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Folla in piazza per Teo Teocoli, Elio e Jury Chechi

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“El piede de dios” (Solferino) con Teo Teocoli e Gabriella Mancini propone la vera storia di Brigitte Lampion, calciatore e gentiluomo.

Un libro scritto a quattro mani dal comico Teo Teocoli e da Gabriella Mancini, storica firma de La Gazzetta dello Sport. “Questo libro nasce un po’ per ripercorrere fatti del passato e sfumarli in un mondo surreale – svela Teo Teocoli – per continuare a giocare con la fantasia. Dalla Spagna a Parigi, per poi arrivare in Italia, tra mille avventure”.

Vengono raccontati i Navigli degli anni Sessanta e Settanta partendo da fatti accaduti, ma romanzandoli. Tra Inter e Milan nascono situazioni che partono da un dettaglio e diventano assurde, ma nascondono anche mezze verità.

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Ma chi è realmente Brigitte Lampion? Certamente molto più di un calciatore (i genitori avrebbero voluto una femmina). Lampion era un sognatore, nato in povertà, salvato dalla passione per il pallone. Lampion insegue il sogno di conquistare gli stadi del mondo indossando i colori di una squadra famosa fino al saluto in tarda età al mondo del calcio.

Tra una imitazione di Celentano e una di Maldini, Teocoli racconta un mondo del pallone che appartiene al passato: “Lo stadio – spiega Teo – era un luogo di grande divertimento, un tempo. Si salutavano gli amici, si vedeva il cielo e si frequentavano i bar dei tifosi milanisti o interisti. Si entrava allo stadio alle 12.30 quando la partita iniziava alle 15 tra una festa e l’altra con i compagni”.

Spazio infine alla musica anni ’60, alla PFM e alla tv di oggi che è “profondamente cambiata, senza show e cabaret, oggi io preferisco i teatri”, ha concluso Teocoli.

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“Mi chiamavano Maesutori” (Baldini e Castoldi) con Elio e l’ex giocatore di baseball, Alessandro Maestri. 

Una passione in comune e tanto divertimento. Elio (leader degli Elio e le Storie Tese, reduce dal successo ai Suoni delle Dolomiti) non è solo un grande musicista e uomo di spettacolo, ma anche un tifoso appassionato, ed ex giocatore, oltre che cronista del baseball.

Alessandro Maestri, ex stella della Nazionale italiana, è invece fra i pochi europei ad aver giocato nel mitico campionato professionistico USA oltre che ad alti livelli in Australia, Giappone, Corea, Messico e infine in Italia. Ed è proprio dal giapponese che deriva Maesutori, nient’altro che il suo cognome tradotto nella lingua del Sol Levante.

La sintesi? Una grande passione per il baseball, destinata ad entusiasmare vecchi tifosi e a coinvolgerne di nuovi. Elio conferma dal palco di Trento: “Il mio merito è stato solo quello di aver invitato Maestri a scrivere il libro. Era una storia talmente bella, che meritava di essere raccontata. Il baseball si presta di più a raccontare storie. Maestri, girando il mondo, credo abbia vissuto delle esperienze invidiabili. Nel baseball io ho incontrato le persone più simpatiche della mia vita, soprattutto facendo le telecronache. Ma anche esteticamente batte tutti. Questo libro è un invito per i giovani a vivere le sconfitte come una possibilità di crescita”.

Secondo Maestri infine, negli Stati Uniti, andare allo stadio è una festa: “Forse per tutti i loro sport, dove si porta anche il cibo allo stadio e ci si diverte. Non succede solo in America ma anche in Asia, dove c’è grandissimo rispetto anche tra rivali”.

“Il diamante è per sempre” (Terre di Mezzo editore) di Mario Salvini, racconta invece dieci storie per avvicinarsi al magnifico mondo del baseball. Un mondo di campioni, nella vita come sul campo. Capaci di abbattere le barriere razziali prima che in ogni altro sport, trasformare il successo personale nel riscatto di intere comunità.

Jackie Robinson, Joe DiMaggio, Yogi Berra, Derek Jeter. Dieci storie di campioni, di ieri e di oggi, simboli del nostro tempo e del mondo dello sport. I protagonisti sono figli di immigrati italiani, afro-americani, sudamericani che si sfidano in uno sport dove fino all’ultimo inning tutto può succedere, un po’ come nella vita.

Salvini sottolinea l’importanza di trasmettere ai giovani la passione per questo sport: “E’ un mondo molto divertente e non noioso, ma soprattutto può dare una possibilità a tutti. Trovo straordinario infine il gioco di squadra, che ti aiuta a crescere”.

Codice Jury (Longanesi) con Juri Chechi. Racconta la nuova vita di Juri dopo molti successi internazionali. In apertura, salutando l’amico Elio dal palco in piazza Duomo, Chechi ha chiesto al pubblico presente un applauso per le comunità delle Marche piegate dall’alluvione.

Dai sei ai trentacinque anni sono stato un ginnasta – ha ricordato – per venti lunghi anni, un campione. Quando ho smesso, potevo diventare nessuno. Per fortuna, questa non è la mia storia. Pensate che significa ottenere la medaglia olimpica e poi smettere. Subito dopo, ho capito però che nella vita quotidiana ci sono aspetti straordinari per i quali vale la pena impegnarci ogni giorno, anche senza ottenere una medaglia”.

Campione olimpico e, nonostante due terribili infortuni e non pochi ostacoli, per oltre un decennio Chechi è stato l’indiscusso dominatore degli anelli, atleta adorato da un’intera nazione. Ritiratosi dalle competizioni è diventato un maestro del metodo calistenico, un training a corpo libero ispirato a tecniche nate nell’antica Grecia e nel suo libro introduce i lettori alla conoscenza e alla pratica della disciplina attraverso un percorso modulare, per il corpo ma anche per la mente.

Questo libro però – ha detto Chechi – è fatto per stare bene con il proprio corpo. L’alimentazione è fondamentale per stare bene. Respirare in modo giusto, serve a vivere meglio. Ma vi posso assicurare che ognuno ha le proprio caratteristiche. Io ho una certa età – sorride – ma riesco ancora ad ottenere ottimi risultati. Terminato il mio impegno in città salirò in Paganella – ha concluso Chechi – dove ho una palestra e un gruppo che lavorerà con me. Ho cambiato idea sull’alimentazione, bisogna essere più attenti e avere più competenze. La combinazione dei giusti alimenti ci darà il gusto per sentirci appagati. Servono tempo e pazienza e tutti possiamo migliorare”.

Ma Juri, ha raccontato anche dell’incontro con due Papi (Giovanni Paolo II e Francesco), dei suoi trofei e dell’aiuto fondamentale dato alla sua palestra.

“Nel mio libro parlo anche di vita e dei miei infortuni. Ho avuto un rapporto difficile con le olimpiadi. Atene mi ha fatto capire che siamo più forti di quello che pensiamo, a volte ci sono medaglie di bronzo che valgono oro”

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