Connect with us
Pubblicità

Valsugana e Primiero

Da Grigno a Tokyo: il desiderio di creare ponti di Ludovico Minati, tra elettronica, fisica e neuroscienze

Pubblicato

-

Pubblicità

Pubblicità

Il clima torrido che ci accompagna in queste settimane in Italia è il medesimo del Giappone, in particolare a Tokyo, dove 30-35 °C di temperatura e umidità elevata sono da sempre la norma in estate.

È questa la prima domanda che vogliamo porre a Ludovico Minati, originario di Grigno (classe 1983), che dall’agosto 2021 è rientrato come professore associato al Tokyo Institute of Technology.

Il suo avanti-indietro dal Giappone è iniziato nel 2016, inizialmente nel contesto di collaborazioni che hanno visto coinvolte anche l’Università di Trento e la Fondazione Bruno Kessler (FBK).

Pubblicità
Pubblicità

Creare ponti tra luoghi, culture e modi di lavorare diversi è una predisposizione che ha caratterizzato tutto il suo percorso di lavoro e vita, con la convinzione che la collaborazione permetta di ottenere risultati sempre ben superiori alla somma delle parti.

Mettendo a frutto anni di studio all’estero in discipline diverse ma strettamente correlate, ossia elettronica-informatica, fisica e neuroscienze, Ludovico ha accompagnato in Trentino visitatori dall’estero interessati alla collaborazione scientifica e a creare legami umani e culturali, tra differenti modi di pensare.

Saper interagire con culture e paesi molto diversi tra loro presuppone una grande dote che risulta dal tuo curriculum complesso e forse frainteso, qualcuno direbbe disorientante?

Pubblicità
Pubblicità

“Effettivamente i miei studi e ambiti di ricerca abbracciano diverse discipline. Ma mentirei se dicessi che è tutto pianificato. Al contrario, il mio percorso di crescita è stato una lunga sequenza di approssimazioni successive, tessendo ogni volta nuovi collegamenti tra temi solo all’apparenza distanti. Il mio invito è di non aver paura a crearsi un’identità complessa, perché i tempi turbolenti che stiamo vivendo porteranno a valorizzarla sempre più. Anche se il prezzo da pagare può essere alto, bisogna avere il coraggio di cercare se stessi varcando i tradizionali confini tra ambiti diversi”.

Puoi riassumere le tue esperienze di lavoro più significative?

“Più di vent’anni fa, all’inizio della mia carriera, ancora adolescente, avevo collaborato con uno spin-off a Trento nato dall’allora IRST. E’ stata un’esperienza che ha tracciato i contorni iniziali della mia personalità in modo intenso, grazie all’ispirazione ricevuta da diverse persone circa l’unire elettronica e neuroscienze. 

Poi sono approdato all’Istituto Neurologico “Carlo Besta” di Milano, a cui sono rimasto legato praticamente per un decennio, sviluppando un’immensa curiosità per il cervello, visto inizialmente con gli occhi da informatico e solo successivamente da fisico e neuroscienziato.
Ho poi lavorato in ambienti piuttosto diversi e per me culturalmente significativi, tra cui l’Università del Sussex in Inghilterra, il Centro Mente/Cervello dell’Università di Trento, l’Accademia Polacca delle Scienze a Cracovia e infine l’Istituto giapponese dove mi trovo ora.

Penso che il saper mettere in discussione ogni volta la propria identità, intesa come modo di ragionare e percepire il significato esistenziale del proprio lavoro e pensiero, sia davvero importante. Proprio questo mi ha portato a non smettere mai di aver sete di nuovi mondi. Istintivamente abbiamo paura del cambiamento, ma alla fine diventa una sorta di dipendenza, perché ci si rende sempre più conto del rischio dell’assenza di cambiamento…

Poi hai creato una tua start-up, giusto?

“Diciamo che la mia costante voglia di concretezza mi ha portato a unire questi incarichi di ricerca a tante collaborazioni con aziende, quasi sempre all’estero. Devo dire che è stato molto arricchente perché il modo di produrre e fruire conoscenza è diverso tra accademia e industria.

In Giappone vivo quotidianamente il fatto che lo scambio di saperi sia sempre più reciproco e bidirezionale tra questi due mondi: non si tratta affatto solamente di cercare applicazioni, ma anche e soprattutto di conciliare e nutrire vicendevolmente modi e stili di pensare e gestire.

Sono sempre stato molto legato al nord-est del nostro Paese, e nelle mie collaborazioni internazionali ho spesso potuto contare sul supporto di realtà locali, soprattutto in Veneto, in grado di esprimere altissimi livelli tecnologici nella progettazione e realizzazione di schede elettroniche”.

Esattamente di cosa ti occupi?

“Studio un tipo particolare di circuiti elettronici, cosiddetti non lineari. Si tratta di usare in modo molto fuori dal comune circuiti molto semplici ed elementari, ad esempio basati su singoli transistor, che danno origine a comportamenti estremamente complessi (come il caos), richiamando quello che si osserva nel cervello. Sono fiero del fatto che alcuni di questi circuiti portino il mio nome.

Mi occupo nella fattispecie di studiare reti di questi circuiti, e di come possano essere usate per risolvere in modo nuovo problemi quali il raccogliere misure da grandi numeri di sensori, controllare il cammino di robot in modi ispirati dalla biologia, e scoprire informazioni significative in enormi moli di dati. Si tratta in buona sostanza di cercare modi nuovi di elaborare l’informazione senza dover scrivere un programma, prendendo ispirazione dalla complessità della Natura.

Più nel concreto, oggi come oggi il mio lavoro riguarda alcune tecnologie fondamentali per le nuove reti 5G. Si tratta di cercare modi nuovi di controllare e rendere quasi ideale il comportamento di componenti, ad esempio amplificatori radio, economici e quindi imperfetti. Questo approccio è stato molto sviluppato qui in Giappone negli scorsi decenni ed si è rivelato fondamentale ad esempio per i lettori per dischi ottici, che ci hanno accompagnato per anni.
Anche se ogni tanto mi chiedo se abbiamo davvero così tanto da dirci da aver bisogno dell’enorme banda che il 5G ci offre!  Nel dubbio, continuo a fare ricerca anche sulle reti cerebrali…”

Considerando la tua esperienza professionale, come si vive e lavora in Giappone?

“Per incominciare voglio dire che Italia e Giappone sono paesi culturalmente molto interconnessi, che tendono a idealizzarsi a vicenda: tante persone in Italia hanno una visione fiabesca di questo paese e viceversa. La realtà ovviamente è molto più complessa in entrambi i casi.

Giappone e Italia hanno in comune alcuni pilastri sociali tra cui la centralità della famiglia, il rispetto nelle gerarchie dei più anziani e una certa innata resistenza al cambiamento, ma posso dire che si tende a sottovalutare le profonde diversità nel sistema di pensiero. Ad esempio, la cultura industriale giapponese si fonda spesso su processi d’innovazione e cambiamento svolti in modo pervasivo e collettivo, talvolta molto lenti e persistenti, più che sulla creatività di singole persone.  Al tempo stesso, si fa molto affidamento sulla comunicazione implicita, su tutta una serie di equilibri e convenzioni sociali che ambiscono a prevenire le situazioni di tensione, che invece noi per carattere siamo spesso portati a risolvere esplicitamente e addirittura a cercare.

Questa eleganza, quasi etica mi verrebbe da dire, dell’implicito la ritroviamo molto anche nella loro arte (pensiamo al wabi-sabi), foriera di grande bellezza ma nel contempo di profonda solitudine. La forma diventa sostanza, e la sostanza diventa forma, in un unicum difficile da comprendere a fondo.
La cultura e il carattere delle organizzazioni giapponesi (pensiamo ai principi del lean management e del Kaizen, per esempio) hanno portato questo paese a sviluppare alcuni dei processi industriali migliori al mondo, e prodotti di una qualità tecnica mai raggiunta da nessun altro. La passione, dedizione e abnegazione che vi sono dietro si ritrovano anche nel loro artigianato tradizionale. Al tempo stesso, le medesime caratteristiche hanno reso difficile l’adattarsi a un mondo sempre più sfuggente.  Possiamo forse dire che il Giappone stia ancora cercando una nuova capacità di osare e rischiare di più, anche a costo di commettere errori.

Vorrei anche aggiungere che molto peculiare è il rapporto con la Natura: nei secoli, tifoni e terremoti hanno insegnato l’umiltà e il senso di caducità (che celebrano tradizionalmente osservando la breve fioritura dei ciliegi e che ritroviamo nel loro bisogno di demolire e ricostruire continuamente), e anche una notevole serie di tecniche ingegneristiche che conferiscono enorme resilienza e che avremo da considerare, date le nuove sfide di un clima sempre più brutale”.

Poi è arrivata la pandemia, quali gli effetti per un ricercatore?

“Ovviamente è stato terribile, come per tanti altri ambiti. Ma preferisco concentrarmi sul fatto che sia incredibilmente complesso. Ciò che è meno ovvio sono le conseguenze a medio-lungo termine, ancora non ben note.
Da un lato c’è stata un’accelerazione incredibile nello sviluppo di collaborazioni totalmente a distanza, con gruppi di lavoro virtuali fatti da persone che non si sono mai incontrate ma che riescono a produrre risultati di prim’ordine. Positivo è stato l’impulso dato allo sviluppo di talune nuove biotecnologie, ancora poco visibili ma che in futuro potranno liberarci anche da altri mali.

Dall’altro, credo che stiamo molto sottovalutando il trauma culturale che la pandemia ha inflitto a tanti livelli, dal locale al globale.  Pensiamo all’impatto su orchestre, compagnie teatrali, librerie, ossia sulla Cultura in generale, oggi più che mai sottovalutata nel suo fondamentale ruolo sociale e identitario.

E non possiamo dimenticare l’impatto tremendo sull’educazione in tutte le fasce di età, a livello non solo di capacità relazionali-umane, ma anche dell’aver reso impossibile la sperimentazione concreta, usando le proprie mani (vuoi giocando in un parco o in un laboratorio di fisica), portando a un’esistenza virtuale non scelta ma subita. Quali le implicazioni sulle possibilità di rimanere competitivi nel futuro a medio-lungo termine? Ci vorranno decenni per rendersene davvero conto, dobbiamo esserne consapevoli e correre ai ripari senza dare nulla per scontato”.

Ora che vivi in Giappone, quali sensazioni restano dentro di te del tuo paese?

Provo un misto davvero irrisolto di affetto, stima, nostalgia e sincera amarezza. Non dimentico affatto l’imprinting culturale e umano, che l’Italia e la realtà trentina mi hanno dato, anzi, questo colora ogni mia azione quotidiana qui. E continuo a pubblicare ricerche insieme a coautori che spaziano da Trento a Catania, miei insostituibili mentori oltre che amici.

Ma, così come dimostrano le storie di tanti altri, non è facile in Italia trovare un contesto stabile per una figura complessa come la mia, nonostante la stima e il supporto di tanti. E quindi anche per questo la mia vita recente è stata un continuo partire e tornare. Ricordo con particolare nostalgia il mio “pensatoio” e laboratorio creato nella casa di Grigno con strumentazioni e libri racimolati in giro per il mondo. Lì ho invitato collaboratori e clienti dagli Stati Uniti, Inghilterra e Giappone, trovando sempre un luogo di grande tranquillità e bellezza dove fare innovazione!”

Che insegnamento si può dedurre da tutto questo?

“Più che parlare dei miei studi, voglio provare a dire qualcosa riguardo a quello che sento circa lo spirito di questo territorio a cui sono molto legato, anche se non voglio farmi troppo interprete di una realtà che altre persone vivono ben più a fondo di me.

Secondo me, luoghi come la Bassa Valsugana conservano caratteristiche che non si trovano facilmente altrove: la natura delicata e le montagne così vicine al punto tale da proteggere e minacciare al tempo stesso, la storia complessa come terra di confine, un’identità irrisolta che ha spinto due miei amici americani a farmi molte domande inaspettate. Ad esempio, come mai a Grigno sembrano più percepibili alcuni segni del passato come le trincee, le scritte in tedesco sugli edifici, i simboli degli Asburgo, rispetto a Trento?

Sono questi fattori, insieme a ricordi sin da bambino d’iniziative culturali uniche anche nella loro accessibilità e vicinanza personale, come il Complesso Corelli a Borgo, Arte Sella e Castel Ivano Incontri ai tempi del prof. Staudacher,  che hanno forgiato la mia percezione di questi luoghi.

Per contro, esistono delle forze che spingono ad andare via perché manca qualcosa di vitale, salvo poi voler ritornare di nuovo, intrappolati tra un passato e un ipotetico futuro in una dualità che ricorda lo yin e yang. La sensazione per me è che siano luoghi splendidi dove tornare, ma che non riescano per adesso a essere luoghi dove poter davvero stare, anche se ho fiducia che lo possano diventare”.

Perché i tuoi colleghi dall’estero trovano attraente il territorio della Bassa Valsugana?

“Oltre a Grigno, i territori di Levico, Borgo Valsugana, Primolano, Cismon, Castel Tesino, ad esempio, hanno davvero affascinato i miei amici d’oltreoceano e del Sol Levante, per questa peculiarità che merita una riflessione. Luoghi capaci di essere forieri di rara bellezza non solo naturale ma anche culturale, nonostante alcuni di essi abbiano vissuto una fase d’industrializzazione eccessiva perché considerati marginali.

Credo onestamente che questi luoghi siano stati ultimamente un po’ sottovalutati nella loro capacità di accogliere eventi e iniziative di cultura da tutto il mondo, e con questo non mi riferisco solo a grandi incontri e conferenze ma anche a singoli, o piccoli gruppi di lavoro, che cercano sempre più luoghi dover poter avere ispirazione e innovare. Un po’ legato a quello che talvolta si chiama nomadismo digitale. Oggi più che mai anche grazie alla sofferta eredità della pandemia, accanto all’agricoltura, artigianato e nuove attività, secondo me un paese come ad esempio Grigno può diventare un luogo di pensiero, capace di attrarre innovazione e di diventare un punto d’incontro.

Si tratta di trovare una visione unica, di osare proponendo infrastrutture che non siano solo di ospitalità e turismo ma anche spazi di lavoro e collaborazione attraenti, e laboratori già pronti, ad esempio con prototipazione rapida in stampa 3D, laboratori attrezzati di sviluppo e sperimentazione per elettronica e robotica, anche infrastrutture locali di calcolo per coloro che si occupano d’intelligenza artificiale o biotecnologia, visto che l’energia idroelettrica da noi è a portata di mano. Se solo avessi i fondi…”

Pubblicità
Pubblicità
Pubblicità
Pubblicità
Pubblicità
Pubblicità
Pubblicità
Pubblicità

  • Pubblicità
    Pubblicità
Trento2 ore fa

Festival dello Sport: 50 mila presenze decretano il successo della quinta edizione

Trento4 ore fa

Aggredisce i carabinieri in Piazza Dante, arrestato 36 enne tunisino pluripregiudicato

Trento5 ore fa

Prima riunione del neo costituito tavolo di confronto tra Assessorato e Ordine delle Professioni Infermieristiche

Val di Non – Sole – Paganella5 ore fa

Che successo le mostre estive di Predaia: per due mesi Coredo è stata la “capitale” dell’arte e della cultura

Trento5 ore fa

Coronavirus: non si arrestano i contagi in Trentino, nelle ultime 24 ore sono 779

Le ultime dal Web5 ore fa

«I vecchi devono stare a casa fermi, immobili, e non devono votare». è bufera su Giulia Torelli – IL VIDEO

Val di Non – Sole – Paganella6 ore fa

La patata, prodotto povero della dieta contadina, diventa la “reginetta della festa” a Ronzone

Trento6 ore fa

Loris Puleo, il pallavolista trapiantato campione europeo, ringraziato a palazzo Geremia

Fiemme, Fassa e Cembra6 ore fa

«Posatori per un giorno»: a Fornace un progetto per far conoscere a scuola il mondo del porfido e delle cave

Rovereto e Vallagarina6 ore fa

Ala: il primo di ottobre «Palazzi aperti»

Trento6 ore fa

Parcheggio pertinenziale di piazza Centa, ripresi i lavori

Trento7 ore fa

Riduzione fondi: associazione Famiglie Tossicodipendenti classificata come dormitorio

Arte e Cultura7 ore fa

Ultimi giorni per la mostra: «La contemporaneità della tradizione. Sguardi sulle comunità cimbra, ladina e mòchena»

L'Editoriale7 ore fa

Crollo lega in Trentino: le colpe partono da lontano

Valsugana e Primiero8 ore fa

Cade e perde conoscenza mentre è in cerca di funghi sul Ceramonte: 65 enne in elicottero al Santa Chiara

  • Pubblicità
    Pubblicità
  • Pubblicità
    Pubblicità

Archivi

  • Pubblicità
    Pubblicità

Categorie

ISCRIVITI ALLA NEWSLETTER

di tendenza