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Fiemme, Fassa e Cembra

Strage Marmolada: era davvero impossibile da prevedere?

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In questo lunedì di inizio luglio, una coltre scura e cupa è scesa sul Trentino Alto-Adige. 

La tragedia che si è consumata ieri – domenica 3 luglio – sulla Marmolada è qualcosa di davvero distante dall’immaginario collettivo. Perché diciamocelo: chi mai lo avrebbe immaginato?

Come si è detto in una delle tantissime dichiarazioni fatte riguardo a quanto accaduto “quella calotta era lì da secoli“. Una frase che suona tanto come giustificazione o un tentativo di alleggerire – forse – una coscienza.

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Sia chiaro: qui non si cerca di puntare il dito contro qualcuno o qualcosa, nel tentativo disperato di affibbiare la colpa di questa tragedia a qualcuno. Resta però il fatto che quello che si credeva impossibile o improbabile è accaduto.

E a farne le spese sono state circa 30 persone (ancora non si conoscono i nomi e il numero esatto di vittime, dispersi e feriti) che, per uno sfortunato caso del destino, si sono ritrovate nel luogo e nel momento sbagliato.

Una coincidenza davvero terribile: sarebbe potuto capitare in qualsiasi momento – e sarebbe comunque stato molto grave in ogni caso – ma quel seracco di ghiaccio ha deciso di staccarsi nel momento peggiore: una affollata domenica pomeriggio.

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Davvero, quante possibilità c’erano? Chi tiene in mano le fila del destino sa essere particolarmente crudele nell’impartire le proprie lezioni.

Ma era davvero una possibilità così lontana il pensiero di una possibile frana? Solo perché qualcosa è in un determinato posto da centinaia di anni non vuol dire che ci debba stare in eterno. Per quanto inanimato possa essere un ghiacciaio, non si può negare che abbia una sorta di vita propria, un proprio corso. Il ghiacciaio della Marmolada, negli ultimi anni, si è ridotto in maniera drastica e si rischia che in un paio di decenni di lui resti solo il ricordo di chi lo ha vissuto e di chi lo ha percorso.

Le percentuali riguardo alla riduzione di questo ghiacciaio sono impressionanti, ma a quanto pare non sono mai state abbastanza preoccupanti. Perché – diciamolo – quante persone hanno realmente a cuore questo pianeta? Quante davvero fanno qualcosa (anche solo nel loro piccolo) per cercare di contrastare il cambiamento climatico? Quante persone hanno davvero guardato le conseguenze dell’aumento della temperatura con occhi preoccupati e con la coscienza che almeno un po’ si fa sentire?

Forse quanto accaduto ieri è stato solo un maledetto binomio di sfortuna e fatalità, ma era davvero necessario che dovesse proprio consumarsi una strage prima che si iniziasse a parlare e a notare che – forse – il cambiamento climatico sta danneggiando il luogo in cui viviamo? Ricordiamo che sabato 2 luglio, proprio in quelle zone, si erano registrati 10°.

Esatto, 10° con lo zero termico posto a circa 4.100 metri di altezza. Possiamo – ora – dire che non è normale avere queste temperature a quelle altezze?

I cambiamenti del clima sono sempre stati costanti: il nostro Pianeta stesso ne è la prova. Basti pensare a tutte le carote di ghiaccio (campioni di ghiaccio a forma cilindrica , ricavati da una calotta gi ghiaccio o un ghiacciaio) recuperate in Antartide e a tutti i dati che hanno permesso di raccogliere riguardo alle ere passate. Senza contare che il clima è sempre stato poco costante, in tutte le zone del mondo e non solo nel “piccolo” ghiacciaio della Marmolada. Le crisi, inoltre, di rado vanno a creare problemi nuovi dal nulla, anzi: in genere vanno ad aggravare dei problemi che già esistono e che spesso tendiamo a non vedere.

Sia la pigrizia, sia la mancanza di attenzione o semplicemente il fatto di non vederli davvero perché in cuor nostro non ci sembrano nemmeno troppo rilevanti o parte della nostra vita. Ed è qui che sbagliamo, perché nella vita ci vuole più consapevolezza, più capacità di analisi e di attenzione. Non basta vedere un problema per capire che esiste: bisogna guardarlo davvero fino a comprendere che in futuro potrebbe davvero ingigantirsi.

Eppure, come spesso accade, l’uomo si innalza sempre oltre le natura, dimenticando quanto essa possa essere crudele se sottovalutata. Quanto accaduto ieri è certamente un qualcosa senza precedenti, ma senza ombra di dubbio dobbiamo iniziare a pensare ed accettare il fatto che sia un qualcosa che riaccadrà. Magari non sulle Dolomiti, magari non sulla Marmolada, ma a quelle altezze (e forse anche meno) avremo modo di vedere altre di queste situazioni.

Il terreno e le montagne continuano a mutare: è parte della loro stessa natura continuare ad evolversi, a creare smottamenti e frane, a cambiare faccia. L’erosione non è un fenomeno che si studia solo sui banchi di scuola, ma è un qualcosa che accade ogni giorno. Magari non vediamo subito le modifiche che apporta, ma in futuro qualcuno le troverà evidenti. 

Lo stesso vale per le alte temperature: i cambiamenti del clima porteranno le montagne a mutare più velocemente ed in modo più inaspettato, ma sta all’uomo iniziare ad adattarsi per poter continuare a vivere la montagna in modo sicuro. Le montagne non sono dei giganti da temere, ma dei colossi che vanno rispettati e compresi. E, forse, dobbiamo iniziare ad ascoltare davvero questa natura che ci sta letteralmente urlando contro che dobbiamo fare qualcosa, che una soluzione va trovata e in tempi brevi.

Un conto è accettare il cambiamento ed adattarsi, un altro è il non fare assolutamente nulla se non parlare e parlare senza mai mettere in atto delle possibili soluzioni in tempi brevi quando il tempo sta – purtroppo – scivolando via come sabbia tra le dita. Quello del nostro pianeta è un orologio che – indubbiamente – l’essere umano ha cambiato e non necessariamente in meglio.

Il cambiamento climatico non è causato solo dall’uomo, ma anche da fattori esterni al pianeta stesso. Tuttavia, è impossibile negare il fatto che l’essere umano abbia avuto un ruolo particolarmente importante nel dare inizio a quell’effetto domino di eventi non proprio positivi che stiamo vivendo ora.

Nelle prossime giornate – dopo il boato assordante di ieri – sulla Marmolada regnerà un silenzio pesante, scandito solo dal gocciolare dell’acqua e dallo scorrere dei ruscellamenti.

Mentre il ghiacciaio ed il suo cuore azzurro andranno a sciogliersi ogni giorno, i soccorritori faranno il possibile per ritrovare i dispersi, le persone rimaste sotto quell’onda potente e spaventosa che ha mutato in modo irreparabile la visione di quelle zone non solo da un punto di vista estetico, ma anche da un punto di vista interiore.

C’è la necessità di pensare e di trovare soluzioni in tempi brevi, ragionando sulla base di settimane o mesi e non di anni. Intanto, l’unica cosa davvero evidente è il vuoto lasciato dal seracco: una voragine nel ghiaccio, che ha causato una spaccatura anche in tutti coloro che ieri hanno perso qualcuno o la vita. Piange la Marmolada per il mondo in cui si ritrova e per i mutamenti che subisce. Piangiamo anche tutti noi, davanti alla nostra impotenza nel trovare un rimedio a ciò che – indirettamente – scateniamo.

L’orologio ticchetta e l’acqua continua a gocciolare, un monito per noi e per tutto quello che sarà.

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