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Italia ed estero

Orsini attacca ancora Zelensky: «Governo collassato che vive grazie ai nostri soldi»

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Oltre 8mila commenti, quasi 2mila condivisioni e 1.300 commenti in poco meno di 12 ore dalla pubblicazione. Il saggista italiano, noto per le posizioni filo-Putin manifestate durante i suoi numerosi interventi televisivi fin dall’inizio dell’invasione russa dell’Ucraina, e per tale ragione estromesso dalla direzione dell’Osservatorio sulla sicurezza internazionale della Luiss, dove rivestiva il ruolo di docente di Sociologia del terrorismo, si scaglia ancora una volta contro Zelensky diffondendo un post sulla sua pagina facebook

Il suo intervento è durissimo: «Desta una certa impressione vedere il governo Zelensky – si legge –  un governo collassato che resta in vita grazie ai nostri soldi, alle nostre armi e al nostro addestramento e che, quindi, dipende quasi completamente da noi, intervenire continuamente nella vita politica italiana vergando giudizi sprezzanti sui nostri maggiori leader politici.

In teoria dovrebbe avvenire il contrario. Dovrebbero essere i leader politici italiani a chiedere conto a Zelensky e ai suoi ministri del modo in cui hanno guidato il loro Paese e di tutti gli errori che hanno commesso finora: errori e disastri storico-politici che stiamo pagando anche noi italiani».

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Orsini affonda poi sulla situazione della politica italiana a suo dire impaurita dal leader dell’Ucraina: «Ma viviamo ormai in un modo capovolto; un mondo in cui l’Italia viene a trovarsi in una condizione di ricattabilità politica da parte del governo di Kiev; un mondo in cui i leader politici italiani hanno paura di ciò che dice di loro il ministro degli Esteri di Kiev, che non troverebbe un posto nemmeno in fondo alla classifica dei primi novecentomila ministri migliori della storia dell’Europa contemporanea. Zelensky mette l’Italia sotto costante giudizio etico-politico, mentre l’Italia vive nel terrore di parlare dell’inanità politica di quest’uomo che, invece di frenare un’invasione che sta radendo al suolo intere città ucraine, ha profuso il massimo impegno per sollecitarla. Nessun sussulto di dignità da parte della nostra classe politica; manco a parlarne. Oggi le offese sono per Berlusconi. Domani potrebbe toccare ai nostri ministri e magari pure al nostro Presidente della Repubblica. Follia allo stato puro» – conclude il post di Orsini.

Nato nel 1975, Orsini si è laureato in  sociologia a La Sapienza, successivamente ha fatto il dottorato all’Università degli Studi Roma Tre. In seguto è stato ricercatore prima presso la Libera Università Mediterranea e poi all’Università di Roma Tor Vergata.

Nel suo curriculum non mancano pubblicazioni e altri ruoli prestigiosi: è stato nella commissione per lo studio dell’estremismo jihādista voluta dal Governo Renzi, sino al 2022 è stato direttore dell’Osservatorio sulla sicurezza internazionale della Luiss. Ha collaborato con alcune testate giornalistiche: prima Il Messaggero e (attualmente) Il Fatto Quotidiano.

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Se della sua vita pubblica e della carriera si conosce praticamente tutto, nulla è trapelato per quanto riguarda la sua vita privata. Anche il profilo Instagram non svela nulla: non segue nessuno, ha pubblicato solo un post (che mostra la copertina di un testo universitario redatto da lui), ma è seguito da oltre 17mila follower. Discorso diverso su Facebook dove è molto attivo.

E la scelta di poteggere la sfera privata ha senso considerando gli argomenti che tratta, ma anche la sua presenza frequente in televisione negli utlimi mesi e le sue opioni spesso controverse.

Il lungo curriculum, il campo di ricerca e di studi e le collaborazioni prestigiose sono senza dubbio solo alcune delle motivazioni che lo hanno portato a essere chiamato a esprimere il proprio punto di vista sull’invasione dell’Ucraina da parte della Russia. Opinioni che hanno suscitato polemiche. Dalle responsabilità della Nato, al Dombass, fino al fatto di sostenere la revisione delle sanzioni alla Russia.

Una voce che ha scatenato non poche discussioni e che ha portato ad alcune conseguenze come il fatto che Wikipedia ne abbia oscurato la pagina (ora si viene reindirizzati su un’altra) oppure che la Luiss abbia preso le distanze dalle sue posizioni con una nota ufficiale.

Polemiche sulle sue opinioni, ma anche sui guadagni: aveva suscitato scalpore, infatti, il cachet da duemila euro a puntata per presenziare a Cartabianca (poi rescisso e il professore aveva annunciato che avrebbe partecipato gratuitamente).

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