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Arte e Cultura

La Villa Romana di Sant’Andrea in Sardegna: cultura e archeologia nella rassegna “Incanti”

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Nell’ambito delle azioni di Ripresa e Resilienza legate alla cultura e alla valorizzazione del patrimonio storico-artistico ed archeologico del territorio di Quartu Sant’Elena, è in corso fino a novembre la terza edizione di Incanti 2022.

Un ricco calendario di eventi con la presenza di archeologi ed esperti di fama e sotto la supervisione scientifica della Soprintendenza di Cagliari, che si svolgono presso l’antico insediamento del Nuraghe Diana e quest’anno per la prima volta anche davanti alla Villa Romana situata nel territorio di Sant’ Andrea – Quartu Sant’Elena.  Il terzo comune della regione per popolazione, dopo Cagliari e Sassari.

Al comune appartengono 26 km di litorale. La principale spiaggia è senz’altro quella del Poetto, che risulta essere la più estesa spiaggia cittadina e la più frequentata, grazie anche al fatto che è raggiungibile attraverso numerose linee del CTM.

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La Società per azioni gestisce il servizio di trasporto pubblico locale nell’area cagliaritana, rendendo possibili i collegamenti sul territorio di otto comuni.

Il clima di Quartu Sant’Elena è tipicamente mediterraneo, caratterizzato da estati calde e inverni miti. Splendida la vegetazione che fa da cornice al paesaggio e alle due straordinarie location.

Nuraghe Diana è un sito archeologico in località Is Mortorius – Baia Azzurra, da cui è possibile godere di un’ampia vista sull’intero golfo di Cagliari. Nei millenni il monumento ha ispirato leggende di pirati e tesori, non a caso il promontorio ai suoi piedi porta un nome sinistro a dispetto della sua bellezza.

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Incontri, laboratori e visite guidate caratterizzano gli eventi della rassegna alla Villa Romana, una rara testimonianza di insediamento di età imperiale in contesto non urbano in Sardegna.

Restaurata, consolidata e resa visitabile grazie ad una piazzetta che la sovrasta, la Villa Romana è situata in un punto panoramico con scalinata direttamente sul mare; abbiamo partecipato alla visita guidata con la prof.ssa Maria Spanedda (Presidente del Gruppo Archeologico Kalaritano – GAK), la prima domenica di ottobre 2022.

Sullo sfondo il promontorio della Sella del Diavolo, la città di Cagliari e in primo piano le rocce che affiorano dal mare dove si posano i cormorani.

Dalla terrazza si osservano vari ambienti della Villa Romana non comunicanti tra loro e disposti su due file parallele, a lato due pozzi cilindrici di cui uno sommerso. Il pavimento risulta composto da laterizi di grandi dimensioni, mentre i mattoni usati negli ambienti termali, fanno pensare che l’edificio fosse dotato di un impianto di riscaldamento ad aria calda.

La guida (a destra nella foto insieme alla signora Luisa Mastino Sedda) ci indica a filo d’acqua un reperto quadrangolare, detto bipedalis (di due piedi); il mattone cotto usato dagli antichi Romani, il cui nome deriva dalle sue dimensioni circa 60 × 60 centimetri.

Sul lato ovest sono visibili resti del paramento murario e un ambiente della villa con copertura a botte, il materiale edilizio impiegato è costituito da tufelli in calcare e mattoni legati con calce, un’alternanza regolare di mattoni e piccoli conci in pietra, una tecnica di costruzione a opera mista usata in Sardegna nel III-IV sec d.C.

Tra i materiali impiegati nelle strutture alcune tessere di mosaico (bianco e nero) e frammenti di tegula hamata (frammentaria) frequentemente utilizzata nelle terme. Da qui l’interessante testimonianza su un possibile colore celeste di alcune tessere.

Durante le ricerche è stata recuperata una base di colonna e il frammento di statua maschile in marmo raffigurante Ercole, la divinità venerata quale protettore della casa. Probabilmente nuclei relativi alla villa si conservano al di sotto delle moderne abitazioni edificate a ridosso del monumento.

La prof.ssa Maria Spanedda conferma che questo è un esempio di villa rustica, un vero e proprio centro aggregante, funzionale alla gestione del territorio e alla produzione cerearicola, non si esclude l’uso termale e un’attività di itticoltura.

Probabile anche la presenza di un piccolo porto funzionale alle varie attività, data la conformazione favorevole del litorale, dove tutt’ora trovano riparo alcune barche.

Sulla villa marittima nel ‘500 fu edificato un terrazzamento (ancora visibile) a sostegno di una torre costiera, poi abbattuta negli anni Sessanta.

Fin dagli anni 1999-2000 la villa romana è stata oggetto di indagine scientifica, l’archeologa Patrizia Zuncheddu – curatrice scientifica della Rassegna “INCANTI” – in collaborazione con la responsabile del Patrimonio Archeologico della Soprintendenza di Cagliari dr.ssa Gianfranca Salis e l’Amministrazione comunale di Quartu Sant’Elena hanno puntato su questo progetto, con l’intento di costruire un circuito di valorizzazione del patrimonio storico-archeologico dell’intero territorio quartese, in particolar modo nell’ambito costiero. Un mix di Cultura, Archeologia, Storia, Turismo e Valorizzazione ambientale.

Camminando lungo la spiaggia di Sant’Andrea si incontra anche un bunker da valorizzare, isolato punto di osservazione e difesa durante la Seconda guerra mondiale, ma questa è un’altra storia.

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