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Trento

Niente partecipazione della PAT in Itas, la corte costituzionale boccia la norma

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Nella giornata di ieri la corte costituzionale ha deciso che la Provincia non può entrare nel capitale di Itas Mutua come socio sovventore. La giunta aveva deciso di entrare i società cn Itas apportando 2,85 milioni di euro di capitale, somma che le avrebbe permesso di entrare nel Cda.

Il provvedimento era stato inserito dalla Giunta nella legge provinciale 7 dopo una discussione nelle commissioni ed in aula molto contestata dalle  opposizioni e da Fratelli d’Italia.

Nelle motivazioni della bocciatura i giudici della Consulta si legge che «le amministrazioni pubbliche non possono, direttamente o indirettamente, costituire società aventi per oggetto attività di produzione di beni e servizi non strettamente necessarie per il perseguimento delle proprie finalità istituzionali, né acquisire o mantenere partecipazioni, anche di minoranza, in tali società».

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Nel merito si legge ancora che la partecipazione in Itas per «l’erogazione di servizi assicurativi, a pagamento, in tutto il territorio nazionale» supera il limite di legge «non essendo configurabile un legame di stretta necessarietà fra le attività esercitate dalla società Itas spa e i fini istituzionali della Provincia, restando ininfluente che la società rappresenti una realtà storicamente radicata nel territorio provinciale e la Provincia autonoma, ai sensi degli artt. 8 e 9 dello Statuto speciale, sia titolare di competenza legislativa primaria in alcune materie che riguardano anche l’economia del territorio».

Chiamata a decidere la corte costituzionale nella sentenza n 86 del 2022 ha infatti spiegato  che la partecipazione della Provincia autonoma nella società di mutua assicurazione ITAS spa si inserisce in un settore che non può definirsi «strettamente necessario al perseguimento dei suoi fini istituzionali o allo svolgimento delle sue funzioni», non rientrando l’attività assicurativa nemmeno fra i «beni o servizi strumentali all’ente» partecipante (art. 4, comma 2, lettera d, TUSP), con effetti potenzialmente lesivi della tutela della concorrenza, atteso che, come questa Corte ha già avuto modo di affermare, le norme che disciplinano restrittivamente le società pubbliche strumentali sono, tra l’altro, «dirette ad evitare che soggetti dotati di privilegi svolgano attività economica al di fuori dei casi nei quali ciò è imprescindibile per il perseguimento delle proprie finalità istituzionali» (sentenza n. 229 del 2013).»

Dopo la sentenza la provincia autonoma di Trento ieri sera attraverso un comunicato ha spiegato che c’è il rispetto per la decisione della Corte costituzionale e la sentenza sul piano del diritto.

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Per quanto riguarda la scelta della Provincia autonoma di entrare all’interno di Itas, «ribadiamo le ragioni per cui è stata presa la decisione: ovvero quelle di sostenere un pilastro del sistema economico e sociale del Trentino e, in questo modo, di perseguire uno degli obiettivi istituzionali di un ente pubblico, ovvero di garantire futuro e crescita diffusa ai suoi cittadini e al territorio» sottolinea il presidente della Provincia autonoma di Trento, Maurizio Fugatti rispetto alla sentenza della Corte costituzionale che ritiene non costituzionale l’ingresso della Provincia autonoma nel capitale di Itas. Alla norma, in ogni caso, non era seguito alcun esborso, quindi le risorse saranno dirottate altrove.

«Riteniamo che un ingresso in una società come Itas che, per la sua natura societaria e per la sua mission, rappresenta da oltre 200 anni un elemento di riferimento e di crescita della nostra comunità, avrebbe conseguito l’obiettivo di rendere il sistema economico trentino più forte e di mantenere e distribuire sul territorio benessere e sviluppo. L’intento dell’ingresso in Itas non era finalizzato né a distorcere la concorrenza, né a trarre profitti ma puntava a rafforzare il tessuto socio-economico, stante appunto il radicamento storico di Itas sul territorio, rafforzando il patrimonio e così indirettamente potenziare la società a beneficio di migliaia di cittadini» conclude il presidente Fugatti.

Ci sono anche le reazioni di Fratelli d’Italia e del Partito Democratico. Il partito di Giorgia Meloni, che dal principio aveva sottolineato la possibile incostituzionalità e le criticità dell’operazione,  punta il dito anche sugli aspetti sociali della spese che doveva essere sostenuta per entrare in Itas. «È quantomeno discutibile l’opportunità politica di una partecipazione in una mutua da 2,85 milioni di euro inserita in un disegno di legge riguardante misure a contrasto della pandemia. 2,85 milioni che avrebbero potuto e dovuto essere utilizzati per sostenere famiglie e imprese trentine in un momento di particolare difficoltà. Ciò che emerge chiaramente dalla “questione Itas” – si legge in una nota di Fratelli d’Italia  – anche alla luce della sentenza odierna, è una gestione troppo disinvolta e non adeguatamente ponderata e ragionata delle prerogative della nostra speciale Autonomia. Con senso istituzionale, noi di Fratelli d’Italia avevamo auspicato una pausa di riflessione al fine di valutare approfonditamente benefici e svantaggi di quell’operazione per i trentini. Una riflessione che, probabilmente, avrebbe evitato la sentenza di cui oggi, purtroppo, dobbiamo prendere atto».

Parole dure anche dal PD Trentino: «puntuale come il sole al mattino, arriva l’ennesima bocciatura, da parte della Corte costituzionale, dell’ennesima norma mal pensata e peggio scritta, da parte della Giunta provinciale e della maggioranza che la sostiene in Consiglio»esordisce il comunicato del partito democratico che continua: «A nulla erano valse le nostre perplessità, espresse sia in Consiglio che sugli organi di stampa, per una decisione in contrasto con i più elementari principi di distinzione dei ruoli tra istituzioni pubbliche e imprese private che operano su mercati aperti e concorrenziali. Come al solito la Giunta provinciale ha fatto spallucce e ha tirato dritto».

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