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Trento

Tra cinquant’anni 12 milioni di italiani in meno. I migranti non colmeranno questo divario

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Siamo il secondo Paese al mondo che conta più vecchi, si vive di più e anche meglio, ma non c’è ricambio generazionale con un tasso di fecondità sempre più basso tanto da arrivare (e non da oggi) ad una media di 1,5 figli per donna.

In questa situazione si entra in una trappola demografica che mette a repentaglio i livelli attuali di benessere e di welfare. Un dato significato è la previsione dell’Istat per il 2070: gli italiani saranno 47 milioni, 12 in meno della cifra attuale.

E nemmeno i movimenti migratori riusciranno a colmare questo divario. Cosa serve all’Italia? Una vera politica a sostegno della famiglia e di un modello nuovo di accoglienza ed integrazione degli immigrati all’interno di un disegno complessivo sulla sostenibilità dei modelli sociali.

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“Demografia, immigrazione e condizione femminile” lo stimolante tema proposto al Festival dell’Economia di Trento attorno al quale si sono confrontati, con il coordinamento di Alberto Orioli vicedirettore Il Sole 24 Ore, Gian Carlo Blangiardo presidente Istat, Anna Cristina D’Addio Senior policy analyst Unesco, Alessandro Rosina docente all’Università Cattolica del Sacro Cuore, Stefano Scarpetta Oecd-Organizzazione per la cooperazione e lo sviluppo economico e Laura Zanfrini, docente Università Cattolica del Sacro Cuore e responsabile settore economia e lavoro Fondazione Ismu.

L’analisi su un tema così vasto e complesso ha preso le mosse dai dati che parlano di un invecchiamento della popolazione italiana con tutti i problemi che ne derivano. “Dal 1977 l’Italia vive sotto il ricambio generazionale con 1,5 figli per donna. Di questo passo – ha affermato Blangiardo – abbiamo calcolato che tra cinquant’anni gli italiani saranno 12 milioni in meno. L’aspettativa di vita aumenta e ci troveremo 1,6 milioni di ultranovantenni con tutto ciò che ne consegue anche dal punto di vista economici: strutture in grado di ospitarli (visto che non ci saranno più le famiglie per accudirli), medici, farmaci… Crescono le famiglie con soggetti soli anziani e fra vent’anni sarà il delirio”.

“Da quarant’anni – ha aggiunto Rosina – assistiamo a squilibri demografici che ci portano dentro una trappola demografica (meno nascite e meno genitori domani) con un avvitamento verso il basso dalla quale si può uscire con misure efficac. La prospettiva è l’impossibilità di mantenere i livelli di benessere e di wefare”. I giovani sono sempre meno e, considerati gli scarsi investimenti su di loro, vanno in altri Paesi “dove trovano terreno fertile per il lavoro e magari per formare una famiglia e fare dei figli” ha aggiunto. Questo è, almeno in parte, il risultato “di politiche sbagliate” come evidenziato da Scarpetta.

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Un potenziale enorme su cui investire sono le donne lavoratrici e la formazione scolastica dei ragazzi. Per quanto riguarda le donne “fino ai 30 anni il tasso di occupazione in Italia è simile a quelli di Francia e Svezia. Ma quando le donne si assentono magari per fare un figlio non rientrano più o se tornano trovano posizioni lavorative precarie – ha puntualizzato Scarpetta – Per quanto riguarda i ragazzi la scuola deve investire di più sulla formazione di tecnici di qualità. Inoltre la transizione per un futuro di forme ibride di lavoro (smart working e in presenza) deve essere gestita con le parti sociali e non lasciata solo al mercato del lavoro“.

Lavoro e famiglia: quanto è difficile conciliare le due esigenze? Tanto perché in Italia negli anni “si sono adottate misure frammentarie, stop and go, che non vanno bene – ha affermato D’Addio – La pandemia ha accentuato le disuguaglianze e ora più che mai è necessario un piano di politiche, coordinato magari con vari ministeri, a lungo periodo che mettano al centro la famiglia, per garantire alle donne le stesse opportunità lavorative degli uomini e ai maschi di occuparsi anche loro dei figli. Parlare di natalità non significa parlare solo di asili nido: sono necessari fondi (come farà il Pnrr) ma anche un cambiamento di mentalità”.

Ma gli immigrati, ci si è chiesti, sono una soluzione o una parte del problema dell’andamento demografico? Secondo quelle che ha definito Zanfrini “tre retorichesono la soluzione: “Sono più giovani e quindi fanno più figli, fanno il lavoro che gli italiani non vogliono fare, ci pagheranno le pensioni. L’immigrazione è stata una soluzione ma sta diventando una parte del problema visto che c’è un modello di integrazione bassissimo i cui nodi stanno arrivando al pettine: guadagnano in media il 38% in meno dei lavoratori italiani,  vivono grazie al lavoro nero e la dispersione scolastica è altissima. Ad un’analisi più attenta troviamo che i problemi degli immigrati sono i problemi della società italiana. Ed è per questo – ha concluso la docente universitaria – che dobbiamo ragionare sull’immigrazione all’interno di un disegno complessivo sulla sostenibilità di modelli sociali”.

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