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Valsugana e Primiero

A cavallo in solitaria tra avventure e montagne: una storia di cavalli e libertà

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Sofia Fabbro
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Sofia Fabbro ha poco più di 20 anni e, per la sua giovane età, ha già collezionato una serie di esperienze davvero indimenticabili.

La sua vita potrebbe sembrare quasi “normale” ma di certo le apparenze ingannano: Sofia ha l’occasione di vivere una vita straordinaria, seguendo il proprio cuore e le proprie passioni.

Ha studiato relazioni internazionali, vive a Castel Ivano – un piccolo comune della bassa Valsugana – e d’estate si occupa di un rifugio insieme alla propria famiglia mentre nei mesi freddi arrotonda lavorando come barista in un bar in valle.

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Su Facebook ha una pagina da sogno, dove posta scatti che sembrano arrivare più dalle infinite praterie americane che dalle montagne del Trentino.

Per nostra fortuna, abbiamo avuto occasione di scambiare con lei qualche parola.

Ciao Sofia! Raccontaci un po’, da quanto tempo vai a cavallo? Com’è nata questa tua passione? Hai un passato agonistico?

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In famiglia non ho nessuno appassionato di cavalli, quindi la passione non saprei dire da dove è  arrivata, penso di esserci nata.

Ho cominciato a prendere lezioni da bambina in un maneggio vicino a casa, dove col mio maestro creai un grande rapporto di amicizia. Mi aiutò a cercare un cavallo e negli anni mi seguì a lavorarci insieme da casa. Gare non ne ho mai fatte, il mio sogno è sempre stato quello di attraversarmi tutte le montagne possibili e immaginabili col mio cavallo. 

Come mai le passeggiate in montagna?

Amo la montagna. Ci sono nata e cresciuta, e da quando ho preso la mia prima cavalla ho girato solo quassù. Non è semplice descrivere cosa si provi a cavalcare in alta quota nel cuore delle catene montuose. Percorrere chilometri, ore e ore senza vedere e sentire segno di civiltà.

Udire soltanto i ferri di cavallo scagliarsi sulle rocce del sentiero, avvistare animali selvatici di ogni genere: camosci che saltano tra costoni rocciosi, aquile che volano sopra la testa, marmotte che fischiano appena avvertono movimento estraneo in lontananza.

Fermarsi in qualsiasi punto e restare ammaliati dalla vastità del paradiso che ti circonda. Non vedi altro che montagna su montagne. Tutto ciò non ha prezzo, e mi sento molto fortunata ad avere la possibilità di accedervi ogni volta che posso.

Come si chiama il tuo cavallo? Vai sempre sola?

La mia cavalla si chiama Western Star, è un Haflinger di 12 anni. La salvai dal macello quando aveva 3 anni di vita, da allora è sempre stata la mia migliore amica, la mia compagna di qualsiasi viaggio. Molti criticano questa razza, e devo dar ragione al fatto che non sono cavalli nati per lavorare in campo, saltare gli ostacoli o spinnare in arena. Sono cavalli selezionati “sti ani” per arare la terra, tirare legname, vivere e mantenersi con lo stretto necessario che trovano al pascolo.

Sono fisicamente strutturati per vivere in montagna e attraversare sentieri che un cavallo comune faticherebbe a percorrere. A me piace, anzi amo, andare a cavallo in solitaria. Specialmente in montagna. Da poco sono rientrata da un trekking di tre giorni sulla catena del Lagorai: solo io, il mio cavallo e il mio cane Cody.

Non saprei dire perché amo starmene per conto mio, penso sia uno stile di vita con il quale ci nasci e ci convivi. In montagna voglio ascoltare il silenzio della natura, connettermi al 100% col mio compagno di viaggio. E se mi chiedete se ho paura mentre viaggio da sola, la risposta è assolutamente no. La mia cavalla ha il passo sicuro in montagna, dove non so passare mi affido a lei. È molto più esperta di me lassù.

L’unica esperienza in cui ho avuto timore è stata l’ultima: le notti che ho passato fuori sono state diverse dal comune. La prima notte avevo i lupi che ululavano a pochi chilometri da dove ero accampata con la tenda, e penso siano venuti a farci visita perché la cavalla era imbizzarita. La seconda notte abbiamo beccato un temporale devastante, ho trovato un riparo dove dormire, ma ho avuto paura tutta la notte per i  fulmini che cadevano a poca distanza da noi, per non parlare della grandine che Star si è presa gran parte della notte.

Ma sono anche queste disavventure a rendere unica e speciale ogni mia uscita in solitaria. Mi piace avere delle storie da raccontare.

Quali zone preferisci?

Io amo il Lagorai. Penso sia, in Trentino, uno degli ultimi posti ad essere rimasto completamente selvaggio. L’uomo non ci ha messo mano più di tanto, e spero non la metta mai. Forse è ancora poco conosciuto, poco turistico. Per questo è il pane per i miei denti. Meno persone vedo nelle mie attraversate d’alta quota, meglio è. 

Hai mai fatto esperienze all’estero?

Si, sono stata nel 2018 in Wyoming (usa) a lavorare in un ranch col bestiame. Spostavamo di giorno in giorno una media di 400 capi di Angus da un pascolo all’altro, per poi raggrupparli negli appositi corrals, selezionarli e spedirli all’asta.

L’America per chi ha la passione come me dello stile di vita country è il paradiso in terra. Un’esperienza unica, difficile da descrivere a parole. Ricordo il sibilo del vento soffiare su quelle praterie infinite, lo scorrere veloce delle nuvole, il rumore assordante di un silenzio assoluto nelle terre di nessuno. Ma soprattutto ricordo il cielo selvaggio di una grandezza surreale, sotto di esso il mondo sembrava decisamente più grande.

Come ti organizzi con il lavoro/vita di tutti i giorni?

Vado a cavallo quando posso. Avendo l’attività di famiglia riesco a ritagliarmi dei giorni all’inizio e alla fine della stagione estiva,  in stagione ovviamente il tempo manca. La passione non si ferma solo alle escursioni in montagna. Oltre a Star ho un puledro di un anno a casa. Entrambi vivono al pascolo tutto l’anno, e tutti i giorni tra un lavoro e l’altro che ne comportano ci passo insieme la maggior parte del tempo libero. Sono sempre stati la mia quotidianità.

Da quest’anno mi sono dedicata al mondo dei Rodeo, nello specifico al Ranch Bronc Riding. Per coloro che non conoscono questo sport, in poche parole devi montanare un cavallo addestrato a sgroppare, per 8 secondi. Sembra facile, non lo è! A marzo sono andata in Francia a fare una scuola specifica, da settembre spero di iniziare a partecipare ai Rodei veri e propri. 

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