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Io la penso così…

«Body shaming»: una discriminazione quotidiana che passa sotto silenzio

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 Egregio direttore,

prendo spunto da questa notizia per invitare ad aprire una seria riflessione, dove nessuno fino ad oggi ha preso in reale e concreto esame il problema della discriminazione sociale rivolta alle persone obese, a parte qualche raro gruppo di sostegno contro il “body shaming”.

A Verona questo pover’uomo che ha dovuto lottare nella sua vita con malattie e disagi sociali, si è visto perfino rifiutare la possibilità di una cremazione in quanto la bara “speciale” che lo avrebbe contenuto, non entrava nella bocca del forno crematorio. Non poteva nemmeno stare in un loculo, date le dimensioni standard degli stessi ma obbligatoriamente è stato costretto ad essere inumato a terra.

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Oggi come oggi si difendono i diritti dei più deboli, delle comunità Lgbt, si parla di pari diritti di genere, non si può più pronunciare un determinato termine usato per centinaia di anni per definire una persona di colore, perchè considerata dispregiativa e oltraggiosa alla sua dignità e non si ha un minimo di riguardo nei confronti delle persone che per la loro condizione fisica  si ritrovano quotidianamente a combattere contro l’obesità.

Non vengano poi a dire “psicologi pressapochisti” che l’obesità è una questione di bassa autostima o di sindrome depressiva, perchè in moltissimi casi sussistono diversi altri motivi che sconfinano dall’uso obbligato di certe categorie di farmaci (antipertensivi ad esempio) a personali condizioni metaboliche e genetiche che possono condurre all’obesità.

In altri casi ancora, queste persone  dimostrano paradossalmente di amare fin troppo la vita e i suoi piaceri e sono portati a vivere ahimè degli eccessi, e come qualsiasi eccesso sempre dannoso, ma comunque  nessuno -al di là di un’ eventuale diagnosi clinica seria-  ha il diritto di entrare nella vita privata degli altri per dare un giudizio e lanciare l’indice contro. Tutti, famigliari, parenti e amici  si professano a quel punto medici e nutrizionisti e tutti si arrogano ingiustamente il diritto di dire la loro.

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Jung insegnava che lanciando l’indice puntato “contro” con la mano a qualcuno, altre tre dita vengono rivolte verso se stessi nel pugno chiuso,  il che significa che si critica l’obesità non solo per le problematiche che questa putroppo procura a livello metabolico e questo è innegabile,  ma il più delle volte al di fuori dell’ambito clinico, si sconfina in una condizione di vera “grassofobia”, una condizione ed espressione comune che porta ad escludere le persone grasse da diverse possibilità di interazione sociale, dai mezzi di trasporto, alla possibilità di potersi vestire normalmente come qualsiasi persona normo peso, se non facendosi fare i capi d’abbigliamento su misura, a non potersi sedere su una sedia chiusa ai lati in un locale o in una sala d’aspetto per non rimanervi incastrati.

Nei negozi d’abbigliamento e ancor meno nelle boutique, quasi mai queste persone trovano abiti o vestiario che possa essere adeguato alla loro necessità e questo diventa per una persona over-size fonte di reale frustrazione e disagio emotivo.

Vengono discriminati anche in campo sanitario dove per esempio, non possono fare una Risonanza magnetica ai vasi del collo, (Angio Rm) perchè non possono essere inseriti nel macchinario preposto, “se non sono normo peso o poco più,” essendo tale strumentazione studiata e costruita solo per i normo peso e anche alcuni medici hanno una specie di riluttanza interlocutiva nei confronti di chi è obeso, esprimendo molte volte considerazioni prive di “contenuto diplomatico”. 

Laddove in rari centri medici esistono i macchinari aperti “a panino” per effettuare la RM dedicata ai claustrofobici, non viene per altro eseguito quel tipo specifico di esame! Ma non solo: nelle cliniche e negli ospedali i camici usati per condurre un paziente in sala operatoria o a una visita specialistica, sono di “misure standard” e creano serio imbarazzo quando devono essere indossate da un paziente over-size, lasciando scoperta la parte dove non splende mai il sole!

Lo stigma sociale è ormai diventato di moda sui social che reclamizzano prodotti per dimagrire, sponsorizzati da influencer che dettano legge nel cervello degli imbecilli, che vivono e proiettano di conseguenza disprezzo nei confronti delle persone grasse, oltre ad una cultura discriminatoria profondamente radicata e bullizzante, che accompagna ormai da decenni sul piano sociale uno stigma intollerabile in una società civile.

Inoltre per effetto del fenomeno psicologico della “proiezione” scatta nei confronti delle persone obese una vera fobia in quanto i “sentenzianti” nutrono il terrore di immaginarsi proiettati in tali condizioni.

Ecco il perché di tanta “ferocia” nel criticare per partito preso le persone obese.   Ci sono persone che non si relazionerebbero mai con una persona obesa quasi fosse infettiva e avrebbero inoltre vergogna nel presentarla in famiglia o agli amici.

E’ ora che le comunità che si battono per i diritti civili, prendano in serio esame anche questa categoria di persone che ha diritto di vivere con rispetto e considerazione come ogni altro gruppo sociale che rispetta il vivere comune.

Inoltre le aziende che producono abbigliamento (a parte qualche rarissima eccezione esistente), inizino a dare il buon esempio, dando la possibilità a chi veste oltre la taglia xxl (conformata), di trovare quanto desiderano, per soddisfare il loro diritto a potersi vestire come gli altri, senza costringere nessuno a fare estenuanti e molte volte infruttuose ricerche in internet per soddisfare le loro necessità, che alla fine presentano sempre molte limitazioni di scelta.

Adriano Bertolasi – Trento

Potete inviare le email al direttore da inserire nella rubrica «io la penso così» scrivendo a: [email protected] – La vostra opinione conta, sempre….)

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