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Trento

Tutti animalisti con gli orsi degli altri

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Photo by Federico Di Dio photography on Unsplash
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Dire che il progetto Life Ursus sia stato un fallimento, è forse qualcosa di un po’ estremo. Tuttavia non si può negare che non sia stato nemmeno un grande successo.

Ricapitoliamo: nel 1999, per salvare il piccolo nucleo di orsi sopravvissuti da un’ormai inevitabile estinzione, il Parco Adamello Brenta con la Provincia Autonoma di Trento e l’Istituto Nazionale della Fauna Selvatica ed usufruendo di un finanziamento dell’Unione Europea, ha dato avvio al progetto Life Ursus: un progetto finalizzato alla ricostituzione di un nucleo vitale di orsi nelle Alpi Centrali tramite il rilascio di alcuni individui provenienti dalla Slovenia.

Dopo aver controllato fattibilità, caratteristiche ambientali e aspetti socio–economici, tra il 1999 e il 2002 sono stati rilasciati 10 orsi, nati in libertà in Slovenia meridionale. La maggior parte di essi si adattò bene al nuovo territorio.

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La popolazione locale non era esattamente entusiasta ma, all’epoca, circa il 70% si era dichiarato a favore di questo progetto. E – diciamolo – sulla carta questo è davvero un progetto ambizioso, di quelli che se volgono poi al successo possono essere ricordati e lodati in futuro.

Tuttavia, ora siamo nel 2022 e a fare due calcoli… la situazione orso è stata davvero sottovalutata. Fino a due anni dall’inizio di Life Ursus, in Trentino erano presenti solo tre orsi e la specie era stata dichiarata “biologicamente estinta”. Chiaro che – ingenuamente – tre persone su quattro fossero favorevoli alla reintroduzione di questi plantigradi. Mai abituati a convivere con questi animali, gli abitanti a favore non hanno realizzato e nemmeno valutato (e come avrebbero potuto?) le possibili conseguenze.

Le cucciolate si sono susseguite e, dai pochi esemplari presenti, ora si è arrivati ad oltre cento. E sono iniziati i problemi di convivenza con questi animali che – a volte – sanno diventare una presenza scomoda per non dire pericolosa.

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Per anni – a parte qualche raro episodio di incursioni in pollai e allevamenti di animali – tutto è andato per il meglio. Poi, con l’aumento del numero di orsi, hanno iniziato ad aumentare anche gli animali uccisi e si sono avuti i primi problemi con l’uomo.

Non serve raccontare nuovamente le conseguenze che ci sono state per alcuni dei soggetti problematici (che sono circa una ventina dal 2005), ma servirebbe farsi un esame di coscienza sul come un progetto brillante e ambizioso abbia creato una problematica importante per gli abitanti del Trentino.

Non è giusto che questi animali vengano spostati e controllati (che sia chiuderli nel Centro faunistico del Casteller a Trento o abbatterli), perché di fatto sono animali e non giocattoli. Tuttavia non è neanche giusto mettere in croce gli abitanti della regione ed i turisti che vengono per passare le proprie vacanze in tranquillità.

Ora è difficile anche pensare di andare a fare una camminata in montagna soprattutto da soli… tra lupi e orsi si sta creando una tensione non indifferente.

Tra l’altro, non è nemmeno giusto minacciare di boicottare la regione. Guarda caso, chi spesso protesta e protegge a spada tratta anche i soggetti più problematici e aggressivi, sono persone che vivono ben lontane dal Trentino e dalle problematiche che gli abitanti devono affrontare ogni giorno. Come può, qualcuno che vive in riva al mare, comprendere i limiti con cui la popolazione trentina deve convivere?

È facile associare l’immagine del simpatico orsacchiotto di peluche al plantigrado in carne e ossa se non si ha mai avuto occasione di vederne uno anche solo da lontano.

La convivenza non è così semplice: non si tratta di animali educabili e di conseguenza non è possibile insegnare loro che l’uomo non è automaticamente un pericolo e che non va a cercarsi la situazione pericolosa di proposito. Facile andare a proteggere i diritti di orsi che devastano pollai, arnie e stalle quando si sta al sicuro dall’altra parte dello Stato e quando non si deve fare la conta dei danni. Ed è altrettanto facile convincersi che gli orsi sono tutti uguali: errore madornale, gli orsi sloveni risultano essere molto più aggressivi degli orsi presenti in Italia, come ad esempio l’orso bruno marsicano presente in Abruzzo.

Gli orsi presenti in regione non sono Yogi e Bubu. Sono orsi veri, attaccano se hanno dei cuccioli, non vanno alla ricerca di affetto e se hanno fame non si curano di steccati e confini. Il progetto Life Ursus non è stato un disastro ma ha messo inconsciamente le basi per numerose problematiche legate alla presenza di troppi orsi in regione. Se la convivenza riesce ad essere pacifica, problemi non ce ne sono, ma se ci si deve sentire in pericolo ogni qualvolta si va a fare una passeggiata, forse bisogna pensare ad un modo per tutelare al meglio gli abitanti della regione.

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