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Trento

‘Ndrangheta a Trento, sequestrati oltre 4 milioni nell’operazione Black fog

Coinvolta una società trentina proprietaria di 2 centrali idroelettriche in Romania. Ma dietro c’era la mafia

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Reinvestivano all’estero soldi riconducibili alla potente e nota cosca di ‘ndrangheta degli Iamonte, in particolare attraverso una gestione occulta di due centrali idroelettriche in Romania, alla disponibilità di numerosi rapporti finanziari in banche svizzere e al possesso di immobili di pregio in Bulgaria, oltre a investimenti in titoli negli Stati Uniti.

Sono emersi gravi indizi per una società con sede legale nella provincia di Trento proprietaria di due centrali idroelettriche in Romania in grado di generare redditi per 2 milioni di euro all’anno con numerosi rapporti finanziari presso banche svizzere (fra cui 1,6 milioni di dollari in seguito movimentati verso un conto sammarinese) e al possesso di immobili di pregio in Bulgaria, oltre a investimenti in titoli USA successivamente movimentati tramite bonifici mascherati da finanziamenti fra società estere per 15 milioni di euro.

Dietro la società trentina – secondo l’accusa delle forze dell’ordine – ci sarebbe la potente famiglia Iamonte. L’indagine è scattata ancora nel novembre del 2018 dopo alcune perquisizioni dopo la quali si sono aperti scenari inquietanti.

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La società con a capo due professionisti trentini avrebbe accettato di mantenere l’intestazione fittizia della società in cambio dei soldi messi appunto dallo Iamonte. In poche parole i due trentini non erano altro che delle teste di legno. 

È quanto emerso dalle indagini nell’ambito dell’operazione «Black fog», condotta dai finanzieri del Comando Provinciale di Bologna e dei Reparti del Corpo di Milano, Trento e Reggio Calabria, che hanno eseguito, sul territorio nazionale e all’estero (Romania, Bulgaria e Svizzera) misure cautelari personali e reali nei confronti delle persone che, attraverso condotte preordinate al trasferimento fraudolento di valori, hanno contribuito a reinvestire soldi riconducibili alla potente e nota cosca di ‘ndrangheta degli Iamonte, egemone nel territorio di Melito di Porto Salvo (RC) e con ramificazioni nel Nord Italia, tra le quali una vera e propria base a Desio (MI).

L’attività, che ha consentito di sequestrare oltre 4 milioni di euro alla criminalità organizzata, è stata sviluppata all’esito di una precedente indagine in materia di criminalità organizzata – eseguita dagli specialisti del G.I.C.O. di Bologna – convenzionalmente denominata “Nebbia Calabra” e nel corso della quale era stata rinvenuta copiosa documentazione, anche informatica, relativa a cospicui investimenti all’estero effettuati dal principale indagato grazie alla connivenza e al supporto di numerosi colletti bianchi legati al mondo della finanza e dell’imprenditoria del nord est.

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