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Trento

1.215 case vuote ma ITEA mette sulla strada una famiglia con 4 figli

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Nella foto da sinistra l'assessore alle politiche sociali Segnana e la presidente di Itea Gerosa
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Non hanno mai saltato un pagamento del canone in 6 anni, hanno 4 figli, due dei quali di 3 e 7 anni, sono perfettamente integrati nella nostra società con tanta voglia di lavorare e partecipare alla vita della città.

Tutto bene voi direte? No, infatti la famiglia il 12 di aprile 2022 ha ricevuto lo sfratto dal tribunale di Trento su richiesta di Itea e dovrà abbandonare la casa ubicata in centro storico di Trento. E dovrà pure pagare 600 euro circa per le spese legali.

Dove andranno? Questo non è dato da sapersi, di certo finiranno sulla strada e quindi avremo 1.216 case libere e una famiglia in più sulla strada che dormirà all’addiaccio.

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Abbiamo sottollineato il numero di case ITEA libere perché proprio ieri il nostro quotidiano ha riportato i dati diffusi dall’assessora Segnana  che hanno fatto saltare sulla sedia in modo indignato più di una persona.

Sono infatti 1.215 le case sfitte gestite da Itea con 3115 domande di alloggio pubblico presentate delle quali ben 2805 rimaste inevase (cioè in attesa di assegnazione) e 143 sono state ammesse (in corso di assegnazione o alloggio locato).

Ma veniamo alla storia della nostra sfortunata famiglia. Lui, 48 anni frigorista tecnico elettronico è salito da Bari per amore di lei, 40 anni della Moldavia ma da quasi 20 anni residente a Trento.

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S’innamorano nei primi anni 2010 e poi nel 2014 arriva il grande passo della convivenza. Il loro primo nido d’amore è a Roncafort dove vengono raggiunti dai due figli di lei che ora hanno 20 e 22 anni.

Tutto sembra andare bene e lei rimane incinta del primo figlio, fin quando il proprietario rivuole indietro la casa e quindi la famiglia deve trovarsi un altro posto dove vivere.

Nel frattempo lui svolge lavori saltuari e a chiamata per qualche giorno al mese. Lei invece lavora in ospedale. Sbarcare il lunario quindi è dura con due figli e un terzo in arrivo.

La situazione diventa grave e chiedono aiuto agli assitenti sociali che indirizzano la coppia verso ITEA.

Nel 2016 stipulano con ITEA un contratto provvisorio di 3 anni per un alloggio di 70 metri quadri in centro storico. La solenne promessa di qualche funzionario è: «Tranquilli che poi vi daremo la casa in via definitiva».

Nel frattempo arriva anche il quarto figlio e da ITEA arrivano ottime notizie: «Avete un ottimo punteggio, vi daremo la casa sicuramente».  Alla fine del 2019 cominciano ad arrivare i primi dubbi visto che nessuno si era più fatto vivo. «Noi chiedevamo ogni mese – spiega la coppia – ma loro ci confortavano dicendo di stare tranquilli che ci avrebbero dato la casa definitivamente». 

Nel 2020 a salvare la coppia è l’arrivo del Covid che blocca gli sfratti. Mentre le promesse di Itea continuano. Nel 2021, sempre sotto sfratto, la famiglia presenta, su consiglio di Itea, la domanda formale per accedere al nuovo alloggio.

La domanda però si perde nei meandri della burocrazia oppure viene dimenicata in qualche accont email. «Noi l’abbiamo inviata via email ma loro dicono di non averla mai ricevuta, questo non è vero. Un poco alla volta nessuno ci ha più risposto» – sottolinea la coppia.

Seguono alcuni sopralluoghi dove i tecnici ITEA confermano purtroppo che in tutte le stanze per colpa delle condense superficiali si forma della muffa che viene accentuata ancora di più dall’umidità creata dalle 6 persone che vi abitano. 

Poi la lettera shock di Itea dove viene intimato alla famiglia di lasciare la casa e di riconsegnare le chiavi immediatamente. Segue lo sfratto esecutivo con 4 mesi di tempo per trovare una casa.

La coppia parla anche con il governatore Fugatti che promette di interessarsi alla cosa. Ad oggi però la coppia è ormai prossima a finire in strada.

La donna purtroppo nel 2021 è stata vittima di un brutto incidente in bicicletta che la costringe per ora a non poter lavorare. Gli unici introiti che permettono alla famiglia di tirare avanti sono la paga del figlio 20 enne con un contratto precario e qualche soldo che il padre incassa per qualche lavoretto. Poco per sfamare 6 bocche, due delle quali di bambini, e il giusto per poter accendere ad un alloggio ITEA.

Gli assistenti sociali e Itea hanno proposto alla donna di andare in una apposita struttura (tipo casa della giovane) con i due bambini piccoli. Così facendo la coppia si dividerebbe forse per sempre, e a finire sulla strada sarebbe il padre con i due figli grandi. Insomma, evviva la salvaguardia del valore della famiglia. 

«Non vogliamo separarci – spiega decisa la coppia – piuttosto andremo sotto i ponti a dormire oppure ci incateneremo davanti alla porta del palazzo della provincia autonoma di Trento».

Rimane un’ultima domanda a cui rispondere: perché la coppia non può rimanere nella casa dove è vissuta per quasi 6 anni? Secondo ITEA, improvvisamente, non è più idonea per ospitare 6 persone.

Al di la delle regole e delle leggi che devono essere naturalmente rispettate, forse il buon senso risolverebbe tutto, visto anche le condizioni della famiglia e soprattutto le 1.215 case completamente sfitte che rappresentano per la provincia autonoma di Trento un gravissimo danno economico e di immagine. Speriamo…

 

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