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Le meraviglie dell’antica terra degli etruschi nella provincia di Viterbo: la Tuscia

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In passato era il territorio abitato dai Tusci, ovvero gli Etruschi, per indicare nell’uso contemporaneo i territori dell’Alto Lazio – in particolare la provincia di Viterbo – con le aree confinanti di Toscana ed Umbria; una terra affascinante e ancora inesplorata a due passi da Roma.

La Tuscia con i suoi borghi arroccati tra cui spicca Civita di Bagnoregio, uno dei luoghi più affascinanti al mondo che sfida il tempo e l’erosione dello sperone di tufo su cui è posizionata; boschi rigogliosi, splendide ville, palazzi e giardini offrono il meglio di sé al visitatore sorpreso da tanta bellezza.

Ogni fine settimana del mese di Aprile almeno un borgo si veste a festa con i mille colori della primavera di “Tuscia in fiore” nei piccoli comuni di Bassano Romano, Bomarzo, Onano, Valentano, Vetralla e Villa San Giovanni in Tuscia.

Bomarzo alle falde del monte Cimino possiede un’opera unica al mondo: il Sacro Bosco o Parco dei Mostri progettato dal principe Pierfrancesco Orsini (detto Vicino) e realizzato nel 1552 dall’architetto napoletano Pirro Ligorio.

A differenza dei raffinati giardini all’italiana realizzati con criteri di razionalità geometrica e prospettica (ornati da terrazze, fontane e sculture), il giardino di Bomarzo ribalta completamente questa visione.

Il colto principe di Bomarzo ideò un eccentrico boschetto di 3 ettari, facendo scolpire nei massi di peperino affiorati dal terreno, enigmatiche figure di mostri, draghi, soggetti mitologici e animali esotici.

Lungo il percorso si incontra una casetta pendente, obelischi incisi con motti e iscrizioni, nonché un tempio funerario dedicato a Giulia Farnese, moglie del principe scomparsa prematuramente.

Il Sacro Bosco si presenta irregolare rispetto alle consuetudini cinquecentesche, il tutto è inventato con criteri che sfuggono anche ai più appassionati studiosi, autentico labirinto di simboli che avvolge chi si addentra in esso.

Dopo la morte del principe Orsini nessuno si curò più di questo luogo. Finalmente dopo secoli di abbandono il giardino di Bomarzo è stato riscoperto da intellettuali quali Claude Lorrain, Johann Wolfgang von Goethe, Salvador Dalì, Mario Praz e Maurizio Calvesi.

A partire dal 1960 la famiglia Bettini ha restaurato l’intero Parco, ora di proprietà privata, rendendolo fruibile al pubblico tutto l’anno.

Per gioco o per arte è interessante scoprire misteri, suggestioni e sensazioni che riguardano la storia e l’evoluzione dell’uomo. Riferimenti a Dante invitano a compiere un viaggio all’interno di se stessi, cercando di superare le prove più dure che la vita a volte riserva.

E’ un percorso sulla conoscenza umana e sui nostri limiti, come ad esempio rischiare di entrare nella casetta pendente ed uscirne con le vertigini.

Il territorio della Tuscia riserva molte altre sorprese, come la visita ai giardini di Villa Lante a Bagnaia (frazione di Viterbo) posta su un pendio.

Una bellissima location utilizzata come set cinematografico per numerosi film, tra i più recenti Habemus Papam (2011) di Nanni Moretti e The Young Pope (2016) di Paolo Sorrentino.

Progettata nel ‘500 da Jacopo Barozzi da Vignola, Villa Lante deve la sua fama ai giardini, alle fontane e ai giochi d’acqua, nonché alle due palazzine Gambara e Montalto.

L’ideazione del progettista aveva un preciso scopo, quello di rendere possibile la vista dell’intero giardino fin dall’ingresso inferiore.

Infatti l’architettura della villa subordina elementi naturali (acqua e vegetazione) ed opere murarie (fontane e palazzine) ad un significato simbolico: il primordiale elemento dell’acqua esplode dal cuore della terra (parco e fontana del diluvio), attraverso infiniti passaggi e trasformazioni viene domato dalla razionalità umana.

Il risultato avviene nell’ultima terrazza-giardino caratterizzata dal ripetersi del modulo geometrico del quadrato nel giardino all’italiana.

Il bosco diventa un vero e proprio sfondo scenografico grazie alla presenza di piante e arbusti con fogliame sempreverde, fitto e minuto in modo da creare forme geometriche e volumi regolari.

Molti sono gli elementi strettamente connessi con altre importanti ville laziali come Villa d’Este di Tivoli e Villa Farnese di Caprarola.

Il centro storico del borgo di Caprarola è letteralmente tagliato in due dalla via Dritta, che termina nel grande piazzale dove si erge l’imponente Palazzo Farnese, una delle più importanti testimonianze del Rinascimento.

Inizialmente il palazzo doveva avere caratteristiche difensive come era comune nelle dimore signorili del territorio laziale tra XV e XVI secolo, poi divenne residenza estiva del cardinale Alessandro il Giovane e della sua corte.

Alla villa sono annessi gli “Orti farnesiani”, uno splendido esempio di giardino tardo-rinascimentale realizzato attraverso un sistema di terrazzamenti che conduce alla fontana di Diavoli, una caverna misteriosa a far da sfondo ad uno specchio d’acqua.

Superata la fontana dei Giganti alla sommità della scalinata si giunge alla Casina del Piacere, in origine riserva privata di caccia, poi diventata un rifugio intimo e riservato.

Dal racconto della nostra guida anche il Principe Carlo d’Inghilterra, fondatore di una scuola di alta formazione in Architettura, ha soggiornato in questa dimora.

Visitare questi borghi tra arte e natura ben si concilia con la Giornata mondiale della Terra, celebrata dalle Nazioni Unite il 22 aprile (un mese e due giorni dopo l’equinozio di primavera).

Tale ricorrenza nata nel 1970 sottolinea la necessità della conservazione delle risorse naturali della Terra e la protezione dell’ambiente, affermandosi come avvenimento educativo e informativo.

Il tema dell’edizione di quest’anno è “Investire nel nostro Pianeta”, sono 52 le possibili azioni virtuose e consigli per ridurre il proprio impatto sull’ambiente.

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