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Trento

No all’immissione di specie ittiche non autoctone: botta e risposta tra Assessore e Pescatori

Giulia Zanotelli ha spiegato che «non è responsabilità, né volontà della Provincia, il no all’immissione di specie ittiche non autoctone». I pescatori replicano di non condividere l’analisi del rischio.

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L’assessore provinciale all’agricoltura, foreste, caccia e pesca, interviene nuovamente per fare chiarezza sulle problematiche relative all’immissione di specie ittiche non autoctone nei laghi e nei corsi d’acqua del Trentino: trota fario, trota lacustre, coregone e salmerino alpino (quest’ultimo, ad eccezione della popolazione presente nei laghi di Tovel e Molveno).

Proprio nelle scorse ore, il Ministero della transizione ecologica ha informato gli Uffici caccia e pesca delle Regioni e delle Province autonome di Trento e Bolzano per ribadire che l’immissione di specie alloctone è in contrasto con quanto previsto dal comma 3 art. 12 del DPR 357/1997 – che vieta l’immissione in natura di specie e di popolazioni non autoctone – e che per poter procedere con le immissioni serve quindi presentare uno studio del rischio; cosa che la Provincia autonoma di Trento sta portando avanti, dialogando con i rappresentanti del mondo della pesca e che sarà a stretto giro inviato ad Ispra.

Come già specificato in diverse occasioni, grazie alla modifica della norma provinciale in materia, (promossa dall’Assessorato e approvata lo scorso luglio dal Consiglio provinciale), viene consentito direttamente alla Provincia autonoma di Trento – unico territorio in Italia – di autorizzare anche l’immissione di specie considerate non autoctone, senza la preventiva approvazione del Ministero dopo il parere di Ispra.

A fronte di questo quadro, peraltro illustrato e ribadito a più riprese ai rappresentanti del settore nel corso di diversi incontri, è evidente che la situazione attuale non può essere attribuita alla Provincia autonoma di Trento che invece, fin dall’inizio, ha lavorato nel solco delle disposizioni vigenti per garantire risposte concrete ai pescatori, che con la loro attività rappresentano una realtà fondamentale del nostro territorio sotto i profili sociale, ambientale ed economico.

Lo studio del rischio e la norma introdotta in assestamento di bilancio rappresentano dunque elementi cardine al fine di risolvere la questione nel più breve tempo possibile.

Dal canto loro le unioni e le associazioni dei pescatori replicano all’assessore spiegando di non condividere l’analisi del rischio.

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In una nota i pescatori spiegano che non c’è stata la condivisione dei contenuti in dettaglio del documento, sia a riguardo della prima che della seconda versione; che lo studio del rischio nella seconda versione: o a nostro dire delinea la fine delle immissioni della trota fario e di conseguenza anche della pesca, rilevato che nell’arco di tre anni sono previste riduzioni, in base alla classificazione delle acque, dal 40% all’80%; o sono stati individuati due bacini idroelettrici, Santa Giustina e S. Colombano come zone di tutela speciale, sulla base di una probabile presenza di specie indicate nelle tabelle allegate alla normativa “Natura 2000”; che come è noto i bacini sono soggetti a continue diminuzioni di livello e svasi con mezzi meccanici, appare discutibile che la maggiore minaccia sia rappresentata dall’immissione della trota Fario; che o il documento di fatto va a mettere in discussione oltre 40 anni di gestione e sostentamento della trota fario (di ceppo locale) secondo i dettami della carta ittica e sotto il controllo del Servizio Faunistico Provinciale e infine che il lavoro sin qui fatto è a tutela della convivenza tra trota marmorata e fario, in distinti areali e della biodiversità del nostro territorio.

Questi sono alcune considerazioni da parte dei pescatori rispetto all’analisi del rischio, «documento che – osservano i pescatori – non abbiamo avuto la possibilità di vedere nella sua interezza, ma esposto in circa 20 slide dal servizio Faunistico, in quanto dichiarato riservato».

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