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Valsugana e Primiero

Passeggiate alla scoperta della storia di Levico Terme e Castel Selva, ogni giovedì pomeriggio da maggio a settembre

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Panorami, scorci inusuali, storia e curiosità di Levico Terme e Castel Selva con l’accompagnatore del territorio Maurizio Fernetti, una camminata effettuata ogni giovedì pomeriggio dal 19 maggio fino a settembre 2022.

Presso l’APT Valsugana Lagorai è disponibile la nuova mappa dettagliata di Levico Terme con il tracciato delle 9 passeggiate e relativi tempi di percorrenza, un servizio utile a turisti e visitatori per conoscere le bellezze del territorio in modo più approfondito.

Iniziando dalla semplice passeggiata del Rio Maggiore che collega in dieci minuti il centro storico di Levico Terme con il lago omonimo, l’elenco prosegue con la Strada dei Pescatori – Forte delle Benne – Chiesa di San Biagio – Parco delle Terme “Asburgico” – Della Canzana – Alla Torre Belvedere – Giro del Lago di Levico – Castel Selva.

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La località turistica di Levico Terme è situata a 500 metri s.l.m. nel Trentino Orientale e il suo nome deriva da laevus vicus, col significato di villaggio a sinistra del Brenta.

Ultimo paese della Diocesi di Feltre, si è affermato nel periodo della Belle Epoque tra fine ‘800-inizio ‘900 come centro termale ai piedi del Monte Panarotta, esposto al sole e circondato da montagne che non incombono.

Il lago di Levico insieme al lago di Caldonazzo sono binati e balneabili, un unicum a sud delle Alpi e anche per il 2022 è stato riconosciuto l’impegno nella promozione di un turismo sostenibile ad elevata naturalità con l’assegnazione della Bandiera Blu d’Europa.

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La presenza dell’elemento acqua caratterizza questo territorio, infatti dai due laghi e dal torrente Centa nasce come emissario il fiume Brenta, con pendenza minima l’acqua scorre lenta, è il regno delle acque limpide affioranti.

I terreni intrisi d’acqua favoriscono lo sviluppo di vegetazione palustre con piante molto rare tra cui le orchidee selvatiche. Il Biotopo Inghiaie è una autentica oasi per la fauna ed ospita un gran numero di specie, in particolare anfibi e uccelli acquatici.

Per permettere la visita a questa interessante area è stato realizzato un apposito sentiero collocato nei pressi della frazione di S. Giuliana di Levico.

Al tempo della Serenissima il fiume Brenta era un canale navigabile, che metteva in comunicazione le Alpi con il mare Adriatico, territorio di transito di persone e merci. Ma Il fiume era già famoso in epoca preistorica e lo divenne ancora di più sotto i Romani.

A livello europeo la Brenta è inserita all’interno della Rete Natura 2000 per la sua importanza ambientale e culturale: una vera e propria oasi naturale con paesaggi incantevoli, che fanno da cornice alla ormai famosa ciclabile della Valsugana.

Sono presenti grandi estensioni di terreni, terrazzamenti, boschi e pascoli considerando anche il territorio di Barco, S. Giuliana e Altopiano di Vezzena, dove sono attive 14 malghe, conquistate dopo secoli di guerre contro i Vicentini. La salubrità del luogo per la presenza di iodio l’ha reso ideale per le colonie estive di Levico.

Interessante è l’approfondimento della nostra guida sulla storia delle antiche contese confinarie: infatti Passo Vezzena è da secoli il territorio migliore per il pascolo date le condizioni climatiche ottimali e il foraggio.

Oltre Asiago, l’Altopiano dei 7 comuni comprende Rotzo, Roana, Lusiana Conco, Gallio, Foza ed Enego. Nel ‘400 Rotzo vende la porzione del suo territorio agli abitanti di Levico creando disaccordo tra gli altri sei comuni della magnifica comunità.

Iniziano così contese, ruberie e guerriglia forestale, trafugamenti di bestiame e pestaggi anche ai danni dei levicensi. Alla fine del ‘600 la sentenza roveretana mise fine alla contesa, con tanto di “giuramento sulla Bibbia”, determinando l’assegnazione definitiva del territorio di Passo Vezzena al comune di Levico.

La camminata attraverso il centro storico conduce alla piazza della chiesa del Redentore, la più imponente della Diocesi di Trento dopo la Cattedrale di S. Vigilio, costruita su disegno dell’arch. Leopoldo Claricini al posto dell’antica pieve dei Santi Vittore e Corona.

Restano nelle navate laterali i preziosi e antichi altari della vecchia chiesa in un trionfo di marmi dai colori variegati. Il campanile in stile neobizantino sul lato sud porta il Monumento ai caduti di tutte le guerre.

Girovagando tra i vicoli meno conosciuti del centro, scopriamo il luogo dove un tempo sorgeva l’antica fontana ottagonale, poi collocata in piazza Venezia. In un antico portico notiamo un’opera d’arte del 1473, la Madonna con bambino benedicente.

Lungo il corso principale la guida ci indica gli architravi del 1535 trafugati da Castel Selva con lo stemma del potente principe vescovo Bernardo Clesio (due leoni e l’aquila).

Arriviamo all’entrata principale del Parco Asburgico, Grand Hotel Imperial e Villa Sissi, dove la leggenda racconta che la principessa vi abbia soggiornato.

I Levicensi sono particolarmente affezionati alla Chiesetta della Madonna del Pezzo, a fianco della quale un tempo sorgeva il cimitero, poi destinato altrove.

L’abitato di Selva si trova ai piedi di Castel Selva, per raggiungerlo proseguiamo la camminata per un paio di chilometri fino alla piazza del paese, per poi salire al castello attraverso la via Fonda dove sono ancora evidenti le paratie che un tempo facevano da barriera in caso di piogge intense o inondazioni.

Accanto alla chiesa dei Santi Fabiano e Sebastiano del XV^ sec. si trova una fontana che riporta incisa nel marmo la grande mappa della Valsugana.

Castel Selva era un’antica fortificazione romana inserita lungo Via Claudia Augusta Altinate che l’esercito romano percorreva in 14 giorni fino all’Adriatico.

I castelli avevano importanti funzioni per le amministrazioni locali: riscossione di tasse, far rispettare la legge, abitazione fortificata del capitano o preposto, ma anche gli abitanti potevano asserragliarsi e difendersi dal tiranno di turno, come Romano d’Ezzelino che per ben due volte mise a ferro e fuoco la Valsugana.

Transitando lungo il viottolo che conduce al castello si può notare il bellissimo arco con lo stemma del principe vescovo di Trento.

Rimangono pochi elementi che ricordano lo sfarzo dell’antico maniero di Selva ristrutturato circa dieci anni fa con un intervento conservativo, la nostra guida ci invita ad immaginare l’eleganza dell’antico maniero trasformato in una dimora principesca.

Superato l’ingresso principale si ergeva un bastione munito di feritoie per la difesa delle guardie, una torre e il Mastio. A destra del cortile interno sorgeva l’abitazione del personale di servizio, in tutto il complesso predominava la pietra nelle tonalità bianco e rosso (i colori araldici del principe vescovo), oltre alla cappella un piccolo campanile con orologio, il cammino di ronda, la cucina e la cisterna per l’acqua potabile indispensabile in caso d’assedio.

Castel Selva risale al XII secolo e durante il XVI secolo fu decorato in maniera sontuosa dal principe vescovo Bernardo Clesio che ne fece la sua residenza estiva, e proprio per questo durante il Concilio di Trento vennero ospitati molti emissari giunti per assistere ai lavori, tra cui Marcello Corvini (futuro papa Marcello II) e Reginald Pole, arcivescovo di Canterbury assieme al principe vescovo Cristoforo Madruzzo e al segretario del Concilio, Massarello.

ll Concilio di Trento (1545-1563) fu convocato dalla Chiesa cattolica per reagire al diffondersi della Riforma protestante di Martin Lutero. Importante il contributo di Bernardo Clesio, ricordato per aver promosso lo sviluppo della cultura rinascimentale in una città di stampo ancora medievale come Trento.

Nel 1784 il Comune di Levico acquista Castel Selva in stato di abbandono, le pietre vengono utilizzate per costruire e abbellire le case del paese.

Dopo la visita panoramica al castello si può ritornare a Selva con un percorso ad anello di circa mezzora.

Ricordiamo che domenica 22 maggio 2022 si svolge la Giornata Nazionale ADSI (Associazione Dimore storiche italiane) in collaborazione con l’APT Valsugana mediante un itinerario tra quattro dimore storiche: Castel Pergine, Castel Ivano, Palazzo Buffa, Castel Telvana.

Tale iniziativa è una preziosa occasione per sensibilizzare e valorizzare i luoghi dell’immediato territorio non solo sotto il profilo socio-culturale, ma anche dal punto di vista economico mirando a creare un indotto e un volano turistico rilevante.

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