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Politica

Il PD: il trasformismo per il potere

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Primo o secondo partito italiano, quanto a suffragi, il Pd rappresenta senza dubbio l’unica vera realtà partitica radicata in tutti i settori più importanti del paese: dai giornali alle tv, dall’associazionismo alle banche.

E’ questo che gli permette di essere al potere, tranne una brevissima parentesi, da ben 10 anni, pur senza mai averne i numeri. Nei governi Monti, Letta, Renzi, Gentiloni, Conte 2 e Draghi, il Pd c’è sempre.

Proviamo a capire il perché, analizzando anzitutto la straordinaria capacità camaleontica di quel partito, a partire dal suo principale antenato: il PCI.

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E’ il 12 novembre 1989, tre giorni dopo la caduta del muro di Berlino e Achille Occhetto, segretario del partito, lancia con perfetto tempismo la svolta della Bolognina. Questo, in sostanza, il messaggio: “Controdine compagni, non possiamo più dirci comunisti. Il comunismo è fallito, ormai è visibile a tutti, dobbiamo cambiare casacca, nome, cognome, indirizzo, simboloprima che sia troppo tardi”.

Wikipedia ricorda che Occhetto “fu il primo segretario comunista ad andare negli Stati Uniti; aveva condannato senza mezzi termini il comunismo cinese; partecipò a Budapest alle esequie di Imre Nagy e dei martiri della rivoluzione ungherese; incontrò Lech Wałęsa, leader dell’opposizione al regime comunista in Polonia”.

Insomma, un vero convertito, autore di una svolta a 360 gradi, simile a quelle del suo più illustre predecessore: quel Palmiro Togliatti che nel 1939 aveva applaudito il patto tra Stalin ed Hitler, per presentarsi poi nel 1945 come il leader del partito “antinazista per eccellenza”.

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Dal PCI al PDS al PD – Occhetto trasforma dunque il PCI in PDS (Partito democratico della sinistra). L’aggettivo “democratico” non è ancora una dichiarazione di sudditanza ai dem americani, quanto una promessa elettorale: bisogna pur far dimenticare agli italiani che si sosteneva, sino a ieri, la ben poco democratica Unione Sovietica.

Del PCI di Occhetto fanno già parte nomi illustri dell’attuale PD: da D’Alema e Fassino a Veltroni, da Bonacini (probabilmente il futuro segretario) a Zingaretti (il segretario del PD prima di Letta)… Tutti ex comunisti transitanti dal PCI al PDS al PD.

Ma non si cambia solo nome del contenitore, mutano anche le idee. Per esempio si passa dall’antieuropeismo viscerale di Palmiro Togliatti al filo europeismo acritico: come non rammentare che il PCI si opponeva all’Europa e alla CED in nome della “sovranità nazionale”, mentre oggi, ogni volta che qualcuno persegue un interesse italiano, viene accusato di “sovranismo”?

Come dimenticare che Alcide De Gasperi è stato a sinistra, per decenni, un mostro, mentre da un po’ di anni è diventato un nobilissimo “padre dell’Europa”?

Finita qui? Per nulla. Il PCI che ha ricevuto per anni finanziamenti stranieri, il famoso “oro di Mosca”, è oggi, come PD, il partito che accusa tutti di essere “putiniani” al soldo di Mosca.

Allo stesso modo il partito che si dichiara “atlantista” a prescindere, è figlio di quello che nel secondo dopoguerra, quando il pericolo per l’Italia era evidente, si opponeva strenuamente all’entrata nella Nato.

Ma il PD è di sinistra? – In mezzo a innumerevoli svolte, capriole, mutamenti di indirizzo e di visione, sarà rimasto almeno qualcosa dell’ideologia della sinistra?

No, anche stavolta tocca deludere le aspettative. Il partito che fu “proletario”, fallito l’accordo con il super borghese Carlo Calenda, va in accoppiata con la liberalissima Emma Bonino, e ha come stella polare un banchiere, che ha lavorato per una banca americana e che nel 1992 ha contribuito alla privatizzazione del patrimonio pubblico italiano.

Europa, Nato, democrazia, America, banche e privatizzazioni: quelle che ieri erano parole impronunciabili, nemici senza se e senza ma, oggi sono il programma del PD, l’ortodossia, il dogma divinamente rivelato.

Proletariato e pace – E’ finita male anche per le due “p” magiche della sinistra, la p di “proletariato” e quella di “pace”.

Quanto alla mitica “prole”, unica ricchezza del lavoratore di un tempo, il Pd è impegnato in prima fila non per aiutare le famiglie, sostenere i figli e i giovani, ma per garantire un aborto il più diffuso e capillare possibile; e se proprio si vuole un figlio, si faccia come Sergio Lo Giudice, senatore PD, che è ricorso all’utero in affitto! Vogliamo o no convertirci al libero mercato, anche per quanto riguarda ovuli, spermatozoi e bambini?

L’altra mitica p è quella di “pace“. Un tempo la sinistra era, per definizione, “pacifista”. Da tempo sappiamo bene che il pacifismo dei compagni era fasullo: si obbediva a Mosca, che voleva presentarsi al mondo come la potenza pacifica contro gli Usa “guerrafondai”. Così il messaggio era il seguente: “noi, filosovietici, siamo per la pace, gli altri sono per la guerra”. Gli avversari politici, a partire da De Gasperi, erano sovente accusati di volere la Terza guerra mondiale!

Ma è da quando il primo post-comunista ha preso il potere, con il governo D’Alema, che comunisti prima e piddini poi, disprezzano il pacifismo. Quando gli Usa chiamarono, nel 1999, D’Alema acconsentì ai bombardamenti Nato sulla Serbia, mentre Giulio Andreotti, fortemente critico verso la conduzione americana del conflitto, si chiedeva se avesse ancora senso la Nato, una volta caduto il comunismo.

Poi l’America ha chiamato di nuovo, nel 2011: il Pd di Giorgio Napolitano è stato in prima linea nel sostenere la legittimità di quel conflitto che ha devastato la Libia, il nord Africa e in parte anche l’Italia. Sembrava necessario, impellente, santo, uccidere Gheddafi, e agli ex sostenitori della guerra come operazione borghese non balenò mai l’idea che ci fossero dietro alla campagna bellica interessi geopolitici ed energetici!

Oggi, riguardo alla guerra in Ucraina, i più convinti oppositori di qualsiasi tentativo negoziale stanno sempre lì, nel PD. E se qualcuno suggerisce che forse, anche per il bene dell’Ucraina, sarebbe bene almeno tentare la via diplomatica, coloro che ieri si vantavano di essere pacifisti, scagliano questa parola come fosse un insulto.

I motivi sono tanti, ma c’è anche quello evidenziato da Francesco Boezi su Il giornale, in un articolo intitolato “Nella filiera delle armi tutte le poltrone sono del Pd”: gli ex pacifisti, oltre a detenere il ministero della difesa, con Lorenzo Guerini, controllano la commissione Difesa del Senato, Difesa e Servizi, Agenzia Industrie Difesa, Leonardo ecc…

Contorsionisti di tutto il mondo, scansatevi, arrivano quelli del PD!

 

 

 

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