di biodiversità” – Lorenzo Ciccarese lo ha sottolineato con diversi esempi aggiungendo che “abbiamo bisogno di capire meglio la natura perchè c’è una stretta relazione fra i cambiamenti climatici e la bodiversità. Infatti IPCC – Intergovernmental Panel on Climate Change delle Nazioni Unite e IPVES- Intergovernmental Science-Policy Platform on Biodiversity and Ecosystem Services per la biodiversità stanno lavorando insieme. Attualmente la temperatura globale è di 2°C in più rispetto al 1950. Entro la fine del secolo i gradi in più potrebbero arrivare a 6°. Le foreste hanno un ruolo fondamentale nella riduzione dei gas serra così come la vegetazione urbana ha un ruolo decisamente importante.

A causa della distruzione delle foreste si liberano in atmosfera enormi quantità di gas-serra, responsabili del riscaldamento globale. Gli scienziati dell’IPCC ritengono che circa il 20% dei gas-serra immessi ogni anno nell’atmosfera derivano dalla distruzione e dalla degradazione delle foreste e degli habitat. Il riscaldamento globale e i conseguenti cambiamenti climatici sono a loro volta ulteriori fattori di perdita di biodiversità. In questo contesto resta urgente spostare i fondi dai gas fossili agli interventi di ripristino e restauro di aree boschive, ma anche costiere. Si stima che servono circa 700 miliardi di euro all’anno per mitigare gli effetti dei cambiamenti climatici. Fra i fattori di rischio per la biodiversità oltre alla perdita di habitat, l’uso eccessivo di fertilizzanti, l’inquinamento, l’agricoltura intensiva c’è anche l’ingresso delle specie aliene ed invasive”

Giovanni Giovannini ha esordito dicendo che “Vaia è stato un evento fuori scala che ha modificato il reticolo idrografico e ha prodotto danni enormi a tutte le infrastrutture forestali. Sono più di 2.000 i chilometri di strade rese inservibili da Vaia, circa un terzo della rete forestale trentina. Sono inoltre 20.000 gli ettari danneggiati in tutto dalla tempesta; la Provincia intende rimboschirne il 20%. Le piante, la natura riescono a trovare un equilibrio, per fortuna. Il bostrico ha peggiorato ulteriormente la situazione. In particolare sull’abete rosso che in alcuni casi presenta anche fenomeni di disseccamento da siccità. A causa di questo piccolo insetto coleottero del gruppo degli Scolitidi, in tre anni abbiamo perso un milione e mezzo di metri cubi di alberi. Un danno molto più grande di Vaia”.

Giovannini stimolato dalle domande del moderatore ha poi ricordato che “in Valsugana c’è il vivaio ‘Maso san Giorgio’ per il rimboschimento forestale e un centro di addestramento significativo: tutto il fenomeno di Vaia ha portato all’aumento di persone che lavorano nel bosco. La Provincia autonoma, visto l’aumento di infortuni in questo contesto, ha investito ulteriormente oltre alla formazione già esistente allestendo un campo prova specifico per operatori che si trovano a lavorare con legnami in estrema pendenza e condizioni”.

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Günther Unterthiner nel suo intervento ha ricordato che “in Alto Adige Vaia ha colpito 6.000 ettari di foreste. Ci sono stati interventi piuttosto rapidi ma due fenomeni successivi e diffusi hanno messo in crisi tutto il sistema: il bostrico che già c’era con Vaia ha accelerato notevolmente e il carico della selvaggina che non deve essere troppo numerosa per l’equilibrio complessivo. C’è stato il rimboschimento di 2.600 ettari sul dato complessivo di 6.000, ciò per l’importante funzione protettiva. I contatti transnazionali, specie sulla questione del bostrrico, sono molto importanti: le conoscenze bisogna condividerle, il confronto di competenze è necessario per definire  le strategie. Non ci sono soluzioni semplici per fenomeni complessi”.

Ciccarese che riveste un ruolo scientifico particolarmente determinante in ISPRA – Istituto superiore per la protezione e la ricerca ambientale – ha evidenziato “che è necessario avere il 30% di aree protettete entro il 2030”

Per quanto riguarda le connessioni fra demografia e nutrizione, lo studioso ha sottolineato che “sarà possibile nutrire 10 miliardi di persone nel 2050 solo se cambiamo abitudini alimentari e riduciamo gli sprechi”

A chi chiedeva dal pubblico se siamo già al punto di non ritorno Ciccarese ha risposto che “per esempio sul”esistenza dei ghiacciai sì, ma, purtroppo, anche in diversi altri ambiti. Adesso il problema sarà come riuscire a tornare indietro”.

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