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Trento

Affluenza alla urne in crisi: il flop della politica. Ecco le cause

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Disamine fatte da intelligenze «superiori» nei vari talk show, pareri più o meno autorevoli detti da giornalisti, sondaggi trasversali cercano di capire da anni il perché i cittadini non vadano più a votare.

L’affluenza alle elezioni politiche è in calo dal 1987. Il minimo è stato raggiunto nelle ultime elezioni con il 72,50% di votanti, il massimo invece nel 1976 dove, udite udite, ad entrare dentro le urne furono oltre il 93% degli italiani. 

Quest’ultimo dato è tanto più importante se si considera che per quasi 50 anni l’Italia ha avuto tassi di partecipazione al voto che facevano impallidire quelli degli altri Stati europei.

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Uno dei motivi, ma non solo, di questa costante disaffezione alla politica è da ricercare nei comportamenti dei nostri parlamentari. Non a caso in questa ultima legislatura (la 18°) c’è stato un vero record di cambio di casacche.

I voltaggabbana insomma l’hanno fatta da padroni. Dall’inizio di questa legislatura (marzo 2018) quelli che sono stati eletti in un partito e che poi sono passati ad un altro sono stati esattamente 302, con una media di 6,5 cambi di casacca al mese, uno ogni 5 giorni.  Nell’ultimo anno poi i voltaggabbana hanno messo il turbo e in 126 sono passati ad altri partiti con una media record di 11 al mese, uno ogni 3 giorni.

La giravolte e i walzer spesso sono molteplici, molti parlamentari infatti cambiano 2 o 3 partiti o gruppi parlamentari. Il record rimane saldamente nelle mani del senatore Gianni Marilotti (eletto con il M5stelle) che ha fatto ben 5 salti della quaglia e che ora dopo un vagare per tutte le ali del parlamento ha trovato casa (per ora) nel PD.

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Sia ben chiaro, tutto lecito, la nostra costituzione infatti non vieta questi cambi perché in fondo cambiare idea è anche giusto. Ma per 5 volte suona un pochino come presa in giro e particolarmente irritante. 

E pensare che quest’ultima legislatura con l’avvento dei M5stelle voleva essere un cambio di marcia, un apriscatole in grado di cambiare il parlamento ed invece si è rilevata la peggiore in assoluto dalla nascita della nostra Repubblica. Un condensato di liti, meschinità, risse nelle commissioni, la nascita di nuove sigle sconosciute e chi più ne ha ne metta.

Il mancato interesse da parte degli stessi politici eletti dai cittadini si materializza per esempio il 22 dicembre del 2021 quando il ministro parla dei morti sul lavoro davanti al deserto oppure il 13 dicembre dello stesso anno quando si parla dell’eutanasia davanti ad un’aula tristemente vuota.

Anche per questo la gente non entra più nelle urne: ho degli amici grillini che anni addietro davano lezioni di valori a tutti, insegnavano come si fa vera politica, dispensavano insulti sulla casta «corrotta», che volevano distruggere e ricostruire un sistema.

Ricordate? Volevano restituire la politica ai cittadini. E poi sono finiti nella casta e ai cittadini hanno restituito solo umiliazioni e delusioni. Ora questi «amici» grillini non parlano più, quando si discute di politica abbassano gli occhi e dicono: «basta, ora non andremo più a votare, siamo stufi».

Alle ultime elezioni amministrative dove si votava per i comuni, e siamo nell’ottobre del 2021, si sono recati alle urne solo il 54% degli aventi diritto. Record negativo di sempre. il 16 gennaio 2022 a Roma per scegliere il sostituto dell’onorevole Roberto Gualtieri eletto sindaco sono andati a votare l’11% dei romani.

Pensate che il primo aprile del 2020 (e non è un pesce) un nutrito gruppo di assenteisti hanno chiesto di tenere aperto un Parlamento in cui non hanno mai messo piede. C’è davvero da ridere.

Si era fatto largo l’idea persino di votare a distanza senza nemmeno andare in parlamento, standonese tranquillamente a casa sul divano ma per fortuna l’ipotesi fu stroncata sul nascere.

Ma se messa ai voti, sono sicuro che a colpi di «fiducia» sarebbe passata anche quella. Incongruenze, contaddizioni, incorenza: speriamo che nel marzo del 2023 tutto cambi, ma per davvero e non solo con le parole di gattopardiana memoria.

Un post scriptum per concludere questo articolo: i parlamentari con maggiori presenze del Trentino Alto Adige sono Diego Binelli, Vanessa Cattoi e Mauro Sutto, tutti della Lega. Loro si sono seduti in aula sempre con oltre il 97% delle presenze. Per loro insomma, di chiudere il parlamento non se ne parla proprio.

I più assenti del parlamento? Comanda Forza Italia con la Brambilla che ha collezionato il 99,15% di assenze e Antonio Angelucci con il 96,60 %. Questi il parlamento forze non l’hanno visto nemmeno in cartolina e alla faccia dei contribuenti italiani.

Qui la fonte (openpolis parlamento) di presenze e assenze dei parlamentari italiani 

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