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Italia ed estero

Lampesusa al collasso: nei primi 5 mesi del 2022 sbarcati il 30% di migranti in più rispetto al 2021

È allarme dopo gli ultimi degli sbarchi dari diffusi dal Viminale

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Solo nei primi 5 mesi del 2022 sono sbarcati 20.028 migranti sulle coste d”italia, esattamente il 30 % in più dello stesso periodo del 2021.  I dati sono stati forniti dal Viminale e riguardano gli sbarchi «riconosciuti» a cui vanno aggiunti i barchini che trasportano i migranti sulle coste che poi spariscono nel nulla.

Arrivi senza fine che continuano al ritmo di oltre 200 persone al giorno e che si intesificheranno ancora di più con l’arrivo dell’estate.  Nel 2022 al primo posto negli arrivi in Italia ci sono gli Egiziani, seguiti dai cittadini del Bangladesh, della Tunisia, dell’Afghanistan e della Siria. In nessuno di questi paesi oggi c’è la guerra. 

Sono ormai un lontano ricordo i  soli 5.358 migranti sbarcati nei primi 5 mesi del 2020 (minimo storico dal 1990 in poi) quando al timone del Viminale c’era Matteo Salvini. 

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La situazione dell’hotpost di Lampedusa è al collasso. Sono oltre 800 gli ospiti dentro delle strutture che potrebbero contenerne si e no 300 forse.

Sacchi della spazzatura sparsi ovunque, cestini colmi accanto ai materassi lasciati a terra su cui molte persone migranti sono costrette a dormire, donne e uomini stipati insieme, quantità di cibo scarse, vestiti appesi ad asciugare perché i cambi non ci sono per tutti. Appare così, in queste settimane, l’hotspot di Lampedusa. A denunciarlo in una lunga dichiarazione riportata da Ansa è il deputato Pd Erasmo Palazzotto.

“Una condizione di sovraffollamento inaccettabile a maggior ragione con lo strumento delle navi quarantena ancora attivo per trasportare persone sulla terra ferma. Dallo scorso mese di marzo, inoltre la struttura è gestita da Badia Grande di Trapani, un colosso dell’accoglienza fondato nel 2007 da don Sergio Librizzi, ex numero uno della Caritas di Trapani, in carcere dopo una condanna definitiva a 6 anni per induzione alla corruzione – continua Palazzotto -. Oltre alle condizioni disumane a cui gli ospiti sono costretti, il disagio è manifestato anche dai dipendenti della cooperativa che denunciano di non ricevere lo stipendio con regolarità, turni massacranti e mansioni imposte in assenza delle certificazioni necessarie. Ma davvero dopo 20 anni di esperienza di sbarchi, siamo ancora a questo punto? Nemmeno abiti puliti garantiti a persone sopravvissute ad una traversata in mare. E’ vergognoso”.

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Gli altissimi numeri di migranti che arrivano in Italia dal 2011 in poi polarizzano da anni il dibattito politico. C’è chi chiede una maggior collaborazione e solidarietà europea nella gestione degli arrivi, chi sottolinea la valenza umanitaria della crisi, chi invece si concentra sulle questioni legate alla sicurezza sul territorio aperte dall’immigrazione irregolare.

La verità è che dall’Europa non è mai arrivato nessun aiuto e che negli ultimi 10 anni la sicurezza della comunità italiana è peggiorata, e di molto anche.

Dal 2015 in Italia parte il vero boom di arrivi via mare con 153.842 migranti. Nel 2016 è nuovo record: 181.436 sbarchi, molti dei quali dalla Nigeria. Nel 2017 la cifra scende a 119.369.

Quell’anno il governo italiano, nel tentativo di contrastare l’immigrazione irregolare in arrivo soprattutto dalla Libia, approva il decreto Minniti, che prevede regole più severe in tema migratorio.

Tra queste la creazione di 20 centri per l’espulsione di stranieri non in regola. Ma alla fine gli sbarchi continuano ad aumentare. 

Nei due anni successivi gli sbarchi diminuiscono sensibilmente. Nel 2018 sono 23.370, nel 2019 – quando l’accordo italo-libico viene rinnovato dal ministro degli Esteri Luigi Di Maio – sono 11.471, molti dei quali di nazionalità tunisina.

Nel 2020 gli arrivi via mare salgono a 34.154. Gran parte viene dalla Tunisia, dove scoppiano nuove proteste contro la crisi economica e la corruzione della politica. Gli sbarchi diventano quasi il doppio nel 2021, quando il Viminale registra 67.040 persone sbarcate, in particolare di nazionalità tunisina, egiziana e bengalese.

 

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