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Trento

Relazione della D.I.A.: in Trentino presenti le Mafie Calabresi, nigeriane e albanesi

Il fenomeno era stato previsto trent’anni or sono dai giudici Falcone e Borsellino

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L’analisi sui fenomeni delittuosi condotta dalla D.I.A. nel secondo semestre 2021 sulla base delle evidenze investigative, giudiziarie e di prevenzione, conferma ancora una volta che il modello che ispira le diverse organizzazioni criminali di tipo mafioso appare sempre meno legato a manifestazioni di violenza e diversamente rivolto verso l’infiltrazione economico-finanziaria.

Ciò appare una conferma di quanto era stato previsto trent’anni or sono dai giudici Falcone e Borsellino che avevano fortemente voluto ed avviato quell’“architettura antimafia” di cui la DIA è parte integrante finalizzata a colpire i sodalizi anche sotto il profilo patrimoniale arginandone il riutilizzo dei capitali illecitamente accumulati nell’ambito dei mercati economici per evitarne l’inquinamento.

Una direttrice d’azione importantissima che ha consentito sino ad ora di ridurre drasticamente la capacità criminale delle mafie evitando effetti che altrimenti sarebbero stati disastrosi per il “sistema Paese”.

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Purtrtoppo anche il Trentino non è immune al fenomeno che fino a qualche decennio fa sul nostro territorio era lontano anni luce.

La tendenza delle organizzazioni criminali, soprattutto di tipo mafioso, a riciclare e reinvestire capitali di provenienza illecita al di fuori delle aree d’origine prediligendo i territori caratterizzati da un tessuto economico ricco e sano nel quale i flussi di denaro possono più facilmente diluirsi e insinuarsi nei canali dell’economia reale ha investito anche la nostra provincia di Trento.

Le indagini effettuate negli ultimi anni hanno quindi consentito di rilevare la presenza della criminalità calabrese anche in questa Provincia. È quanto emerso ad esempio dagli esiti dell’operazione “Perfido”conclusa nell’ottobre 2020 con la quale è stata disvelata una proiezione della cosca reggina SERRAINO operante sul territorio attraverso la costituzione di un vero e proprio locale di ‘ndragheta.

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Il sodalizio agiva secondo gli schemi e le modalità operative tipiche delle consorterie mafiose calabresi, dalla creazione di un reticolo di solidi rapporti con imprenditori e amministratori pubblici al ricorso alla forza se ritenuto necessario.

Le investigazioni in Trentino sono state altresì focalizzate sulla ricostruzione delle ramificazioni economiche evidenziando come l’organizzazione fosse riuscita in un primo momento ad assumere il controllo di aziende operanti nell’estrazione del porfido e di altre rocce pregiate per poi estendere la propria influenza anche in altri settori quali il noleggio di macchine e attrezzature edili e il trasporto merci.

A seguito di tale operazione il 16 dicembre 2021 il Commissario del Governo della Provincia di Trento ha disposto il provvedimento di diniego di iscrizione nella “White list” nei confronti di una società, con sede legale in Lona Lases (TN), il cui amministratore è risultato essere un familiare convivente di alcuni soggetti attinti dall’ordinanza di custodia cautelare.

Il principale business criminale risulta il traffico di stupefacenti, agevolato dal passaggio delle rotte di comunicazione con il nord Europa e gestito spesso da criminali di origine balcanica, africana e da gruppi di italiani. Il 12 luglio 2021 la Polizia di Stato di nelle province di Trento e Roma, i Carabinieri hanno eseguito numerosi arresti per associazione di tipo mafioso e altri delitti. Le investigazioni hanno disvelato un sodalizio criminale collegato alla ‘ndrangheta, composto da calabresi dimoranti in provincia di Trento.

Oltre ai settori già risultati infiltrati, resta nevralgico il monitoraggio di quelli della ristorazione, dell’industria alberghiera e delle produzioni eno-gastronomiche.

Come è emerso negli ultimi anni dalle operazioni “Zaghi”, “Juducarien” e “Bombizona” del 2018, “Carthago” e “Sommo poeta” del 2019, nell’ambito delle quali sono stati disarticolati sodalizi multietnici composti da bosniaci, croati, macedoni, maghrebini, nigeriani e italiani.

Trento ha poi concluso nel secondo semestre 2021 l’operazione “Bad Land” nell’ambito della quale è stata eseguita un’ordinanza di custodia autelare nei confronti di 5 soggetti, appartenenti a 2 cellule differenti, una costituita da 2 italiani e l’altra da albanesi e rumeni che gestivano parallelamente nel capoluogo una ramificata attività di spaccio di marijuana e cocaina utilizzando 2 distinti appartamenti come basi logistiche e operative. Lo stupefacente proveniva dall’hinterland milanese dove veniva ‘lavorato’, suddiviso in dosi e confezionato per la successiva attività di spaccio al dettaglio.

Il successivo 13 ottobre 2021 i Carabinieri di Trento hanno eseguito l’operazione “Acqua Verde”, nei confronti di 47 persone tra cui nigeriani, italiani e albanesi ritenuti responsabili di associazione a delinquere finalizzata al traffico e allo spaccio di sostanze stupefacenti.

La complessa attività investigativa ha permesso di individuare e smantellare una fitta rete di spaccio che alimentava le note piazze del capoluogo trentino. Il centro dello smistamento di droga era gestito da un gruppo di romani i quali si rifornivano di sostanza stupefacente dall’Albania attraverso mediatori brindisini e successivamente servendosi dell’organizzazione criminale nigeriana provvedevano a distribuire la droga in tutta la penisola, in particolare, nella zona del Nord-Est.

Lo stupefacente viaggiava anche a bordo di treni ad Alta velocità tramite corrieri nigeriani arruolati all’occorrenza. Il consesso criminale nigeriano organizzava la vendita al dettaglio della “merce” nelle cittadine italiane in particolare a Trento e Bolzano. Le indagini hanno disvelato la figura di un pluripregiudicato già emerso nell’ambito dell’operazione “Tibus”nato e residente a Gela (CL) e di fatto domiciliato a Roma e che svolgeva il ruolo di intermediario tra fornitori brindisini e soggetti stanziati nella capitale.

Infine in tema di criminalità comune nel semestre si cita il sequestro preventivo eseguito il 24 novembre 2021 dai Carabinieri del Nucleo Operativo Ecologico di Trento di una discarica di rifiuti inerti situata in area a tutela ambientale (Parco del Brenta). La discarica già chiusa nel 2006 operava in virtù di 2 distinti provvedimenti autorizzativi risultati essere illegittimi.

Dal 2017 l’area accoglieva rifiuti provenienti per lo più da siti di bonifica situati in Lombardia, Veneto ed Emilia-Romagna i cui campioni sottoposti ad analisi sono risultati in parte non conformi per le finalità di recupero in quanto altamente contaminati. Contestualmente sono stati denunciati alla locale A.G. 4 soggetti ritenuti responsabili di traffico illecito di rifiuti e sono stati sequestrati 4 automezzi d’opera.

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