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Trento

Pronto il nuovo disegno di legge sulla libertà educativa, Claudio Cia: «Stop alle follie gender»

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Nella foto il consigliere provinciale di Fratelli d'Italia Claudio Cia
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Il nuovo disegno di legge d’iniziativa dei consiglieri Claudio Cia (Fratelli d’Italia), Luca Guglielmi (Fassa), Alessia Ambrosi e Katia Rossato (Fratelli d’Italia) modifica la legge provinciale sulla scuola 2006 e garantisce una maggiore tutela della libertà educativa nelle scuole trentine. Approderà in commissione a breve per poi essere votato in aula.

Nelle nuove modifiche viene inoltre sancito il diritto di priorità dei genitori nella scelta del genere d’istruzione da impartire ai loro figli. Nella nuova legge quindi viene demolita la teoria Gender lasciando spazio alla promozione della fluidità di genere o dell’identità sessuale, con un occhio all’insegnamento che dissocia in modo chiaro e trasparente l’identità sessuale dal sesso biologico.

Un ritorno alle tradizioni culturali della scuola con uno stop alle idea «progressiste» della sinistra trentina che spesso – come ha spiegato anche il consigliere di Fratelli d’Italia Claudio Cia – ha usato gli studenti e i genitori per scopi ideologici e d’indottrinamento.

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E a riguardo delle nuove modifiche della legge provinciale sulla scuola abbiamo voluto fare alcune domande a Claudio Cia, consigliere provinciale di Fratelli d’Italia e uno del promotori della legge.

Perché questo disegno di legge?

«Assieme al Consigliere Luca Guglielmi (Associazione Fassa) e alle colleghe del Gruppo Consiliare di Fratelli d’Italia, su sollecitazione di molte famiglie trentine, preoccupate dell’utilizzo distorto che si possa fare del mondo dell’Istruzione, ho predisposto un Ddl al fine d’integrare la legge provinciale sulla scuola del 2006 per garantire una maggiore tutela della libertà educativa nelle scuole di ogni ordine e grado del Trentino».

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Quali gli obiettivi?

«Si tratta di un’iniziativa legislativa finalizzata da un lato a riaffermare l’importanza del diritto all’istruzione, la quale dev’essere indirizzata al pieno sviluppo della personalità umana e al rafforzamento del rispetto dei diritti umani e delle libertà fondamentali, dall’altro sancisce il diritto di priorità dei genitori nella scelta del genere d’istruzione da impartire ai loro figli, tanto più nel caso delle attività facoltative che non rientrano nel curricolo obbligatorio e che sono relative a temi sensibili come le attività relative all’educazione affettiva o sessuale, la salute riproduttiva, il genere e l’identità sessuale».

In questi anni in alcune scuole si è promossa l’ideologia gender all’insaputa delle famiglie….

«Proprio per questo motivo, con la nostra proposta di legge chiediamo che all’interno delle scuole trentine non sia consentita la realizzazione – con il coinvolgimento di studenti – di progetti o attività basati sulle prospettive di genere, che promuovano la fluidità di genere o dell’identità sessuale, oppure che insegnino a dissociare l’identità sessuale dal sesso biologico. Gli studenti vanno rispettati, protetti, e non usati a scopi ideologici e d’indottrinamento».

Il Consigliere Zanella (Futura) si è scagliato contro questo Ddl..

«Per lui esistono solo i suoi diritti, quelli del mondo da lui rappresentato; li definisce civili anche se non sempre lo sono, e vorrebbe che tutto ciò che risulta d’intralcio alla sua visione della società fosse cancellato. Noi riaffermiamo il diritto dei genitori ad essere partecipi nella scelta del tipo d’istruzione da impartire ai loro figli (cosa tra l’altro sancita dall’art. 26 della Dichiarazione universale dei diritti dell’uomo del 10 dicembre 1948) e lui s’inalbera».

Per quale motivo?

«E’ molto semplice, lui non crede alla famiglia fondata sul concetto di un papà e di una mamma aperti alla vita, pensa sia un concetto retrogrado, superato, frutto di condizionamenti culturali e religiosi da mettere nel cassetto. Per questo non riesce a concepire che qualcuno cerchi di tutelarlo, pensando invece che esso sia irrilevante e che pertanto non meriti alcuna tutela. Non meraviglia dunque che si sia scagliato contro una proposta di legge che riconosce alla famiglia il primato sull’educazione dei figli».

Vi accusano di voler discriminare, di essere dei fascisti. Cosa risponde?

«E’ tipico del modus operandi della sinistra etichettare e fornire patenti alle persone che non si esprimono secondo la vulgata diffusa nei loro salotti. Agendo in questo modo credono di essere giustificati nel non cercare un confronto. Più volte, nel mio percorso politico, mi sono sentito dare del fascista, omofobo, retrogrado quando ho aperto bocca – sempre in maniera rispettosa delle posizioni e delle convinzioni altrui – su questo tipo di temi, vedendo gli avversari politici ricorrere a metodi, questi sì in alcuni casi fascisti, pur di contrastarmi».

Non c’è il rischio che questa legge leda l’Autonomia delle scuole trentine?

«La nostra legge non mina l’Autonomia scolastica, non vuole mettere il bavaglio agli insegnanti trentini, ma valorizzando appunto quello che è il patrimonio di conoscenza e di capacità dei professionisti che lavorano nel mondo della scuola, punta a far sì che – come ci consigliano gli specialisti dei processi educativi, formativi e apprendimento – si riesca a sviluppare appieno il potenziale dei nostri studenti e a soddisfare i loro reali bisogni educativi, senza sfruttare l’Istituzione scolastica e l’impossibilità di difendersi degli studenti in un eventuale confronto su tali temi (soprattutto per quanto riguarda i più piccoli) per organizzare un momento dedicato all’indottrinamento delle future generazioni, quelle che già compongono la società di oggi, ma che avranno un ruolo fondamentale in quella di domani. Se difendere i diritti dei più piccoli è considerato fascista, allora forse è il caso di potenziare la formazione scolastica nell’ambito dello studio della storia del ‘900 italiano. Il fascismo è stato ben altra cosa».

Cosa risponde a coloro che affermano che le teorie gender non esistono, che ci si preoccupa per nulla?

«Ma se le teorie gender non esistono, allora perché la sinistra si scalda tanto? Perché nella scorsa Legislatura il centrosinistra autonomista ha profuso un così grande impegno in una proposta di legge, poi naufragata solo grazie all’ostruzionismo effettuato da chi allora sedeva sui banchi della minoranza? Le teorie gender non sono “presunte”, ma rappresentano un pericolo serio e concreto che corrono i nostri bambini. Non siamo noi i cattivi e soprattutto non vogliamo alcuna discriminazione verso le persone o il loro orientamento sessuale.

Le nostre intenzioni sono mirate solamente a proteggere i più piccoli dall’indottrinamento, a distinguere il ruolo della scuola e a ribadire il primato della famiglia nell’educazione dei figli. Le folli teorie gender sono il mostro da combattere assieme e verso il quale fare ostruzionismo per evitare che i nostri bambini siano chiamati a scegliere la propria identità sessuale tra 52 “generi” diversi, con pericolosissimi risvolti sulla loro salute psico-fisica. Fa specie che poi lo Stato sia costretto ad offrire il bonus per lo psicologo».

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