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Fiemme, Fassa e Cembra

Strage Marmolada: la rabbia dei parenti delle vittime

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Ognuno di noi elabora il dolore, il lutto, i traumi in modo diverso. Per supportare i parenti delle vittime della tragedia che si è consumata sulla Marmolada, a Canazei è arrivato nei giorni scorsi un team di esperti.

Il loro lavoro è fondamentale per aiutare sia coloro che hanno perso un familiare che chi invece deve subire l’incertezza dell’avere qualcuno di caro tra i dispersi.

Tuttavia, la situazione è davvero drammatica e, mentre c’è chi si chiude in doloroso silenzio, c’è anche chi cerca una spiegazione, una possibile colpa o mancanza di attenzione.

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Questo è il caso di Debora Campagnaro, sorella di Erica, escursionista esperta che risulta ancora dispersa insieme al marito, Davide Miotti. Ai microfoni dei giornalisti, Debora ha dichiarato di voler andare a fondo in questa questione: perché le temperature erano alte, perché la sorella non sarebbe mai partita se ci fosse stata qualche allerta, qualche avviso. L’acqua scorreva già sabato da sotto  il ghiacciaio, possibile che nessuno si sia fatto delle domande? Possibile che nessuno abbia fermato le persone che salivano sul ghiacciaio?

Il problema – in questo caso – non è il trovare un colpevole perché di fatto non c’è. È stata una tragedia inaspettata causata dalla somma di una serie di cose – come ad esempio il caldo degli ultimi 10 anni e i cambiamenti continui della Montagna (che non sempre sono dati dall’azione dell’uomo) – che nessuno poteva realmente prevedere.

Se il pezzo di ghiaccio si fosse staccato di notte o in qualsiasi altro giorno e orario, in pochi ne avrebbero parlato. L’unica ragione per cui se ne sta parlando è il fatto che il distaccamento è avvenuto in una assolata domenica di luglio, nel primo pomeriggio e con molti escursionisti presenti.

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È vero, sui social e sui giornali sono uscite molte testimonianze di persone che si trovavano sul ghiacciaio qualche giorno (o qualche ora) prima e che avevano effettivamente notato con preoccupazione la quantità di acqua che scorreva. Così come erano molte anche le persone che nel vedere il ghiacciaio così sofferente avevano preferito non salire.

La montagna va vissuta con responsabilità, certo. Tuttavia, molte persone salite sulla Marmolada in quella tragica domenica erano esperte. E se, in aggiunta alla loro esperienza, anche vari esperti del settore hanno dichiarato che se avessero avuto l’occasione domenica sarebbero stati anche loro sul ghiacciaio, allora bisogna iniziare a rassegnarsi e accettare che quanto accaduto è stato davvero frutto del caso.

Sono momenti certamente tragici e difficili, ma cercare dei colpevoli che non ci sono non riporterà indietro le vittime o i dispersi. Il lavoro eccezionale dei soccorritori che mettono la loro stessa vita a rischio per cercare di riportare ai familiari delle risposte certe non va criticato: tra droni, sonde, elicotteri, unità cinofile e persone si sta davvero facendo più del possibile.

È giusto, nonostante la drammaticità del momento, cercare delle risposte. Ci saranno – più avanti – il tempo ed il luogo per parlarne, ma ora serve solo fare un passo indietro, lasciar lavorare chi di dovere e sperare di ritrovare anche i restanti dispersi.

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