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Trento

Stagione invernale 2021/22: forte flessione, mancano gli stranieri. Val di Non e Valsugana le più penalizzate

In controdentenza campeggi, agritur ed esercizi rurali con un aumento del 4% negli arrivi e dell’8% nelle presenze

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La stagione invernale 2021/2022 si inserisce in un contesto di graduale ripresa dopo due inverni condizionati dall’emergenza sanitaria: l’inverno 2020 è stato caratterizzato dal lockdown a partire dal mese di marzo, dopo un avvio di stagione straordinario per l’elevato numero di presenze registrate fino a febbraio, e la stagione invernale 2020/2021 è stata annullata a causa della chiusura degli impianti di risalita e delle limitazioni agli spostamenti necessarie per contenere la diffusione della pandemia.

I confronti fra la stagione invernale 2021/2022 e le due stagioni precedenti sono quindi statisticamente poco indicativi, mentre più significativa è la comparazione con la stagione invernale 2018/2019.

A riguardo l’Ispat (Istituto statistiche provincia autonoma di Trento) ha diffuso i dati del movimento turistico nella stagione dell’ultima stagione invernale in Trentino.

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Secondo questo confronto temporale, il movimento turistico invernale evidenzia per il settore alberghiero ed extralberghiero una variazione negativa abbastanza consistente: -12,6% gli arrivi e -17% le presenze per l’alberghiero; numeri simili per l’extralberghiero che mostra una flessione del 13,2% negli arrivi e del 16% nelle presenze.

In complesso l’inverno appena trascorso chiude con gli arrivi a -12,7% e le presenze a -16,8% rispetto all’inverno 2018/2019.

I pernottamenti registrati nelle strutture ricettive risultano di poco inferiori ai 6 milioni. Il confronto in serie storica evidenzia segnali di ripresa anche se gli attuali valori sono simili a quelli di 10 anni fa.

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Il miglioramento riscontrato rispetto agli inverni precedenti è imputabile, con l’allentamento delle misure di contrasto al Covid, alla ripresa della componente italiana; più marcata risulta la contrazione degli stranieri, soprattutto nel settore alberghiero.

L’andamento mensile della stagione rispetto agli ultimi quattro inverni evidenzia per il 2022 una curva delle presenze su livelli costantemente inferiori rispetto all’inverno 2018/2019, fatta eccezione per il mese di aprile in cui i valori delle presenze sono molto simili.

Per provenienza, le presenze italiane nelle strutture ricettive hanno subito una diminuzione relativamente più limitata, pari al 9,4%, leggermente più importante per il settore extralberghiero (-10,4%). Nel complesso gli italiani rappresentano il 60,9% delle presenze, 5 punti percentuali in più rispetto a 4 anni fa. Le principali regioni di provenienza si confermano essere la Lombardia, l’Emilia-Romagna, il Veneto, il Lazio e la Toscana.

Le presenze straniere segnano una contrazione pesante e calano rispetto all’inverno 2018/2019 del 26,3% nelle strutture ricettive, con flessioni significative per i turisti provenienti dal Regno Unito (-30,7%), dalla Repubblica Ceca (-26,3%) e dalla Polonia (-23,7%).

Quasi totale l’assenza di turisti russi, dovuta alla guerra fra Russia e Ucraina. La composizione per provenienza vede al primo posto i turisti polacchi, seguiti da tedeschi, cechi, belgi e inglesi.

Il settore extralberghiero, che rappresenta il 18,8% delle presenze invernali, chiude la stagione invernale con un calo del 16%, evidenziando una caduta molto forte degli stranieri (-22,9%) rispetto agli italiani (-10,4%).

Le presenze in affittacamere, case appartamenti vacanze (CAV) e bed&breakfast (B&B) rappresentano il 56% del movimento nell’extralberghiero e nell’ultima stagione gli arrivi sono  diminuiti del 17,5% e le presenze 20,5%.

Campeggi, agritur ed esercizi rurali è il solo insieme di strutture extralberghiere che evidenzia un andamento in controtendenza, con un aumento del 4% negli arrivi e dell’8% nelle presenze. L’incidenza di questa tipologia di offerta è pari al 29,1% sulle strutture extralberghiere.

A livello di ambito turistico le variazioni sono chiaramente negative sia per quanto riguarda gli arrivi che le presenze; contrazioni un po’ più contenute si osservano nell’ambito di Madonna di Campiglio, Pinzolo, Val Rendena, Giudicarie centrali e Valle del Chiese (-9,4% rispetto all’inverno 2018/2019) e Garda trentino, Valle di Ledro, Terme di Comano e Valle dei Laghi (-10,2%).

Mentre la Valsugana e la Val di Non hanno subito maggiori contrazioni sulle presenze alberghiere ed extralberghiere

Il numero di alberghi aperti durante la stagione invernale 2021/2022 è risultato pari a 1.394 per un totale di 88.620 posti letto disponibili. Il tasso di occupazione dei posti letto (50,5%) è migliore negli alberghi a 4 stelle (63,7%). Nella categoria 3 stelle superior si rileva invece la permanenza media più alta (4,2 giorni) rispetto alla media pari a 3,8 giorni. Nel settore extralberghiero il numero di strutture aperte è stato pari a 1.678, per un totale di 65.625 posti letto.

Nei passaggi sugli impianti a fune si registra una flessione dell’1,9% rispetto all’inverno 2019/2020. Nella stagione invernale 2020/2021 gli impianti di risalita non hanno funzionato per le misure di contrasto alla pandemia. Significativamente più rilevante (-11,2%) è la contrazione rispetto alla stagione invernale 2018/2019 anche per effetto dei valori eccezionali registrati in quella stagione.

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