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Giudicarie e Rendena

Oltre 100mila euro di indennizzo per l’incidente stradale sulla Gardesana

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L’incidente era successo sei anni fa sulla Gardesana. L’incidente accadde verso la mezzanotte del primo settembre 2016. Il 46enne di Comano Terme, mentre era alla guida del proprio motociclo e percorreva la statale della Gardesana, perse il controllo del mezzo e si schiantò prima contro il guardrail e poi contro la parete rocciosa presente sul margine sinistro della strada, riportando gravi lesioni su quasi tutto il corpo: frattura esposta del piatto tibiale con scuoiamento della gamba, rimasta schiacciata tra il motociclo e la roccia, frattura della tibia e del perone sinistro, frattura composta della colonna anteriore del bacino e delle branche ileo-pubica e ischio-pubica destra.

L’assicurazione si era rifiutata di pagare l’infortunato, portando il caso in tribunale e ottenendo ragione in primo grado. La Corte d’Appello di Trento ha però ribaltato la sentenza condannandola a pagare un indennizzo di oltre 100mila euro.

Il processo si era reso necessario dopo che Groupama assicurazioni S.p.A. aveva negato il pagamento dell’indennità lamentando che, al momento della sottoscrizione del contratto assicurativo, l’uomo avesse omesso di dichiarare l’ infortunio del 2011 a un dito della mano.

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Il Tribunale di Rovereto, in primo grado, aveva rigettato la domanda presentata dal 46enne, a motivo appunto della sua omessa dichiarazione relativa al precedente infortunio patito ma, in secondo grado, la Corte d’Appello di Trento, ribaltando completamente la decisione del tribunale, ha condannato la compagnia al pagamento dell’indennizzo.

L’uomo si è affidato a Giesse Risarcimento Danni, gruppo leader in Italia nell’indennizzo dei danni da polizza infortuni, ed è riuscito ad ottenere ciò che gli spettava di diritto.

La sentenza – «La sentenza della Corte d’Appello è davvero emblematica e soddisfacente – sottolinea Maurizio Cibien, responsabile della sede di Giesse Risarcimento Danni a Trento – La perizia medico-legale ha stabilito una funzionalità pressoché completa a carico del pollice sinistro a suo tempo lesionato e ha aggiunto che il questionario anamnestico della compagnia faceva riferimento, in modo confuso, ai più disparati eventi che possono incidere sulla validità di una persona, creando così incertezze nel cliente in ordine a quali notizie ritenere importanti e, quindi, da riferire». Per la Corte di Appello, continua Cibien, «il danneggiato ha ritenuto, senza colpa, che l’infortunio subito al dito della mano sinistra, quantificato all’epoca con l’esigua invalidità del 3%, non fosse così importante da essere riportato nel questionario, tanto che Groupama è stata condannata a indennizzare l’uomo».

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Nella ricostruzione di quanto accaduto è risultata fondamentale la perizia medico-legale disposta dal giudice per accertare l’entità delle lesioni subite e per stabilire se l’infortunio verificatosi nel 2011 potesse avere in qualche modo “concausato” il sinistro del 2016 (come riteneva l’assicurazione), ad esempio influendo negativamente sulla capacità di guida del soggetto.

«Il consulente tecnico nominato dalla Corte d’Appello – spiega Maurizio Cibien, di Giesse Risarcimento Danni – ha accertato che l’uomo, a causa del sinistro, aveva riportato lesioni che gli hanno causato un’invalidità permanente compresa tra il 38 e il 40%. Ma ha anche affermato in modo chiaro che i lievissimi e, pertanto, irrilevanti postumi dell’infortunio subìto al dito 5 anni prima, non hanno svolto alcun ruolo, né causale né concausale, sul sinistro del 2016».

L’iter legale. Ad ottobre 2019 il Tribunale di Rovereto aveva rigettato totalmente la domanda di indennizzo promossa dal 46enne di Comano Terme sostenendo che l’uomo non avesse dichiarato circostanze fondamentali ai fini della conclusione del contratto, ovvero l’infortunio del 2011. Secondo il Tribunale, infatti, l’uomo aveva consapevolmente «omesso di rendere quell’informazione, sottovalutando la rilevanza del precedente infortunio».

Anzi, aveva parlato addirittura di colpa grave poiché, se la lesione al dito fosse stata dichiarata alla compagnia assicurativa prima di stipulare la polizza infortuni, questa avrebbe potuto rifiutarsi di stipulare il contratto o lo avrebbe potuto stipulare a condizioni diverse.

La Corte d’Appello di Trento si è però pronunciata diversamente, ritenendo assolutamente fondate le contestazioni del danneggiato: il questionario che accompagnava la polizza infortuni era manifestamente generico ed era del tutto plausibile comprensibile che l’assicurato non avesse dato «alcuna importanza alla piccola ferita da taglio occorsagli ad un dito l’anno prima».

Per la Corte, inoltre, è difficile ipotizzare che la reticenza dell’assicurato possa essere addebitata ad una colpa grave, come sostenuto dall’assicurazione e dal tribunale in primo grado, perché si sarebbe dovuto accertare prima che l’assicurato avesse reale consapevolezza dell’importanza di tale informazione.

In definitiva l’omissione di quel primo incidente è dipesa da un questionario approssimativo fornito dalla compagnia assicurativa. L’assicurato ha quindi ritenuto in modo corretto che non fosse importante comunicare l’infortunio precedente e questo, per la Corte di Appello, è sufficiente «per escludere la legittimità del rifiuto ad adempiere dell’assicuratore».

La compagnia è stata condannata ad indennizzare il 46enne, per un totale di oltre 105mila euro, a pagare le spese legali e a rimborsare le spese per le consulenze tecniche, per un totale di circa 30mila euro.

 

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