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Valsugana e Primiero

Morte Bruno Paoli, condannati in 4: «Sconsolante stato di incuria e imperizia sulla gestione della sicurezza»

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Le norme di sicurezza sulle piste da sci non sono state rispettate e le responsabilità sono finalmente state chiarite. Si è celebrata ieri presso il tribunale di Trento l’udienza conclusiva del processo penale per la morte di Bruno Paoli, deceduto in seguito ad un incidente sugli sci.

Il giudice, la dott.ssa Marta Schiavo, ha condannato a due anni di reclusione Renzo Gaiga, responsabile per la sicurezza delle piste da sci e Fabrizio Oss, presidente della Panarotta srl, a vario titolo soci della società Panarotta Srl che gestisce le piste del comprensorio trentino, e ad un anno Silvio Dalmaso,  e Gianfranco Mittempergher, dirigenti provinciali del servizio turismo e impianti a fune. Pena sospesa e non menzione per tutti gli imputati. Assolto invece Alberto Pedrotti 

La famiglia della vittima è stata assistita da Giesse Risarcimento Danni, gruppo specializzato nel risarcimento danni con sedi anche a Trento e Bolzano e dall’avv. Marco Mayr del foro di Trento.

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Come si ricorda verso mezzogiorno del 20 gennaio 2018  Bruno Paoli, poliziotto di 48 anni residente a Sant’Orsola Terme, si trovava nel comprensorio della Panarotta a sciare con due dei suoi tre figli. L’intento era quello di trascorrere una spensierata giornata in famiglia, invece il destino purtroppo era in agguato.

All’improvviso, mentre percorreva la pista denominata “Collegamento Malga Rigolor”, un tratto molto semplice classificato come “blu” che si presta ad essere percorso senza particolari problemi, era avvenuto l’irreparabile: nonostante Paoli fosse uno sciatore esperto, aveva perso il controllo degli sci e, sotto gli occhi del figlioletto che lo seguiva, cadendo nella scarpata a bordo pista per circa otto metri sbattendo violentemente la testa contro un sasso.

A nulla era  servito l’immediato l’intervento dell’elisoccorso ed il velocissimo trasporto all’Ospedale Santa Chiara di Trento. Le gravissime lesioni riportate al capo ne avevano comportano prima il coma profondo e dopo due giorni il decesso.

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Immediati, insieme ai soccorsi, anche i rilievi dei forestali e successivamente dei tecnici incaricati dalla procura di Trento che analizzando a più riprese nei dettagli il luogo del sinistro e le altre piste del comprensorio rilevavano la mancanza di reti di protezione non solo nel tratto teatro dell’incidente, ma anche in altri punti delle piste.

Dalla relazione del consulente tecnico incaricato dal pm, la dott.ssa Maria Colpani, che ha svolto indagini attente e approfondite, emergevano anche altre gravi mancanze, tra le quali: segnaletica imprecisa, presenza di pietre sul margine della pista, ceppaie sulla scarpata a valle, addirittura tubi di metallo e cemento non protetti.

Come sottolinea lo stesso consulente: “emerge quindi uno sconsolante stato di incuria e imperizia ove la gestione della sicurezza fa riferimento a metodiche applicate agli albori della pratica dello sci e dove l’inconsapevole sciatore è messo di fronte a situazioni di pericolo occulte anche in piste apparentemente prive di difficoltà tecniche”.

Ad aggravare la posizione della Panarotta Srl e dei suoi soci responsabili della sicurezza, inoltre, il fatto che più volte è stata segnalata, da clienti e autorità, la pericolosità di alcuni tratti delle piste, tra cui anche quello incriminato, dove in passato già altri sciatori avevano subito lesioni a causa dell’assenza di protezioni.

Alle segnalazioni e alle rassicurazioni da parte degli indagati sulla messa in sicurezza delle piste, però, non è mai seguita né nel concreto la realizzazione di quanto necessario per risolvere le problematiche, né la necessaria opera di vigilanza da parte dei dirigenti provinciali addetti alla sicurezza delle piste, fino al tragico epilogo dell’incidente mortale ed il susseguente sequestro degli impianti.

“Ci troviamo di fronte ad una morte inaccettabile – evidenzia Maurizio Cibien, responsabile delle sedi Giesse di Trento e Bolzano – Bruno Paoli è spirato in modo cruento proprio sotto gli occhi dei suoi due giovanissimi figli che saranno sempre segnati dalle immagini quei terribili momenti. La cosa che fa più rabbia è il disinteresse e la superficialità dimostrata su più fronti in materia di sicurezza e la consapevolezza che questa tragedia si sarebbe certamente potuta evitare. Gli imputati sono stati condannati, in solido con i responsabili civili, al risarcimento del danno. Il giudice ha anche concesso una provvisionale immediatamente esecutiva. Dal punto di vista professionale siamo soddisfatti per quanto deciso anche in sede penale, anche se nulla potrà colmare mai la mancanza di un papà, marito, fratello”.

I legali della famiglia della vittima pochi giorni dopo la morte di Bruno Paoli avevano inviato alla società proprietaria degli impianti  una lettera in cui chiedevano risarcimenti che teoricamente sarebbero quantificabili in un milione di euro. Ora in sede civile partirà il processo per i risarcimenti. 

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