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Alto Garda e Ledro

Muore l’orsa F43: la LAV richiede la copia dei verbali delle operazioni

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Photo by Federico Di Dio photography on Unsplash
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Anche LAV vuole chiarezza riguardo al decesso di F43.

“L’orsa F43 è morta a seguito di un tentativo di cattura. Non si tratta del primo caso nella gestione degli orsi della Provincia di Trento: accadde a Daniza nel 2014 e accadde anche nel 2008, quando una giovane orsa annegò nel lago di Molveno in seguito ad un’operazione di telenarcosi.

F43 non è sopravvissuta alle complicazioni conseguenti l’iniezione che avrebbe dovuto sedarla per consentire la sostituzione del radiocollare di cui era dotata dallo scorso anno. 

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L’orsa era considerata “confidente” perché aveva imparato che le aree urbanizzate sono una fonte inesauribile di cibo e per questo motivo le frequentava regolarmente.

Un comportamento indotto dalla presenza in quell’area di cassonetti dei rifiuti non adeguatamente protetti, del quale sono quindi responsabili tutte le amministrazioni provinciali che negli anni si sono succedute senza mai provvedere alla messa in sicurezza delle fonti di cibo di origine antropica.

Se F43 era un’orsa confidente, la responsabilità è esclusivamente di noi umani – dichiara Massimo Vitturi, responsabile LAV, Animali Selvatici la mancata messa in sicurezza dei cassonetti dei rifiuti da parte della Provincia, che in più di 20 anni non è riuscita a completarne la sostituzione con quelli provvisti di dispositivo anti-orso, è di fatto la causa della spregiudicatezza degli orsi che in quei cassonetti identificano una mensa a disposizione, al punto da riuscire a superare la loro innata paura nei confronti dell’uomo.

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Secondo quanto riportato nel comunicato della LAV, “F43 era da tempo oggetto di azioni di dissuasione condotte con l’uso di pallottole di gomma e cani anti-orso, ma è evidente che la prevenzione è l’unica soluzione possibile per evitare la creazione di nuovi orsi confidenti. 

Il ritardo della Provincia nella sostituzione dei cassonetti è la prima, vera, causa dell’avvicinamento degli orsi alle aree urbane; non si vede quindi per quale motivo gli animali debbano essere perseguitati fino alla morte per le inadempienze dell’Amministrazione provinciale.

È risaputo in tutto il mondo scientifico che il controllo delle fonti di alimentazione è il primo compito delle amministrazioni per garantire la sicurezza dei cittadini, evitando allo stesso tempo che gli orsi modifichino i loro comportamenti.

Vogliamo accertare la verità per capire quello che è realmente successo nelle scorse ore, durante le operazioni di cattura dell’orsa, e qualora emergessero delle responsabilità non esiteremo a denunciare – ha proseguito Vitturi. – Vogliamo capire se le procedure si sono svolte correttamente e se il personale veterinario aveva a disposizione tutta la strumentazione d’emergenza per eseguire le importanti operazioni di rianimazione dell’animale in caso di necessità”.

A farsi sentire, successivamente, è anche LNDC Animal Protection.

Ancora un altro orso, in questo caso orsa, vittima di una gestione evidentemente non all’altezza della situazione, approssimativa e inefficace in una Regione che da anni si dimostra problematica per la convivenza con questi splendidi animali”, commenta amareggiata Piera Rosati – Presidente LNDC Animal Protection.

“Sono tanti gli orsi che abbiamo pianto in questi anni: Daniza, JJ4, KJ2, ultimamente un cucciolo di orso investito e lasciato morire sull’asfalto e M49 ancora sofferente e rinchiuso in cattività.  Purtroppo dobbiamo constatare che la vita degli orsi è in costante pericolo per una incapacità dell’uomo di convivere pacificamente dopo aver invaso i territori che dovrebbero appartenere di diritto alla fauna selvatica.”

Tramite i nostri legali faremo tutte le valutazioni del caso per capire qual è la strada migliore per fare chiarezza su questa ennesima morte di un animale la cui unica colpa era quella di vivere la sua vita, nel suo habitat. Probabilmente si sarà trattato, come dichiarato, di un incidente, ma vogliamo andare a fondo e capire bene cosa è stato fatto e come, visto che la Provincia di Trento ha sempre dimostrato poca tolleranza verso gli orsi che popolano i boschi”, conclude Rosati.

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