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Vita & Famiglia

Bressanone. Brandi (Pro Vita & Famiglia): «Gender nelle scuole va combattuto per tutelare i nostri figli»

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Negli ultimi giorni ha tenuto banco quanto successo a Bressanone, dove lo scorso 6 maggio l’associazione “Famiglie Arcobaleno” in collaborazione con “OEW Organizzazione per un mondo solidale”, ha rivolto ai bambini da 0 a 3 anni letture dal chiaro stampo gender, parlando di “diversi modi di essere famiglia”.

Un’iniziativa che le stesse associazioni hanno tentato di divulgare inviando una mail di pubblicità alle scuole dell’infanzia, con la preghiera di massima diffusione. Una richiesta che, grazie all’intervento del vicepresidente e assessore all’Istruzione della Provincia di Bolzano, Giuliano Vettorato, è stata rifiutata dalle scuole di lingua italiana, così come dichiarato dallo stesso Vettorato. «Non è stata caldeggiata né dal sottoscritto né dalla Provincia – ha infatti dichiarato Vettorato – e ne ho parlato con i dirigenti che, quindi, sapevano della mia visione non favorevole e hanno agito di conseguenza non divulgando l’informazione»·

Sulla vicenda abbiamo chiesto un parere anche ad Antonio Brandi, presidente di Pro Vita & Famiglia onlus, associazione in prima linea nel contrastare il gender nelle scuole, anche con una petizione nazionale, e che grazie anche all’interessamento del suo referente locale, Francesco Avanzini ha denunciato il caso.

Presidente Brandi, perché secondo voi si è trattata di un’ingerenza nel mondo scolastico?

«L’iniziativa, come ha chiarito l’assessore, è privata ma è stata indirizzata una mail ben precisa a tutte le scuole dell’infanzia e questo significa voler entrare a gamba tesa sull’educazione dei più piccoli, passando per l’ambiente importante e fondamentale per la crescita di un bambino che è appunto la scuola. Fortunatamente i dirigenti non hanno poi pubblicizzato ulteriormente la locandina, ma se avessero fatto diversamente il gender sarebbe entrato dalla porta principale, mettendo in pericolo la loro educazione e la loro salute psico-fisica».

Perché pericolo? 

«Le sembra normale e giusto parlare di gender, identità di genere, fluidità di genere e argomenti simili ai bambini? Non solo così piccoli, in questo caso parliamo addirittura di asilo, ma anche ad alunni di scuole elementari o medie come purtroppo accade in alcune scuole italiane. Come possono i bambini essere accostati a temi così delicati e da adulti, per di più quando a parlarne sono enti o associazioni chiaramente ideologiche e fautrici di propaganda LGBTQIA+?».

Cosa bisogna fare secondo lei?

«Credo innanzitutto che si debba fare cultura ed informare i genitori perché credo che molti fautori di questi corsi gender ai bambini, spesso in buona fede, ripetono ciò che dicono alcuni media, politici e la propaganda LGBTQIA+ senza informarsi. In breve le teorie del gender possono riassumersi nell’indifferenza del sesso biologico rispetto alla personale percezione di sé. Inoltre portano avanti l’identità di genere, la prevalenza della soggettiva e la mutevole identità di genere rispetto al sesso biologico. Molti negano addirittura le teorie del gender.

Dovrebbero leggersi i libri e le citazioni di teorici del gender come Simone de Beauvoir che disse che “Donna non si nasce, lo si diventa”; oppure Richard Friedman: “Dovremmo incoraggiare le persone ad essere chi si sentono di essere e non chi o ciò che la società vorrebbe che fossero”; o ancora la defunta Ruth Bader Ginsburg: “L’amore materno non è nato come tale. In un certo senso è un mito che gli uomini hanno creato per far sì che le donne pensassero che loro svolgono questo lavoro meglio di chiunque altro”; o Judith Butler: “I ruoli maschili e femminili non sono determinati biologicamente ma sono costruiti socialmente” e Kate Bornstein: “La fluidità di genere è la capacità di diventare in modo cosciente e libero uno degli infiniti numeri di genere, per il tempo che vogliano a ogni ritmo di cambiamento. La fluidità di genere non conosce limiti o regole di genere”.

Perciò bisogna agire su tutti i fronti per contrastare queste derive. Da un punto di vista politico, come ha ben fatto l’assessore Vettorato, ma anche e soprattutto sul piano civile e culturale. C’è bisogno di stare accanto ai genitori che vanno correttamente informati, senza tralasciare o annientare il patto di corresponsabilità tra scuola e famiglie. La prima e più importante educazione, infatti, parte dal nucleo familiare e i genitori hanno il diritto, sancito dalla Costituzione, della libertà educativa e quindi di non avere nessun tipo di imposizione, soprattutto quando così ideologica o di parte».

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