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Val di Non – Sole – Paganella

Il ricordo di Giacomo Matteotti a Comasine, paese d’origine della famiglia

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Anche quest’anno a Comasine, piccola frazione di Peio, è stata ricordata la figura di Giacomo Matteotti, rapito e ucciso da una squadra della Polizia Politica Fascista il 10 giugno 1924 a Roma in Lungotevere Arnaldo da Brescia.

Il suo corpo venne ritrovato il 16 agosto alla Quartarella, 25 chilometri fuori Roma. Di quell’efferato delitto si assunse la responsabilità lo stesso Benito Mussolini. Precedentemente, il 30 maggio 1924, Matteotti aveva preso la parola alla Camera per contestare i risultati delle elezioni tenutesi il 6 aprile.

Stava inoltre svolgendo delle sue indagini sulla corruzione del governo, in particolare sulla vicenda delle tangenti della concessione petrolifera alla Sinclair Oil. Matteotti aveva proseguito denunciando una nuova serie di violenze, illegalità e abusi commessi dai fascisti per riuscire a vincere le elezioni.

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La famiglia Matteotti era originaria di Comasine in Val di Peio e già nel 1772 ricevette la concessione d’usufrutto di “unam mineram ferream” nelle località Gardané (Garzané, Gardené), Boài, Vasi, Bandalôrsi e Staviôn direttamente dal principe vescovo di Trento.

A coloro che ricevevano l’investitura era concesso il permesso di «fregiare le proprie case e ferriere dello stemma del principato, di portar armi, tagliar legna e far carbone». Erroneamente, quindi, nella biografia di Giacomo Matteotti viene riportata l’origine “modesta” della famiglia e sulla casa ristrutturata qualche anno fa dall’amministrazione comunale di Peio è evidenziato proprio lo stemma dei Matteotti.

Giacomo Matteotti nacque il 22 maggio 1885 a Fratta Polesine (Rovigo), dove il nonno Matteo si era trasferito definitivamente dopo alcuni anni di pendolarismo da Comasine, paese che aveva dato i natali anche al papà di Giacomo, Girolamo.

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Puntualmente, come detto, anche il 10 giugno di quest’anno il Circolo Culturale Giacomo Matteotti e l’amministrazione comunale di Peio si sono fatti promotori di una significativa cerimonia con la deposizione di una corona sulla facciata della casa della famiglia Matteotti, alla presenza di molte autorità locali e provinciali.

Il presidente del Circolo e dell’Asuc di Comasine Pierluigi Pedergnana ha ringraziato i presenti per la sentita partecipazione, introducendo l’intervento del vicesindaco di Peio Paolo Moreschini che ha riassunto la storia della famiglia Matteotti.

Sono seguite le parole del presidente dell’Anpi Mario Cossali, di Alessandro Pietracci e dell’ex sindaco di Peio Angelo Dalpez.

In tutti gli interventi è stata riportata l’attualità del “pensiero Matteotti”, quello di un uomo che è stato protagonista non solo della lotta antifascista, ma anche di tante battaglie politiche e sociali, dando un contributo importante alla formazione degli amministratori, occupandosi dei lavoratori, delle leghe contadine e della diffusione degli esempi cooperativi.

L’esperienza politica di Matteotti, vissuta nel segno di una rigorosa tensione etica, e la sua coraggiosa battaglia contro il fascismo, ne hanno fatto un simbolo di libertà, di resistenza alla violenza, di sacrificio per il bene comune. Un simbolo conosciuto e ammirato dentro e fuori i confini del nostro Paese, al di là delle appartenenze politiche e ideologiche.

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