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Io la penso così…

Gas ed elettricità: una speculazione di Stato ( parte 2 )

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Egregio Direttore,

la recentissima decisione di ARERA (Autorità di Regolazione per Energia Reti e Ambiente ) di rivedere il sistema di calcolo del prezzo del gas e l’ ampia eco, acritica, dei media alla notizia, senza una benché minima verifica dell’ impatto sugli utenti finali, mi spinge a completare quanto già ebbi modo di scrivere sul punto e spiegare perché si tratta di una operazione di pura facciata.

Ovvero l’ ennesima presa in giro in danno del cittadino-suddito che pagherà più di prima.

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Ho scritto come la maggior parte del gas viene importato in Italia da tre operatoriENI la maggior parte, Enel e Edison, che lo impiegano anche per la produzione di energia elettrica-, tramite contratti pluriennali, stipulati per garantire gli investimenti di ricerca dei pozzi e la realizzazione dei gasdotti.

Ho anche descritto come i relativi prezzi di acquisto sono di fatto secretati dallo Stato, pur essendo grossomodo commisurabili ai prezzi c.d. doganali, noti e disponibili.

Ho anche scritto che solo una parte minima del gas viene acquistata da questi operatori sul mercato libero, per lo più olandese, dove il prezzo corrente (spot) e quello a tre mesi (future) si formano giornalmente ( prezzo TTF).

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Orbene il prezzo TTF, che è un prezzo meramente speculativo, è insensatamente preso quale riferimento da ARERA per il mercato italiano non solo per il consumatore finale , ma anche per i vari subfornitori che entrano in contatto con gli utenti finali in un finto mercato concorrenziale dando luogo ad un prezzospot del gas, noto come Punto di Scambio Virtuale (PSV), in quanto si tratta di un “punto virtuale situato tra i Punti di Entrata e i Punti di Uscita della Rete Nazionale di Gasdotti”.

Il risultato è che il prezzo spot del gas nel punto di prelievo italiano (PSV) è, in pratica, sostanzialmente sovrapponibile a quello nel punto di prelievo olandese (TTF) ed a quello nel punto di prelievo del Regno Unito (NBP). La cosa è ben rappresentata nel grafico che segue:

Il meccanismo sino a pochi giorni orsono usato dall’Authority (ARERA) per ricavare i prezzi di vendita del gas agli italiani in regimemaggior tutela” – ma indirettamente anche per gli altri – si basa sul prezzo TTF di Rotterdam, con revisione trimestrale, ragione per la quale i prezzi praticati ad oggi sono riferibili ai prezzi speculativi praticati tre mesi orsono, allorquando è proseguita la speculazione internazionale dell’ estate 2021.

Oggi con la sbandierata adozione del prezzo PSV con riferimento retrodatato mensile non è dunque che si sia fatto alcun passo in avanti….

Non solo. Il prezzo di vendita dell’energia elettrica in regime di Maggior Tutela fissato da ARERA ha come riferimento le previsioni dei prezzi nel mercato all’ingrosso cioè quello della c.d. Borsa Elettrica, dove si forma il prezzo di circa i 2/3 dell’elettricità venduta in Italia.

Su questa Borsa, da circa 20 anni le offerte di energia elettrica vengono accettate in ordine di prezzo crescente, fino a quando la loro somma in termini di kWh arriva a soddisfare la domanda, dopodiché il prezzo del kWh dell’ultimo offerente accettato , cioè quello più alto, viene attribuito a tutte le offerte : il c.d. criterio del marginal price, facilmente apprezzabile mediante il seguente grafico:

Il prezzo dell’ elettricità espressa in megawattora (MWh) dunque dipende, del tutto insensatamente, dalla fonte più cara. Ma poiché in Italia gli impianti alimentati a gas naturale rappresentano la tecnologia marginale a ciclo combinato in ragione di circa 50% delle ore, ecco come il prezzo spot dell’energia elettrica, legato a filo doppio con il mercato del gas, nel 2021, si sia attestato intorno ai 130 €/MWh rispetto ai circa 39 €/MWh nel 2020.

Pertanto anche nel caso dell’ energia elettrica i consumatori finali sono danneggiati dal metodo ARERA di calcolo del prezzo del MWh elettrico, che peraltro è riferibile tecnologie inquinanti e costose, per giunta incentivate in bolletta alla voce “oneri di sistema“. L’impatto negativo è dunque duplice sia in termini di prezzo (speculativo e disancorato al reale), sia in termini di sostenibilità, che rimane una frase vuota scritta solo sulla carta.

Esaminate le palesi storture, quali le soluzioni?

Evidentemente devono urgentemente essere cambiati i criteri di attribuzione del prezzo del gas passando dai valori PSV o TTF a quelli reali di acquisto praticati nei contratti pluriennali. Il che richiede che il Governo desecreti questi prezzi e imponga questo nuovo metodo di calcolo.

Il che si tradurrebbe, a cascata, nell’ insostenibilità per i grossi importatori di acquistare a prezzo speculativo il gas ed uno stimolo alla stipulazione di normali contratti di compravendita e quindi nella fine per essi grossi operatori degli extraprofitti attuali realizzati con il prezzare tutto il gas venduto a terzi operatori o ai consumatori a prezzo speculativo, tenuto ben presente che i 2\3 dei suoi acquisti attuali è avvenuto a prezzo reale di mercato con contratti ultradecennali.

Per contro il Governo potrebbe incentivare lo stoccaggio del gas in capo agli impianti dei maggiori importatori imponendo l’ adozione dei contratti Take or Pay, termine che indica una clausola applicata ai contratti di fornitura di lungo periodo, la quale implica un impegno da parte dell’ operatore a acquistare ed importare un certo quantitativo di gas naturale in un certo lasso di tempo.Se poi il soggetto non ritira la quantità di gas concordata, con il Take or Pay, la paga ugualmente.

Per questa ragione, già nel 2012 l’ENI considerava questo tipo di accordi di medio-lungo periodo con i produttori di gas che assicurano gran parte delle forniture al nostro Paese, Russia compresa ( ecco perché non possiamo tagliare le forniture russe, nonostante quanto ci viene detto!), troppo onerosi; ma, siccome sono strategici per la sicurezza energetica nazionale, ENI ha preteso che a farsene carico fossero lo Stato e i cittadini, attraverso le bollette, nella voceoneri di sistema“, con ciò alimentando un gigantesco conflitto di interessi, reale e non finto come quelli sbandierati a carico dei nemici politici dai soliti quotidiani….

Analogamente, andrebbero rapidamente rivisti i meccanismi adottati per la fissazione dei prezzi dell’energia elettrica sulla Borsa elettrica, giacché tali prezzi sono basati sulla sola produzione con impianti a gas e a combustibile fossile, nel mentre si dovrebbe tenere in debito conto, come sarebbe logico, anche del bassissimo costo delle altre fonti compravendute sulla Borsa elettrica, che nel caso delle rinnovabili (fotovoltaico, eolico, idroelettrico, etc.) è quasi nullo.

L’assurdità dell’attuale meccanismo di fissazione del prezzo sulla Borsa elettrica è evidente se si considera che, se avessimo il 99,9% dell’elettricità venduta sulla Borsa elettrica prodotta con fonti rinnovabili a costo quasi zero, l’1% prodotto con il gas o con il carbone, farebbe costare tutta l’energia elettrica come se fosse prodotta a gas o a carbone. Una follia artificiosa ed una autentica presa per i fondelli, per non qualificare la cosa in termini di reato!

La materia richiede una presa di petto franca e non interventi sconclusionati come quelli adottati a marzo scorso dal Governo Draghi che mise in cantiere unprelievodai profitti degli impianti fotovoltaici di potenza superiore a 20 kW per attenuare gli effetti del rincaro delle bollette energetiche, così facendo premiando la speculazione del gas, principale responsabile dell’aumento dei prezzi dell’energia elettrica, mentre dette fonti pulite vennero insensatamente punite.

Alla faccia della transizione ecologica e senza neanche un cenno di protesta da parte di verdi, ambientalisti e gretini vari, che evidentemente di queste cose nulla sanno e neanche si informano….

Avv. M.Stefano Sforzellini – Trento

Potete inviare le email al direttore da inserire nella rubrica «io la penso così» scrivendo a: [email protected] – La vostra opinione conta, sempre….

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