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Trento

I giovani contro l’Italia: manca un vero punto di incontro

I giovani che se ne vanno dall’Italia, ecco perché

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Quando si va all’estero – che sia una vacanza altri motivi – spesso e volentieri le persone che si incontrano vanno ad idealizzare l’Italia come un paese festaiolo, che vive di cultura, di buon cibo e di splendidi paesaggi.

Di fatto, non c’è nulla di sbagliato in questo. Solo che, questa, è solo una delle due facce della medaglia, ovvero quella riguardante i lati positivi.

L’Italia ha tantissimi pregi a livello di benessere e di cultura, su questo non c’è dubbio. Ma allora perché tantissimi giovani pensano ad andare via da questo paese, alla ricerca di lavoro e fortuna fuori dai confini di questo bel paese? Cosa manca all’Italia? Perché non riesce a offrire delle condizioni adeguate al fine che i giovani restino in patria?

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Leonardo – un ragazzo che da poco ha superato i 30 anni – ha di che dire riguardo all’Italia e al lavoro per i giovani. Laureato in Scienze dell’Investigazione, è riuscito a trovare lavoro nella sua area di studio ma il suo motto è “mai dire mai“.

“La domanda “Cosa pensi dell’Italia e del lavoro per i giovani?” è una di quelle a cui è difficile dare una risposta. Da una parte abbiamo l’Italia che “non è un Paese per giovani” (basti guardare quanti dinosauri restano ancorati al loro posto, pubblico o privato che sia), mentre dall’altra abbiamo giovani che non hanno voglia di lavorare, perché ambiscono a un massimo guadagno col minimo o nessuno sforzo. Nel mezzo ci sono, sicuramente, anche tanti ragazzi e ragazze che vivono una vita precaria seppur in possesso di doti, titoli e quant’altro, ma che non riescono a sfruttarle al meglio.

Il sistema universitario, per certe facoltà, non è al passo con i tempi. Il canale università-lavoro dovrebbe essere migliorato, in modo tale che una volta usciti dalle università, si possa perseguire sulla strada che ti porta, in maniera direi naturale, all’occupazione di un posto di lavoro (fisso).

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Come ho già anticipato prima, al giorno d’oggi, i giovani vogliono tutto e subito. Il sacrificio, la passione e l’etica lavorativa non esistono quasi più. Gli viene spruzzato negli occhi che è molto più facile guadagnare diventando un “influencer”, invece di costruirsi una propria identità lavorativa che dia soddisfazione. Prima ho scritto che ci sono molti dinosauri in Italia, ed è vero, ma poi mi chiedo anche – guardando i giovani – come sarà la futura classe dirigente italiana?

Photo by Artur Tumasjan on Unsplash

Maximilian, un 28 enne di Vipiteno, ci ha invece raccontato la sua esperienza che lo ha portato prima in Germania e poi Oltreoceano. “Sono partito per lavoro, alla ricerca di migliori opportunità e per alzare il mio livello personale almeno per quanto riguarda il lavoro. Volevo anche conosce altre culture, più gente internazionale e creare una rete di conoscenze che mi potesse spronare a migliorarmi costantemente.

Sono partito per la Germania nel 2017 e poi per gli USA nel settembre 2018. La qualità della vita è meglio in Europa. Arrivando da un paese piccolo come Vipiteno, ero sempre alla ricerca di una vita che andasse a contrastare la monotonia e la routine dei piccoli paesi. Le città italiane hanno più cultura, storia… e poi si mangia bene. Però nelle piccole realtà  manca sempre quella voglia di rinnovarsi, le idee per farlo e lo occasioni per realizzare i propri sogni.

Tra giovani e stato non c’è mai una comunicazione buona, lo stato pretende e i giovani non vogliono più lavorare tanto per ottenere poco. Manca dialogo ed equilibrio.”

Photo by Michał Parzuchowski on Unsplash

Sono partito nel 2018 per gli Stati Uniti e prima della pandemia sono andato in Australia – racconta poi Luca – In Trentino (e anche in altre regioni) faticavo a trovare un lavoro sia nel mio settore di studi che nella ristorazione. Ma il problema non era tanto il lavoro che sembrava impossibile da trovare, erano le condizioni che venivano offerte.

Nel mio caso avevo uno stipendio abbastanza buono, ma non c’erano orari fissi (o meglio, c’erano ma vigeva la regola del “se poi capita di farne in più è normale” e con questa scusa finivo per lavorare praticamente sempre, mattina – pomeriggio – sera. All’epoca ero giovane, avevo 23-24 anni. Non si può chiedere di lavorare e basta a un ragazzo che deve ancora capire bene chi è e cosa vuol fare per il resto della sua vita e che magari sta ancora studiando all’Università. 

Non so se tornerò in Italia. Ho visto che tanti si lamentano che i giovani non vogliono più lavorare e che preferiscono il reddito di cittadinanza. Forse può essere vero ma per pretendere lavori stagionali con orari impossibili e uno stipendio che sembra più la carità allora li capisco. Ma non è solo colpa di questi titolari: ci vogliono anche i sacrifici, e molti giovani – specie dopo anni di pandemia – non sono più abituati a rinunciare a qualcosa, pretendendo quindi senza dare nulla in ritorno e credendo che tutto sia loro dovuto.

Photo by Suganth on Unsplash

 

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