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Politica

Istituto Cattaneo: l’Italia è tutta di centro destra

La ricerca definisce il perimetro dei seggi dopo la rottura Letta – Calenda. Per la sinistra una vera caporetto

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«Siamo Pronti. Il nostro governo sarà ovviamente un governo politico, legittimato dal voto popolare, e porrà fine alla lunga stagione dei tecnici e dei premier che nessun italiano ha mai votato». Nella frase di Giorgia Meloni, probabile primo premier donna della storia italiana, c’è il motivo fondante della forte «incazzatura» degli italiani costretti per anni a digerire governi strampalati formati da personaggi incompetenti e in certi casi inquietanti.

Questo sentimento il 25 settembre si tradurrà in un forte consenso per il centrodestra, e soprattutto per Fratelli d’Italia, che in fatto di coerenza è certamente il numero uno assoluto. La coerenza paga? Sì. E Giorgia Meloni lo sapeva bene. 

A dire che l’Italia è di centro destra, anche se questa non è una novità, è anche l’ultima ricerca dell’istituto Cattaneo che riporta il collasso del centro sinistra che alla fine raccoglie quello che ha seminato. Il nulla.  Per il centro destra la situazione in Trentino è piuttosto complicata.

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La ricerca infatti riporta il collegio di Trento come «Contendibile», mentre quello di Rovereto «buono» per il centro destra. Questo per  entrambi rami del parlamento. 

Dopo l’accordo ormai scontato fra Azione Italia Viva che insieme valgono il 6%, dalla ricerca il centro destra conquisterebbe 19 collegi uninominali in più alla Camera e 9 seggi in più al Senato, arrivando al 61% dei seggi complessivi nel primo caso e al 64% nel secondo.

Seggi che, rispetto all’accordo di prima fra Letta e Calenda, perderebbe il centrosinistra  Una sinistra al collasso. Da questi dati per ora il centrodestra non raggiungerebbe i 2/3 del parlamento, quindi non potrebbe approvare da solo  le riforme costituzionali tanto attese.

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La stima precedente era stata prodotta ipotizzando che a sostegno dei candidati della coalizione di centrosinistra convergesse il complesso dell’elettorato che, secondo i sondaggi di luglio, aveva intenzione di votare per una delle forze politiche teoricamente collocabili in quell’area: Pd, Sinistra Italiana, Verdi, Insieme per il Futuro, +Europa, Azione, Italia Viva.

La metodologia per i dati che riporteremo sotto è presa dall’istituto facendo una media di tutti i sondaggi delle principali aziende pubblicati nell’ultimo mese, e i risultati delle Europee (che costituiscono il migliore indicatore disponibile riguardo alla distribuzione territoriale del voto).

Nel complesso, considerando le medie di tutti i sondaggi pubblicati tra la seconda settimana di luglio e la prima di agosto, ai tre partiti di centrodestra (FdI, Lega, FI) viene attribuito circa il 46% delle intenzioni di voto sul piano nazionale, al M5S poco meno del’11%. Per stabilire quale quota di voti è plausibile attribuire oggi al Centro sinistra e alla ipotizzata lista IV-Azione, facciamo ricorso alla stima delle intenzioni di voto dei sondaggi pubblicati nei primi quattro mesi del 2022, quando Azione e +Europa venivano misurate separatamente. Il risultato non è distante da ciò che vari sondaggisti cominciano a dire verbalmente basandosi su singole rilevazioni dell’ultima settimana. Il centrosinistra arriverebbe a circa il 30%, la lista IV-Azione al 6%.

I grafici e le tabelle che seguono riportano dunque le stime aggiornate riguardo alla distribuzione complessiva dei seggi e alla contendibilità dei collegi uninominali. I collegi “sicuri” per il centrosinistra, naturalmente, rimangono sempre (più) confinati in una parte della ex zona rossa (Emilia-Romagna, Toscana) e nelle grandi città (Milano, Torino, Genova, Roma, Napoli).

Secondo le stime i parlamentari eletti in liste indipendenti della ripartizione dell’America meridionale aderiscano al CD, il CD dovrebbe conquistare altri 6 collegi uninominali del Senato (tra i 9 che le nostre stime ancora assegnano al CS) e, soprattutto, 20 collegi in più alla Camera (tra i 23 che le nostre stime ancora assegnano al CS).

In pratica, il CS dovrebbe perdere nei collegi di Prato, Grosseto, nel primo municipio di Genova, ma anche in tutti e tre i collegi del centro di Milano, a Napoli-Fuorigrotta e Napoli-San Carlo, nel I e III Municipio di Roma, a Imola, Ravenna, Carpi, Reggio Emilia, Modena (in tutti questi posti), conservando solo 3 collegi (verosimilmente: Firenze, Bologna, Scandicci).

Questa è la conclusione a cui si perviene analizzando i dati. Naturalmente, sulla base di questi dati, si possono sviluppare congetture riguardo alla eventualità che il CD sia in grado di allargare la sua base parlamentare ad elezioni avvenute, attraverso saldi positivi delle migrazioni di parlamentari tra gruppi di diverse aree politiche.

Secondo la legge elettorale in vigore, dopo la riduzione del numero complessivo dei parlamentari, 245 seggi per la Camera dei deputati (122 per il Senato) sono assegnati in collegi plurinominali su base proporzionale, 147 sono assegnati in collegi uninominali (74 per il Senato) con metodo maggioritario (in ciascun collegio vince il seggio il/la candidato/a prende più voti), 8 su base proporzionale (4 per il Senato) nella circoscrizione degli italiani residenti all’estero.

I seggi del senato, anche quelli della quota proporzionale, si assegnano tuttavia, separatamente, regione per regione. Quelli per gli italiani all’estero si assegnano, separatamente, in collegi in cui sono in palio da 1 a 3 seggi.

La ripartizione complessiva dei seggi della quota proporzionale avviene in prima battuta al livello nazionale tra le coalizioni, poi tra i partiti che hanno ottenuto almeno il 3% dei voti. Poi questi seggi vengono attribuiti a coalizioni/partiti nelle circoscrizioni, infine assegnati ai candidati presenti nelle liste dei collegi plurinominali.

Ad esempio, per l’assegnazione dei seggi in quota proporzionale della Camera, la Lombardia è divisa in 4 circoscrizioni e 7 collegi plurinominali; la Basilicata ha una sola circoscrizione e un solo collegio plurinominale. Questo sistema rende non del tutto prevedibile in quale collegio plurinominale verranno assegnati i seggi e quindi quali candidati risulteranno eletti.

Rende però semplice prevedere quanti seggi otterrà nel complesso ciascuna coalizione se i risultati si avvicineranno alle intenzioni di voto registrate oggi dai sondaggi.

Per stimare i risultati nei collegi uninominali l’istituto ha considerato i voti espressi in occasione delle Europee 2019: le più recenti elezioni generali nelle quali si era già verificato il principale flusso di voti rispetto alle politiche del 2018 di cui è necessario tenere conto, cioè il passaggio o il ritorno verso il centrodestra di una metà circa dell’elettorato pentastellato.

Dopo di allora, i sondaggi hanno segnalato vistosi spostamenti tra partiti della stessa area politica, ed in particolare dalla Lega a FDI, ma un equilibrio abbastanza stabile tra le aree.

In base ai sondaggi, possiamo ora attenderci lo spostamento di circa un terzo degli elettori che nel 2019 hanno votato per il M5S verso il centrosinistra o verso l’astensione.

Poiché le nostre stime riflettono sostanzialmente i risultati attesi per le tre aree politiche (centrodestra, centrosinistra, M5S), i dati delle europee 2019 sono un buon indicatore della distribuzione territoriale dei consensi.

In ogni caso, il migliore disponibile, dato che i sondaggi non possono produrre stime ugualmente dettagliate sul piano territoriale. È stato quindi ricalibrato il dati delle europee per adeguare il risultato complessivo a quello stimato dai sondaggi, assumendo che i principali flussi rispetto alle europee citati in precedenza si verifichino in maniera uniforme nei vari territori.

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