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Arte e Cultura

I Colori della Serenissima al Castello del Buonconsiglio

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I fantastici colori, le invenzioni, le grandi storie del più sontuoso Settecento veneziano brillano nelle stanze del Magno Palazzo del Castello del Buonconsiglio. Al via la mostra “I Colori della Serenissima“.

Dal 2 luglio la grande mostra estiva dedicata alla pittura veneta del Settecento in Trentino sarà visitabile al Castello del Buonconsiglio di Trento fino al 23 ottobre 2022.  

La rassegnaI colori della Serenissima“, curata da Denis Ton e Andrea Tomezzoli,  intende fornire un quadro delle presenze di artisti come Fontebasso, Cignaroli, Pittoni, Diziani, Guardi  e di opere di maestri veneti nei territori del Principe Vescovo o del Tirolo meridionale tra la fine del Seicento e il Settecento, rivelando un’intensità di scambi che si possono ben comprendere per motivazioni storiche, per ragioni di gusto, per gli interessi e la formazione culturale dei committenti, per le relazioni che le comunità locali hanno intrattenuto con i principali centri della Repubblica di Venezia.

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L’esposizione, che valorizzerà molte opere già presenti nel territorio può contare su prestigiosi prestiti dagli Uffizi, dal Museo di Belle arti di Budapest, dal museo americano di Toledo, dai musei civici di Verona, dal Museo Mercantile di Bolzano, dalla Morgan Library di New York e da collezioni private.

La vicinanza ai territori della Serenissima ha inevitabilmente condotto a una serie di strettissimi legami, secondo ‘rotte’ percorse in una duplice direzione: da un lato con l’arrivo di opere d’arte inviate da Venezia o con la presenza di artisti veneti in Trentino; dall’altra con soggiorni di formazione di pittori del Principato Vescovile nei due centri principali della Repubblica Veneta: oltre alla capitale, anche Verona.

Non si dimentichi, infatti, il forte potere attrattivo esercitato lungo tutto il secolo dalla Scuola Veronese, che nel 1764 si organizzò in una vera e propria Accademia di pittura, riconosciuta ufficialmente e guidata dalla autorevole personalità di Giambettino Cignaroli.

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Ma molteplici sono i fattori che hanno contribuito a corroborare tali scambi, determinando una situazione quanto mai complessa e stratificata: l’appartenenza dei Quattro Vicariati (Ala, Avio, Brentonico e Mori) alla diocesi di Verona, perlomeno fino al nono decennio del secolo; e in parallelo l’estensione del potere spirituale del vescovo di Feltre sulla Valsugana; il trasferimento a Venezia di intere comunità  che mantennero un forte legame con la terra d’origine (ben studiato, per esempio, il caso dei migranti dalle Giudicarie); gli interessi in area trentina di alcune importanti famiglie, i Giovanelli in particolare, infeudati in Valsugana a partire dal 1662.

Tale contesto ha trasformato il Principato vescovile e il suo territorio in un crocevia di esperienze che ne hanno marcato il clima artistico, facendolo diventare fertile terreno di confronto e di crescita, anche per gli artisti locali. Il progetto di questa mostra intende mettere a fuoco, prima di tutto, il cantiere della Santissima Annunziata con gli affreschi di Francesco Fontebasso.

Non particolarmente apprezzata da Antonio Morassi in un pionieristico articolo del 1931, l’impresa va invece considerata – d’accordo con Nicolò Rasmo (1976) – un frutto già pienamente maturo e punto di riferimento imprescindibile per tutta la produzione giovanile dell’artista. Nonostante i gravi danni subiti durante la seconda guerra mondiale, le foto storiche e quanto ancora sopravvive attestano un completo dominio dello spazio da parte del pittore, oltre a una irresistibile vocazione alla vivacità cromatica, enfatizzata da cangiantismi e da una pittura di tocco e sfrangiata.

Rimangono ancora da chiarire le modalità della commissione e l’identità dell’intermediario tra l’artista e la potente confraternita trentina: incontro che diede forma a uno straordinario ambiente, dove gli affreschi di Fontebasso ancora dialogano con gli altari di Cristoforo e Teodoro Benedetti. Specifica attenzione verrà riservata anche alla ricostruzione della fisionomia intellettuale e dei gusti artistici del principe vescovo Francesco Felice Alberti d’Enno, committente ancora una volta di Fontebasso, nel 1759, del grande ciclo di soggetto biblico per il Castello del Buonconsiglio: silloge che verrà per la prima volta integrata dai bozzetti preparatori emersi di recente nel collezionismo privato.

La mostra costituisce l’occasione per allargare lo sguardo e annodare fra loro con un filo rosso le opere sul territorio dello stesso Fontebasso, ma anche di Giambattista Pittoni e Gaspare Diziani. Su tutti prende rilievo la presenza di Antonio e Francesco Guardi, indiscussi protagonisti della stagione pittorica tardo-settecentesca veneziana, ma con le proprie radici familiari in Val di Sole, dove torneranno più volte.

D’altro canto, il versante veronese permette di mettere a fuoco perlomeno due episodi particolarmente interessanti di collezionismo privato: il primo legato alla figura eccentrica di Simone Brentana – che negli anni Trenta del Settecento esegue un ciclo di cinque tele fino a tempi recenti rimaste nella raccolta trentina dei De’ Negri di Sampietro – il secondo che vede come protagonista Giambettino Cignaroli, autore di una Susanna e i vecchioni commissionata dalla famiglia Bortolazzi.

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