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L'Editoriale

Il fenomeno e la vittoria di Giorgia Meloni spiegato in 20 semplici e veritieri punti

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L’Europa sta inesorabilmente virando a destra, e gli Europartiti di sinistra già agitano propagande irreali: popoli in marcia a passo dell’oca, repressione, bavaglio alle Costituzioni, poteri speciali a poteri forti.

Il ridicolo spettro del golpe autoritario investe tutti i partiti del centro destra ma in particolae Fratelli d’Italia la sua Leader.

Una campagna elettorale che la sinistra ha organizzato senza nessun contenuto, se non quello di insultare e sparare a zero sull’avversario. Nel 2018 fu così per Salvini, ora ad essere bersaglio di quel che rimane della povera sinistra è Giorgia Meloni. 

Giorgia Meloni è il fenomeno del momento, e va analizzato sicuramente come novità. Lei sta riuscendo ad unire un pochino tutti, a votarla sono anche quelli del PD delusi, alcuni consiglieri circoscrizionali leghisti di Trento e dei candidati delle amministrative comunali del capoluogo di Forza Italia.

A Pontida molti leghisti ad un certo punto hanno tirato fuori dagli zaini le bandiere di Fratelli d’Italia, e alcuni intervistati dalle tv nazionali hanno spiegato chiaramente: «Siamo qui per incontrare molti amici, ma voteremo la Meloni»

In molti stanno zitti, ma si sa bene che finiranno per votarla anche loro, come succedeva negli anni 70/80 con la vecchia democrazia cristiana.  Nessuno diceva di votarla ma poi in Trentino raggiungeva anche il 70%.

Gli elettori hanno votato tutti i partiti possibili in questi anni. Il risultato è sotto gli occhi di tutti: una società ed una economia sull’orlo del baratro, le paghe e le pensioni dei dipendenti ferme da 20 anni e più, le tasse e la burocrazia in continuo aumento, la natalità ormai in forte regressione, in contro tendenza con l’assistenzialismo e la sussidiarietà. Quelli sono sempre in aumento, perchè sono voti sicuri, vedere il movimento cinque stelle e il reddito di cittadinanza per capire meglio.

Il costo delle materie prime, dei carburanti e del gas ormai alle stelle, una nuova generazione di giovani, alcuni dei quali invertebrati e senza futuro. Una giustizia che fa acqua da tutte le parti, le nostre città ostaggio di bande di criminali nigeriani e di spacciatori nord africani. Insomma, da qualsiasi parte ci giriamo scopriamo un fallimento dietro l’altro e la sensazione che in Italia qualsiasi cosa che tocchiamo sia marcia. 

Forse gli Italiani non saranno tra i paesi europei i più titolati per diplomi appesi al muro, ma sono tutt’altro che babbei. Sanno guardarsi attorno e capire quello che succede, specialmente in un periodo dove la realtà politica si tocca con mano, e incide velocemente, molto più che in passato, sulle nostre vite.

Capita di frequente sentire anche da non addetti ai lavori o politologi, ma semplici cittadini, studenti, massaie e pensionati commenti critici sulle scelte politiche dettati dal senso comune, quel senso comune che nella Comunità Europea non si è smarrito, non c’è mai stato.

Quel senso comune, o buonsenso, che ha fatto di Giorgia Meloni la candidata Presidente del Consiglio più gettonata, perché, caso più unico che raro, non è ricattabile.

Ci sono almeno 20 motivi per spiegare questo fenomeno politico e sostanzialmente perché probabilmente il 30% degli elettori voterà Giorgia Meloni facendola salire a Palazzo Chigi da dominatrice assoluta. La coerenza paga, e lei lo sapeva bene.  E la sua vittoria non sarà merito del cosi detto «voto di protesta», ma di una grande preparazione, competenza, coerenza sua e dei suoi stretti collaboratori.

Andiamo ora ad analizzare i motivi del boom della leader di Fratelli d’Italia. 

Non è fascista. Anzi – Spiacerà sapere a quelli che vedono in FdI i nostalgici di fez, manganelli o olio di ricino (e anche a quelli che lo rimpiangono) che Giorgia Meloni chiuse il congresso con la quale candidava alla guida di Azione Giovani con le parole di un autore non certo noto per essere un conservatore di destra, Francesco Guccini: “…E voi materialisti col vostro chiodo fisso che Dio è morto e l’uomo è solo in questo abisso, la verità cercate per terra da maiali, tenetevi le ghiande, lasciatemi le ali. “(Giorgia Meloni non ha mai fatto mistero di amare anche la musica strumentalizzata dalla sinistra, come Guccini, de André ecc.)

Ecco, in questa strofa echeggia un po’ lo spirito meloniano: guardare sopra, in alto, e oltre. I “qui e ora” non fanno bene ai cittadini, che hanno bisogno di un programma non visionario ma concreto, di lungo periodo, dedicato a questa e alle generazioni future e: “…difendere l’identità italiana come la casa sicura dove allevare i nostri figli e dare loro un futuro di serenità, sicurezza, giustizia e prosperità.”.

Un programma sociale, che ha avvicinato al suo partito i dimenticati della sinistra radical-chic, quelle lavoratrici e lavoratori che non si sentono più rappresentati dai loro precedenti partiti di riferimento, e che ora non sanno nemmeno l’indirizzo delle aree problematiche da ascoltare e su cui intervenire.

È una patriota nel profondo dell’anima. Cosa rara di questi tempi – Se vogliamo proseguire nella pleonastica sfascistizzazione di Giorgia Meloni va detto che la stessa ammise di essere rimasta incantata dal monologo a Sanremo di Roberto Benigni (artista rivendicato come un prodotto della sinistra) sul Risorgimento, preceduto dall’inno nazionale che di lì a poco darà il nome al partito. Monologo di un Benigni che ha sottolineato quanti, soprattutto giovani, sono morti per perché noi potessimo vivere in una vera Patria e non, come affermava Metternich: in una “espressione geografica”.

Sottolinea Giorgia Meloni anche il suo profondo rammarico per la perdita dell’amor patrio, deriso e negato a partire dal secondo dopoguerra, e ciò è stato controproducente per uno sviluppo condiviso dello Stato italiano, i cui effetti sono sotto gli occhi di tutti. “L’unico cambiamento vero sarebbe passare dalla Repubblica del palazzo alla Repubblica degli Italiani, e questo può avvenire solo con una riforma presidenziale della Costituzione…un popolo libero e maturo sceglie ed elegge i propri governanti senza lasciare al Palazzo la possibilità di distorcerne la volontà.” Se questo è pensare reazionario…

È un’integerrima democratica, e rispetta le persone capaci anche di altre aree politiche, purché elette democraticamente – In rapporto allo sviluppo dello Stato Giorgia Meloni non stigmatizza tanto il governo Draghi, uomo che ritiene capace e autorevole, solo, tra molti dubbi non comprende due cose: perché è passato come il governo dei Migliori, e su tutti cita Di Maio (in pratica spara sulla Croce Rossa), e per quale motivo non si è data possibilità al popolo di scegliere i propri rappresentanti. Se queste sono idee antidemocratiche…

Giorgia Meloni il suo pensiero lo esprime chiaramente e di persona anche a Draghi, quando gli rapporta i suoi dubbi circa le intenzioni governative dal momento che il Comandante della nave Italia è cambiato perché l’altro, Conte, stava andando a fare il saluto al Giglio, ma la ciurma è rimasta la stessa. Il dilemma che si è posta è: l’interesse è quello della nazione o quello di alcune capitali europee o extraeuropee? Draghi ha apprezzato la franchezza.

Non è antieuropeista ma non intende svendere la dignità dello Stato agli interessi di altre nazioni della Comunità Europea – La leader di FdI sul governo esprime un altro concetto interessante e minimamente concepito dagli altri leader di partito: Il governo che sogna non è in sé quello di destra, ma quello composto da patrioti. E per patriota intende anche chi non si pone a subalterno dell’Europa, ed in particolare all’asse franco-tedesco ma riportare l’Italia “ad un ruolo di pari dignità”. La sua missione è questa.

Del resto la Meloni non fa mistero di essere convinta che molti stati Europei facciano solo i loro interessi a scapito dell’Italia, e che la visione della sinistra sia quella di considerare gli italiani “..un popolo sotto tutela incapace di autodeterminarsi, che deve accontentarsi di una forma mediata di democrazia..” a cui serve: “…una sorta di azionista occulto con diritto di veto sulle scelte nazionali che ci insegni come redimerci…”.

Crede nella partecipazione collettiva alla rinascita di un’Italia al collasso, e non per colpa dei cittadini – La visione di Giorgia Meloni è quella di un popolo che, ricucita la fiducia in un Governo che li rappresenti realmente, e collabori fattivamente a tirare fuori l’Italia dalla difficile situazione con “un po’ di rinnovato coraggio e amor proprio”. Ricomporre la frattura del Paese. Il mai realizzato NOI, slogan della sinistra, è diventato il suo cavallo di battaglia.

La sua battaglia è anche quella contro la caduta economica dell’Italia con “..una giusta dose di dedizione, serietà e buonsenso. Insieme al coraggio necessario per scardinare un sistema che conviene a pochi, a discapito di tutti gli altri.”.

L’Italia possibile della Meloni è inoltre di sostegno alla famiglia, al lavoro femminile e alla natalità.

Ha una visione sensata sul rilancio economico – Cita Gramsci sulla “questione meridionale”, che considera la più grande ferita nazionale. E nel parlare dello sviluppo del Sud, esclude di essere ancorata ad una vecchia idea: “statalista, assistenzialista, meridionalista”, bensì pensa allo sviluppo del Sud come una “grande riscossa nazionale” degna di un grande popolo, e senza usare atteggiamenti caritatevoli.

Questo, partendo dal presupposto che se si sviluppa il Sud ne trae beneficio tutto il paese. E l’idea è semplice: investire in infrastrutture destinate al meridione il 50% della spesa e non l’attuale 30%, ma abbandonare l’assistenzialismo peloso destinato più ad attrarre consensi che al bene effettivo dei cittadini.

La Leader rivendica come sia FdI sia stato il primo partito a fare un distinguo tra spesa buona e spesa cattiva, argomentando, “tra i rigoristi sostenitori dell’austerità cara all’Unione Europea” e i “Fantakeynesiani” sostenitori del “più si spende meglio è”, che non tutto il deficit è uguale. Perché “uno Stato fa bene a fare deficit se è per realizzare infrastrutture, ammodernare la Nazione, costruire ospedali, mettere in sicurezza il territorio.”. Su questo la Meloni punta il dito, parlando di grave errore quando uno stato fa deficit per spese improduttive tipo il “Bonus diciottenni”.

Intende dare battaglia alla massiccia penetrazione economica di paesi esteri sulle risorse primarie nazionali – Sulle infrastrutture strategiche Giorgia Meloni è molto chiara e diretta al punto: “..in tutte le grandi nazioni esiste una vera e propria cultura della proprietà pubblica, sulle articolazioni vitali all’esistenza stessa dello Stato..” e pone una proposta interessante mutuata da un’idea francese del 1997, creare una “Scuola di Guerra Economica”, per “studiare strategie di difesa del tessuto produttivo nazionale da eventuali aggressioni estere..”.

Dai precedenti governi non è stato considerato prioritario realizzare una idea analoga, e pochi si sono accorti che da anni la Francia ha rafforzato la sua presenza nel tessuto produttivo italiano occupando “..ruoli di primo piano anche nelle aziende e nelle infrastrutture strategiche di recente persino assumendo il controllo della Borsa Italiana..”.

Intende fare giustizia su chi ha svenduto l’Italia e reso sudditi gli italiani di potenze economiche straniere. Introducendo il Presidenzialismo – Su questo il giudizio di Giorgia Meloni è severo, proponendo, se ne avrà la possibilità, una Commissione d’Inchiesta per scoprire chi è stato “…troppo distratto e chi è stato troppo accondiscendente” non escludendo che ne potrà nascere il “più grande scandalo della storia d’Italia”, paragonando quanto da noi avvenuto alla cleptocrazia degli oligarchi russi e citando la prosperità decennale degli “oligarchi nostrani” che nulla hanno restituito alla collettività: “Certa politica ha letteralmente regalato agli amici degli amici interi pezzi di Nazione, ottenendo in cambio finanziamenti e posti di lavoro..” In pratica voti.

L’obbiettivo delle sinistre è chiaro: “ ..continuare a garantire un’Italia a sovranità limitata, per questo la sfida politica attorno al presidenzialismo è in realtà il principale scontro tra patrioti e sinistra..”

Ma la battaglia di FdI non è solo di principio: “..una nazione a sovranità dimezzata come l’Italia è esposta alle ingerenze straniere, è esposta ai capricci del potere economico-finanziario, è debole sul fronte internazionale. Non avere piena sovranità vuol dire assecondare un assetto europeo penalizzante per l’Italia.. e paga in termini di crescita economica, di ricchezza, di posti di lavoro, di dignità e di futuro..”

Intende riprendere in mano il controllo delle infrastrutture strategiche per rafforzare l’efficienza e la dignità del Paese – Interessante su questo il paragone della Meloni: abbiamo inventato il telefono e siamo l’unico paese europeo che non possiede la rete di comunicazioni, abbiamo costruito ponti e strade fin dall’antichità e ora li vediamo cadere.

L’obbiettivo di FdI è chiaro: riottenere il controllo delle infrastrutture strategiche come porti, aeroporti, ferrovie, autostrade, reti di telecomunicazione, idriche, elettriche e digitali. A tutela dell’interesse nazionale. Autarchia fascista? “..Funziona così in tutte le nazioni libere del pianeta”.

La ricetta prosegue con l’idea di portare la banda larga in tutte le zone del paese e potenziare le ferrovie e con linee che raggiungano le aree prive di un “collegamento dignitoso”, anche realizzando il ponte sullo stretto.

Intende potenziare la logistica per aumentare la competitività dello Stato e ottenere, dal punto di vista commerciale un ruolo centrale nel Mediterraneo – Potenziare la logistica fa parte del programma. La Meloni sottolinea come sia mai possibile che un territorio al centro del Mediterraneo non riesca ad intercettare il traffico merci proveniente da Oriente, che preferisce raggiungere porti olandesi piuttosto che impantanarsi nell’arretratezza logistica italiana.

E a proposito di Olanda la presidente di FdI sottolinea come la Fiat FCA si sia delocalizzata prima con sede in Olanda e Regno Unito e ora con Stellantis sia a controllo francese. Lo ritiene uno scandalo, passato sotto silenzio di tutti tranne Fratelli d’Italia, che creerà rischi per migliaia di posti di lavoro e crisi per le imprese dell’indotto.

Intende ridare agli imprenditori la dignità e la fiducia verso le Istituzioni. Con ricette precise – Giorgia Meloni ritiene che colui che fa impresa in Italia sia un eroe “che va sostenuto in ogni modo e non trattato come un delinquente e un evasore”, e lo si può fare con meno tasse, meno pressione fiscale, meno burocrazia e più libertà e rispetto da parte dello Stato.

L’esempio tra i tanti che cita Meloni è “la barbarie dell’inversione dell’onere della prova in ambito tributario”. In Italia la lotta all’evasione è contraria alla logica: se lo Stato sostiene che sei un evasore sei tu che devi provare il contrario. Questa aberrazione per la Meloni è “bullismo di uno Stato debole con i forti e forte con i deboli”.

Non si fa una seria lotta “alle banche che trasferiscono utili e risorse nei paradisi fiscali, le sedi fintamente spostate all’estero, le finte cooperative care alla sinistra, le frodi carosello sull’ IVA delle grandi aziende che distolgono miliardi all’erario” (recente il caso di due colossi della grande distribuzione, francesi, tanto per cambiare) “e contrastando le attività apri-e-chiudi dei cinesi, dei bengalesi e degli extracomunitari in generale. Attività che aprono come funghi, non pagano un Euro di tasse e poi cambiano ragione sociale prima che lo Stato si faccia vivo. Così, le imprese italiane chiudono e quelle straniere aprono”.

La soluzione era già stata proposta da FdI ma sistematicamente bocciata in Parlamento ovvero: “una cauzione per le imprese extracomunitarie come anticipo sulle tasse da pagare”.

Ha idee concrete e fattibili sulla sicurezza – Quindi, “Meno Stato nella sfera privata delle persone e più Stato quando si esce di casa”, perché la sicurezza è una precondizione della libertà.

Perché, si chiede la Meloni, quello stesso Stato che pretende di controllare ogni nostra spesa mediante l’esclusivo uso della moneta elettronica, favorendo così le banche, non controlla anche le piazze dalla criminalità? “Intere parti d’Italia sono zone franche in mano allo spaccio e alla delinquenza, le mafie controllano interi quartieri”. Controllo che può essere operato equipaggiando al meglio le forze dell’ordine, avviando un serio programma con telecamere realmente efficaci e non “politiche” e con l’impiego dell’Esercito, che non spaventa nessuno tranne che delinquenti e pseudopacifisti.

Stesse idee sulla Giustizia – E a proposito di paura secondo la Leader di FdI la Giustizia spaventa più le persone oneste che i criminali. La Meloni parla di equilibri, garantismo nella fase processuale e giustizialista nell’esecuzione della pena perché: “se si stabilisce che sei colpevole la pena la sconti eccome.” Oggi è l’inverso, e la riforma della Giustizia è quantomai necessaria ma va fatta in modo da ridare fiducia ai cittadini e per rispetto dei tanti magistrati che hanno e svolgono il loro compito con grande senso del dovere, prime vittime delle lobbies.

Ha serie proposte su impresa e lavoro – Giorgia Meloni auspica anche una condivisione di intenti tra impresa e lavoro, scevra da logiche conflittuali di certi sindacati. Anche qui le ricette sono precise: stimolare l’azionariato diffuso, promuovere la partecipazione di lavoratori al destino della propria impresa, incrementare le politiche di “welfare aziendale in una stagione in cui gli enti pubblici fanno sempre più fatica a garantire prestazioni sociali di qualità” e rafforzare “il peso della contrattazione legata ai territori e alla dimensione aziendale per superare le rigidità dei contratti nazionali senza smarrire le tutele del lavoro”. Un “Rinascimento partecipativo” degno di una nazione moderna.

È attenta ai bisogni dei lavoratori autonomi e delle partite IVA – I grandi esclusi sono i lavoratori autonomi, le partite IVA, che generano una frattura sociale molto grave tra garantiti e non garantiti. E con il Covid questa tragedia è stata portata alla luce. L’idea quindi è quella “di un sistema di ammortizzatori sociali uguali per tutti, una forma di assegno di disoccupazione per chi ha perso il lavoro, dipendente o autonomo che sia, e un assegno di solidarietà minimo per tutti coloro che non possono lavorare per ragioni oggettive, in sostituzione della formula acchiappavoti e diseducativa del reddito di cittadinanza”.

Ha una visione realistica e priva di sudditanza sulla politica estera, puntando sull’Atlantismo in stretto rapporto con gli USA, ma non ignorando le problematiche legate ai rapporti con Cina e Russia – Chiare anche le idee sulla politica estera, che pur considerata di interesse marginale dalla maggior parte dei cittadini incide direttamente sulla vita di essi. Per Giorgia Meloni occuparsi di politica estera significa “promuovere i tutelare i nostri interessi nazionali” e non tifare per altre potenze economiche. La sintesi è: “comportati da patriota e ti tratteranno come un patriota, comportati da servo e ti tratteranno come un servo”.

Per la Leader di FdI è necessario operare assieme agli USA una serie politica estera volta a contenere il prepotente espansionismo della Cina: “Pechino sembra non avere più limiti, i suoi interessi spaziano dalle materie prime africane e dell’America Latina fino alle infrastrutture strategiche europee come i porti e le ferrovie.” Giorgia Meloni ritiene un grave errore aver delocalizzato molte nostre imprese in Cina, ma più grave è perseverare con una Superpotenza che non gioca con le nostre stesse regole. Per lo stesso motivo è preoccupata per il deterioramento dei rapporti con la Russia, che significa consegnarla tra le braccia cinesi, mossa devastante per gli interessi europei, e l’impasse della guerra esige prese di posizione realistiche, operando per il ripristino della pace senza usare solo toni muscolari.

Ritiene prioritario contrastare (seriamente) il predominio Ottomano sul Mediterraneo e combattere l’integralismo islamico – La preoccupazione della Meloni risiede nella considerazione che un grande Paese come la Turchia sia divenuto in breve tempo un paese islamista sotto l’influenza del Qatar e dei Fratelli Musulmani. Tra le molteplici provocazioni della Turchia Giorgia Meloni cita quella che più ci riguarda in questo periodo di austerità energetica, come le trivellazioni illegali al largo di Cipro ai danni degli interessi italiani. Non manca inoltre di rimarcare come il Paese della Mezzaluna sia promotore di un preoccupante Islam politico, finanziando moschee e centri culturali islamici in tutta Europa, senza che quest’ultima non abbia revocato lo status di candidato all’adesione in UE.

La sua visione del problema dell’immigrazione è tutt’altro che razzista, bensì logico – Il problema per Giorgia Meloni è la mancata restituzione da parte dei paesi occidentali della “stabilità politica e la sovranità economica”, e ciò comporta l’imperversare delle milizie islamiste. Occorre lavorare su questo con obiettivi realistici.

Ritiene il fondamentalismo islamico una seria minaccia da contrastare – Giorgia Meloni ricorda come l’Isis non sia stata sconfitta ma viva nelle cellule terroristiche d’Europa, e nella pericolosa predicazione di molti Imam. La leader sottolinea che le persecuzione dei cristiani “ troppo spesso dimenticati da un’Europa che sembra non avere più un anima, dove il relativismo culturale mette tutto e tutti sullo stesso piano…migliaia di persone rischiano la vita ogni giorno per il semplice fatto di professare una fede..” Per la Meloni non si può più far finta di nulla, anche per rispetto di tutte quelle donne sottomesse dall’Islam salafita, e ricorda come in molte città europee molti quartieri sono governati secondo le leggi coraniche.

È necessario valorizzare la presenza degli italiani all’estero e invertire la tendenza dei giovani ad emigrare per necessità.

Sono quasi sessanta milioni gli oriundi italiani all’estero, la maggior parte nei paesi sudamericani, e guardano con fiducia al nostro paese. “Là, dove c’è un nostro connazionale, c’è un presidio importante di italianità da tutelare e valorizzare.” Madrid coltiva rapporti privilegiati con il loro oriundi mentre l’Italia li trascura del tutto, tranne che sotto elezioni, tradendo chi guarda all’Italia con speranza. Come gli italiani del Venezuela “che lottano contro il regime comunista di Nicolas Maduro” Moltissimi di loro sono fuggiti all’estero, per fame e mancanza di medicine, ma “..sono profughi dimenticati, scomodi per il mainstream, perché sono cristiani, di origine europea, e scappano dal comunismo. Meglio voltarsi dall’altra parte.”

A cura di Roberto Conci – direttore editoriale 

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