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Trento

Il NOT ancora bocciato, l’idea di Claudio Cia (FdI): «Ripensare la sanità trentina a livello regionale»

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Il pronunciamento della Conferenza dei servizi provinciali sulla non idoneità tecnica del progetto per il Not presentato dalla ditta Guerrato, se non fermerà del tutto la corsa per la realizzazione di quest’opera (posto che la decisione finale verrà assunta solamente dopo che la ditta avrà presentato le proprie controdeduzioni alle osservazioni presentate dalla Provincia), sicuramente rappresenta una grande battuta d’arresto, soprattutto se si considera il giudizio negativo, che sembra pesare come la spada sul capo di Damocle, espresso dall’Apss sull’attuale proposta.

Di certo questa bocciatura non mette in discussione l’operato dell’attuale Giunta provinciale, posto che questo deficitario e tortuoso percorso è stato ereditato da decenni di Governi del centro-sinistra che tra bandi emessi e ritirati, temporeggiamenti, la costituzione di Commissioni anomale, vaneggiamenti legati al project financing pare essersi dilettato fin troppo, con conseguenze che si riverberano sempre e solamente sui cittadini e sui professionisti sanitari.

Secondo il consigliere di Fratelli d’Italia però «sicuramente lo zampino della politica c’è, se ad oggi il Not rimane solamente un miraggio e il S. Chiara va avanti grazie a interventi di tamponamento atti a garantire l’adeguamento della struttura alle normative sulla sicurezza (con impiego di ingenti risorse economiche) e non riesce a supplire alle effettive esigenze dei trentini che purtroppo, tra ricorsi, pareri e tempi di costruzione, rischiano di veder realizzato tra vent’anni un nuovo ospedale, che però è già vecchio». Claudio Cia si chiede anche se non sia giunto il momento di ripensare la sanità trentina in chiave regionale, lasciando da parte egoismi e miopie politiche.

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«L’emergenza Covid-19 – spiega il consigliere di Fratelli d’Italia – se da un lato può essere servita a far comprendere l’inadeguatezza del progetto del Not, ha reso evidente come purtroppo – anche in ambito sanitario – le Province autonome di Trento e Bolzano continuino a lavorare separatamente, quando invece avrebbero potuto (e anzi dovuto) unire forze, contatti ed esperienze. Si dovrebbe quindi iniziare a ragionare, per quanto riguarda il futuro ospedale, su un’area che possa essere centrale in una visione regionale di sanità».

«Un ragionamento in questa direzione – aggiunge Cia – permetterebbe di mettere in campo le migliori professionalità (in ambito sanitario, giuridico e manageriale), oltreché un uso più efficiente e razionalizzato delle risorse economiche e soprattutto una gestione del personale sanitario (carente in entrambi i territori) che consenta non soltanto di dare una risposta efficiente a livello centralizzato, ma anche di favorire la sopravvivenza e lo sviluppo di specializzazioni d’eccellenza nei nosocomi di valle».

L’idea che dovrebbe muovere questo ragionamento secondo Cia è che «la nostra Autonomia, anche in ambito sanitario, si concretizza e si rafforza solamente attraverso una collaborazione a livello regionale. Trentino e Alto Adige insieme sono più forti, più credibili e più efficienti».

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