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Trento

Chico Forti, lo zio Gianni: «Perchè chi ha promesso non ha mantenuto la parola?»

Le sicurezze della famiglia e degli amici di Chico cominciano a vacilllare dopo le mancate promesse e i lunghi silenzi

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La deputata Emanuale Corda (che da 8 anni sta seguendo il caso di Chico per il suo trasferimento in Italia) e il deputato Pino Cabras, si sono incontrati con lo zio Gianni (nella foto) per capire la situazione che ormai è bloccata dopo l’annuncio del 23 dicembre del 2020 del ministro degli esteri Luigi Di Maio.

L’annuncio del suo ritorno in Italia era stato scritto da Di Maio sulla sua pagina facebook: «Il Governatore della Florida ha accolto l’istanza di Chico di avvalersi dei benefici previsti dalla Convenzione di Strasburgo e di essere trasferito presto in Italia».

Le dichiarazioni trionfalistiche di Di Maio parlavano di trasferimento imminente di Chico Forti in Italia. Purtroppo però l’ex ministro degli esteri aveva fatto i conti senza l’oste. Anche la ministra Cartabia aveva dato delle speranze ma sono rimaste solo quelle.

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Gianni Forti, zio di Chico Forti (italiano condannato ingiustamente per omicidio negli USA e che ancora si trova in un carcere di massima sicurezza in Florida nonostante sia stato ampiamente dimostrato che il suo processo non è stato assolutamente un processo corretto) ha parlato di questa terribile situazione di stallo in cui si trova ora Chico, in questo arenarsi completo di azioni e parole che alla fine non ha portato a nulla. 

Gli interrogativi sono molteplici. Perché si è ancora in questa situazione? Perché chi aveva promesso (Ndr – Luigi Di Maio) che sarebbe Chico almeno rientrato in Italia come detenuto non ha mantenuto la parola data?

Gianni Forti che ormai da 23 anni lotta per portare a casa Chico comincia ad essere esasperato: «Tutto quello che è stato fatto negli anni per rivedere il processo è stato praticamente inutile perché tutte le azioni si sono ridotte in un nulla di fatto. La convenzione di Strasburgo per far rientrare Chico in Italia anche se come detenuto – a cui 3 anni fa lo stesso Chico si era appellato – aveva visto Chico ottenere una risposta favorevole. La sua istanza era stata accolta ma ora, dopo un anno e mezzo da quando il Ministro degli esteri aveva dichiarato di aver trovato terreno favorevole per farlo rientrare, Chico ancora sta negli USA. Bloccato in un carcere in cui non merita e in cui non dovrebbe assolutamente stare»Si sfoga lo zio Gianni

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Parenti e amici avevano le speranze a mille di vedere finalmente questo terribile incubo finire. Tuttavia, negli ultimi anni ogni scusa è sembrata buona per impedire a Chico di tornare a casa: il cambio di amministrazione negli USA, la pandemia e le restrizioni, il cambio amministrazione politica italiana. Tutto è tornato ad essere silenzioso. Un mare piatto che non può fare altro che preoccupare chi, come Gianni Forti, ha passato l’ultimo quarto di secolo a lottare e a combattere per permettere a Chico di rientrare almeno nella propria patria.

«Chico sta aspettando disperatamente tornare in Italia – spiega lo zio Gianni – ma ora sembrano esserci contrasti politici e/o documenti che mancano che non ne permettono il rientro. Puntualmente, quando è a un passo dal tornare a casa, ecco comparire qualcosa che glielo impedisce». Gianni Forti sta iniziando a veder vacillare la propria fiducia nelle autorità italiane ma anche in quelle americane che continuano a tirar fuori nuovi ostacoli burocratici. Un crudele gioco dettato da politiche errate e da troppi buchi di trama che non si vuol – a quanto pare – correre neanche il rischio di veder riempire.

E qui il suo appello: «parenti e amici conducono una battaglia ogni giorno, una lotta che vorrebbero veder combattuta con la stessa intensità anche da chi di dovere del governo italiano. Sotto l’aspetto giudiziario, questa situazione è davvero nebulosa (e Gianni lo ripete, sentenza e condanna erano e sono tutt’ora errate). La famiglia soffre di riflesso, non è solo Chico a soffrire, ma anche tutta la sua famiglia. Sarebbe bastato un solo documento per annullare il processo e ne sono stati presentati innumerevoli ma nulla è potuto cambiare».

Il deputato Pino Cabras ha poi preso parola, dichiarando che questa non è una storia di ingiustizia come tante, perché nella sua gravità riesce anche a produrre una sorta di energie positive: “Una Dannata Commedia”, volume dal titolo che è un richiamo dantesco alla Divina Commedia, è una graphic novel di Massimo Chiodelli. Un noir ironico che vuole portare all’attenzione del pubblico anche più giovane e meno informato, una storia che rischia di essere una storia di – come dice Cabras – “faldoni burocratici di una delle tante vicende kafkiane per cui la giustizia segue apparentemente un corso irrazionale contro le evidenze che invece arrivano dalla realtà. Sarebbe l’ennesimo caso di prototipo e invece è una storia particolarmente interessante, emozionante da conoscere. Perché è un ambiente dove si intrecciano inferno e paradiso, con una vicenda giudiziaria che ha avuto un seguito ed un corso pazzesco, che non ha tenuto conto di prove evidenti che nel suo svolgimento processuale non ha portato al massimo la difesa che ha coinvolto personaggi. Tutto mi sarei aspettato che di vedere un fumetto che mette tra i suoi personaggi anche Imposimato (grande giace, magistrato, politico e avvocato italiano che ha seguito anche il caso Moro, uomo dall’altissimo senso della giustizia che si era appassionato da questa Vicenza che è purtroppo rimasta ancora di fatto irrisolta dal punto di vista della giustizia stessa, risolta solo nelle logiche burocratiche che hanno seguito il loro corso negli USA) oltre che Gianni Forti.

C’è il bisogno di raccontare questa storia, di mantenerla viva, perché la giustizia prima o poi dovrà arrivare. Non si può stare in attesa, aggrappandosi a cavalli burocratici più o meno campati per aria solo per non permettere il rientro in patria di una persona che è bloccata in un paese straniero da una vita intera e per un motivo totalmente ingiusto.

 

 

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