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Val di Non – Sole – Paganella

Giovane della Val di Non coltiva 11 piante di Marijuana: rischiava 6 anni di reclusione ma è stato assolto

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Un giovane noneso è stato assolto dall’accusa di detenzione di spaccio. Il ragazzo, al quale il medico aveva prescritto l’assunzione di cannabis per scopi terapeutici, aveva coltivato 11 piante di marijuana.

L’assunzione della pianta era per la cura di dolori di stomaco, di insonnia e di attacchi di panico. Normalmente la sostanza viene venduta in farmacia ad un prezzo però molto alto.

Il ragazzo della Val di Non, durante il periodo pandemico era rimasto senza lavoro. Senza soldi dunque non riusciva ad acquistare le medicine che gli servivano per i suoi dolori e per questo motivo aveva deciso di creare la piantagione.

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Il segreto del ragazzo è però stato scoperto e la Procura di Trento per lui aveva richiesto una pena di 6 anni e 6 mesi di reclusione.

Il processo ha avuto un esito imprevisto: l’imputato è stato assolto perché il fatto “non costituisce reato”. La coltivazione sarebbe infatti avvenuta a scopo esclusivamente personale e per motivi sanitari.

I fatti erano avvenuti a settembre del 2020 e a scoprire le piante, coltivate in Val di Non in una zona poco frequentata, erano stati i forestali della Provincia.

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Sul posto erano state posizionate delle fototrappole ed in questo modo era stato identificato il giovane coltivatore. Subito c’è stata una perquisizione in casa sua e lui ha ammesso fin dall’inizio di essere il proprietario delle piante.

Secondo le accuse il quantitativo di stupefacente trovato è stato ingente: si trattava di 11 piante dalle quali erano ricavabili più di 1.700 dosi.

Nessuna prova che testimoniasse la cessione dello stupefacente a terzi è stata  portata in tribunale.

La difesa ha anche evidenziato la testimonianza del medico curante del ragazzo il quale ha confermato l’importanza della pianta per la cura del paziente.

A pesare è stato anche il fatto che la cura, oltre ad essere troppo costosa, era anche difficilmente reperibile e il giovane era costretto a fare dei lunghi viaggi per reperirla. Queste sono le motivazioni che hanno portato il giudice a dare ragione al giovane della val di Non. 

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