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L'Editoriale

Crollo lega in Trentino: le colpe partono da lontano

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Giorgia Meloni dopo pochi minuti dalla conferma della vittoria di Fratelli d’Italia ha citato una frase di San Francesco: «Comincia a fare quello che è necessario poi quello che è possibile, e scoprirai che hai fatto l’impossibile»concludendo «È quello che abbiamo fatto noi». La frase citata potrebbe non essere del santo, ma questo poco importa.

Importa invece che gli italiani finalmente siano tornati a votare confermando ancora una volta che non vogliono assolutamente essere governati dalla sinistra. Punto e basta.

Il Partito democratico ha subito un tracollo ovunque ottenendo il peggior risultato della sua storia. Sono concordi ormai tutti nel pensare che è l’intero modello su cui il PD si fonda che va smantellato.

Queste elezioni decretano però un grande altro sconfitto: la Lega di Matteo Salvini che è passata dal 17,4% delle politiche del 2018 e dal 34,3% delle europee del 2019 allo striminzito 8,9%.

In Trentino la Lega nel lontano marzo del 2018 grazie all’uragano Salvini raggiunse il 27%, parte del quale (24%), fu portato in dote alle provinciali di ottobre decretando il successo della Lega e del centrodestra che si insediò così per la prima volta nella storia trentina fra i banchi della giunta del consiglio provinciale della provincia autonoma di Trento.

L’ultima tornata elettorale non ha portato bene al presidente Fugatti, l’11% raggiunto non può che certificare il fallimento del partito di governo trentino. Appare inutile fare un giro di parole e bisogna avere il coraggio di guardare la realtà delle cose. I segnali di un crollo vertiginoso c’erano tutti e ben chiari. 

Per la lega di governo le elezioni del 25 settembre hanno rappresentato una sorta di elezioni di medio termine dove il giudizio dell’elettorato è stato molto negativo. Una perdita di consensi del 13% risulta essere un crollo di entità enorme.

L’insuccesso della Lega mette in crisi l’intera alleanza di centrodestra che ora appare in grossa difficoltà rispetto ad un centro sinistra che si sta ristrutturando e che proprio per il crollo della lega prende fiato e spera di ritornare al potere in Trentino. La vittoria del centrodestra in Trentino non deve ingannare perché in realtà nasconde grossi pericoli per il futuro. L’unico vincitore infatti è Fratelli d’Italia che però senza il sostegno della lega può fare ben poco. 

La sconfitta della lega arriva da lontano, due le cause principali: la distruzione del modello organizzativo dei militanti e le scelte politiche incongruenti con la linea politica e i valori del movimento.

Nel 2020 lasciare in mano all’assessore Mirko Bisesti la segreteria del primo partito trentino e nazionale mentre era occupato a condurre la battaglia contro la pandemia da uno degli assessorati maggiormente presi di mira dall’emergenza sanitaria, è stato il primo errore.

I risultati delle amministrative del capoluogo con il tracollo del centrodestra incapace di arrivare almeno ad un ballottaggio, ne sono stati la diretta conseguenza. Risultato: la lega si è bruciata un giovane come Bisesti che rappresenta il futuro di una lega di governo. La domanda che in molti si sono fatti è scontata: «Non c’era nessun altro da nominare?», anche la risposta appare scontata: «Probabilmente no!» 

Governare non è come stare all’opposizione, per questo la lega avrebbe sin da subito dovuto cercare persone preparate, competenti e motivate per dare continuità alla sua struttura e rioganizzare i militanti che hanno sempre bisogno di nuovi stimoli e sogni.

Da mesi ormai l’emorragia dei militanti che escono dalla lega continua, ma pare che nessuno se ne stia accorgendo. Tra non molto nella lega ci saranno solo colonnelli (pochi) ma senza esercito.

La mancanza di persone capaci, con un certo appeal, e conosciute sul territorio, ha portato anche alla sciagurata scelta di candidare Martina Loss nel collegio del Senato di Trento.

La militante storica della lega ha tentato per due volte di essere eletta in consiglio comunale di Trento senza fortuna, (149 e 50 i voti presi nelle due tornate) diventando senatrice grazie alle elezioni supplettive del 2019 dove anche «Bugs Bunny» sarebbe stato eletto. Ebbene. Come è possibile mettere una candidata così debole nel collegio più a rischio del Trentino? 

Il calo del consenso della lega passa anche da alcuni comportamenti politici quantomeno discutibili e contradditori. La scelta di candidare gli assessori Tonina e Ossanna contro la sua stessa giunta alle elezioni di domenica per Maurizio Fugatti è stato un suicidio politico senza precedenti.

E non è certo servito il dietrofront di Tonina dovuto solo alla telefonata fatta dalla Meloni (che definire incisiva è dir poco) a Matteo Salvini mentre era a Pinzolo dove la futura Premier chiedeva lumi su un’operazione così inusuale e strampalata decisa solo per danneggiare Fratelli d’Italia, ed in particolar modo Alessia Ambrosi. Molti simpatizzanti ed elettori della lega non hanno capito questa operazione.

La fuoriuscita dalla lega in tempi non sospetti delle consigliere provinciali Alessia Ambrosi e Katia Rossato insieme a Daniele Demattè, importante attivista poi diventato consigliere comunale, era solo un campanello di allarme importante che nascondeva il malessere e il disagio di molti.  Nessuno lo ha recepito.

Anche la nomina di Francesca Gerosa, già nominata nel consiglio di amministrazione di A22, a capo di Itea non è stata digerita da molti. La meritocrazia tanto sbandierata da Fugatti è andata a farsi benedire passando da un presidente macellaio (NdR – Salvatore Ghirardini nominato dalla sinistra) ad un agente immobiliare con evidente conflitto di interessi.

Ma la grande mancanza della lega è nella svolta e in un cambiamento tanto sbandierato che, visto il voto di domenica, certifica non essere mai avvenuti. Forse i cittadini trentini avrebbero preferito che parte della “mancetta” dei 180 euro per il caro – energia erogata a tutti, anche ai ricchissimi, fosse investita magari nella lotta contro la droga oppure per  rendere più sicure le nostre strade e palazzi.

E la spiegazione del perché è stato erogato in tutta fretta a pochi giorni dalle elezioni è  stata ancora peggio, della serie insomma la toppa che è ancora peggio del buco. Una dimostrazione di confusione, grande debolezza e insicurezza. 

Su questo fronte la lega ha fallito, come su quello sanitario dove in alcuni momenti il lavoro di Stefania Segnana è stato imbarazzante. 

A compensare per fortuna ci hanno pensato l’assessore Achille Spinelli, Giulia Zanotelli e in parte Mirko Bisesti, che hanno mostrato autorevolezza e preparazione nelle scelte. Rappresentano il futuro di governo della Lega. La domanda è ora se questo futuro ci sarà.

Senza una strategia politica ben chiara dopo il successo del concerto di Vasco Rossi la Lega è arretrata pericolosamente, imborghesendosi e chiudendosi a riccio con i suoi Yes Man. La lega, e bisogna parlare chiaro, non ha più un segretario da un pezzo. 

La clamorosa sottovalutazione di Fratelli d’Italia che stava crescendo a dismisura anche qui in Trentino già da due anni è la ciliegina sulla torta di un comportamento che deve far riflettere alla svelta. Un errore politico che ha riaperto i giochi per le prossime provinciali di ottobre 2023 che erano chiusi da un pezzo.

Invece che suggellare una grande alleanza programmatica con il partito della Meloni che avrebbe rassicurato gli stessi militanti della lega e affossato la sinistra, Fugatti ha preferito correre dietro alla disperazione di quello che resta degli autonomisti. I risultati sono sotto gli occhi di tutti, con una sinistra che ora realizzerà il campolargo insieme alla parte radicale (futura e verdi) e probabilmente ai grillini e al PATT. Una bella gatta da pelare. 

Per la lega ora recuperare qualche punto in percentuale sarà dura. Nei prossimi giorni comincerà il fuggi fuggi generale dal partito, una migrazione verso Fratelli d’Italia che non dovrà che aprire le porte e far entrare gli ex della lega. Per risolvere il problema è necessario avere la consapevolezza che esiste senza nascondersi dietro le sparate e i comportamenti border line di Salvini. Il problema è qui, in Trentino, e devono risolverlo i vertici della Lega.

«L’Italia ha scelto noi e non la tradiremo» – ha concluso Giorgia Meloni dopo la sua elezione. Fugatti faccia altrettanto e non tradisca chi ha avuto fiducia in lui. Se lo farà si dovrà prendere la responsabiltà di aver fatto tornare al potere in Trentino la sinistra. Unica regione d’Italia. 

A cura di Roberto Conci – direttore editoriale

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