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Fiemme, Fassa e Cembra

Cammini di storia tra vigne, castelli e antichi borghi della Val di Cembra

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Le Piramidi di Segonzano sono un fenomeno naturale causato dall’azione erosiva dell’acqua in presenza di un terreno poco compatto. La valle di Cembra è scavata dal rio Regnana che dall’Altopiano di Pinè confluisce più a valle nel torrente Avisio, un tipico esempio di ambiente dinamico.

Nel corso della storia il territorio è stato interessato da importanti fenomeni geologici tra cui le glaciazioni, che hanno generato queste particolari strutture alte circa 40 metri. La forma classica di una piramide è quella di un tronco a cono sormontato da un masso, oppure a cresta o a canne d’organo.

Se una Piramide fosse priva del “cappello”, si sgretolerebbe a causa delle precipitazioni atmosferiche.

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Nell’autunno 1882 in Trentino avvenne una grande alluvione che causò notevoli danni, nel paese di Piazzo travolse mulini e case. Su iniziativa dell’Amministrazione austriaca furono costruite briglie di contenimento (grossi muraglioni) per frenare la forza demolitrice dell’acqua.

Seguirono altre due alluvioni memorabili: nel 1966 e nel 2018.

Alla vigilia del trekking organizzato dalla Rete di Riserve Val di Cembra Avisio  il 14 maggio 2022, una nuova perturbazione ha colpito questo territorio.

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Grandine e un fiume di acqua hanno inondato le stradine scoscese dei paesi, causando danni in agricoltura.

“Dopo il notevole rialzo termico di questi giorni, con molto anticipo rispetto alla stagione estiva, sono arrivati anche i temporali” – così spiega l’accompagnatore del territorio Matteo Visintainer, salendo lungo il sentiero sassoso che si inerpica dal chiosco alle Piramidi, insieme al gruppo di escursionisti.

Sono evidenti i segni della furia dell’acqua che ha trascinato a valle porfido, limo, sabbia e materiale delle Piramidi, oltre a devastare piante come il larice privato dalle nuove pigne. Si osserva che il bosco si è avvicinato alle Piramidi, là dove la superficie non è coltivata.

Alcune brevi soste in diversi punti panoramici dove è possibile ammirare e fotografare da vicino queste particolari creazioni della natura, situate in una zona ricca di biodiversità.

Una volta raggiunta la sommità del sentiero in località Luch di Segonzano le Piramidi si vedono dall’alto, con una visuale che spazia sull’intera vallata.

L’itinerario continua attraverso il borgo di Stedro e giù fino ai ruderi di epoca medioevale del castello di Segonzano situato su una propaggine rocciosa a poca distanza dalle frazioni di Piazzo e Saletto.

Il dominio del castello e del feudo passò di mano in mano molto velocemente tra i vari regnanti.
Tra il 1494 e il 1495 Albrecht Dürer è stato ospite del capitano Giorgio di Pietrapiana.

Il pittore tedesco  realizzò due acquerelli raffiguranti il castello, probabilmente nel suo passaggio in val di Cembra durante il viaggio verso Venezia.

Il primo ritrae il castello da nord presso il ponte di Cantilaga e l’altro da sud-ovest, nel paese di Faver.

Nel 1535 su autorizzazione del principe vescovo Bernardo Clesio il castello fu venduto al capitano italiano Giovanni Battista a Prato.

Nel 1865 i Baroni a Prato concessero ai contadini locali di utilizzare le pietre del castello, che vennero quindi destinate a diverse opere, dai muretti dei campi alla recinzione del cimitero di Piazzo.

Ciò che resta del castello, ovvero parte delle mura meridionali e della torre, è stato messo in sicurezza nel 2006 ed inaugurato nel 2007 durante una rievocazione storica della battaglia di Segonzano, occasionalmente ospita eventi turistici e culturali all’aperto.

Tappa finale del nostro trekking è l’antica residenza a Prato nella frazione di Piazzo, con degustazione enogastronomica di prodotti locali.

Interessante è la storia di questa famiglia che dal 1885 introdusse a Segonzano il Pinot nero e il Cabernet dopo gli studi compiuti dal capostipite a Dresda, Vienna e Klosterneuburg e poi specializzato nei vigneti francesi, spagnoli, in Tunisia e Sicilia.

Nel centro storico di Trento, dove ha sede il Palazzo delle Poste – in stato di degrado – opera dell’architetto fiorentino Angiolo Mazzoni (1929-1934) e precedentemente edificio delle Poste in stile austro-ungarico (costruito nel 1888 dall’arch. Friedrich Setz), i baroni a Prato erano proprietari di un edificio rinascimentale, che fu parzialmente distrutto da un incendio nel 1845 quando l’immobile era adibito a zuccherificio.

Originariamente il palazzo aveva pianta cruciforme con cortile loggiato centrale e una fastosa facciata rivolta verso l’odierna piazza Alessandro Vittoria.

Dell’architettura cinquecentesca rimangono in luce solamente il portale posteriore, datato 1512, alcune arcate del portico e una trifora affacciata sul cortile.

Durante il Concilio di Trento il palazzo ospitò numerose personalità e le prime congregazioni generali. Sotto la loggia prospiciente via Santa Trinità un grande affresco realizzato nel 1933 da Luigi Bonazza rievoca le processioni conciliari.

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