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Trento

Itea, rumori molesti: denunciata un’altra situazione intollerabile

Dopo Madonna Bianca emerge un altro inquitante episodio legato ai rumori molesti. Ma potrebbe essere solo la punta di un iceberg

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Purtroppo continuano le denunce da parte di cittadini che lamentano comportamenti scorretti da parte di altre famiglie che mettono in pericolo anche un sano stile di vita.

Il 18 marzo il nostro giornale ha pubblicato la storia di un’infermiera che sta vivendo da ormai 2 anni una storia da incubo.

Nel frattempo, sempre in una casa Itea, viene denunciata un’altra storia che ha davvero dell’incredibile e che coinvolge più famiglie.

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Tutto ha inizio all’inizio dell’estate del 2021 quando in una struttura Itea ubicata nell’immediata periferia del centro storico di Trento si trasferisce una famiglia pachistana monogenitoriale con 3 figli piccoli in età scolare.

L’appartamento dove viene trasferita la mamma con i 3 figli da qualche anno era vuoto. Fino ad allora nella struttura regnava la pace totale con le famiglie, alcune anche straniere, che non avevano mai avuto nessun problema.

Curioso il fatto che l’appartamento sia stato assegnato da Itea senza la necessaria procedura che obbliga alla ristrutturazione prima della consegna. Gli appartamenti Itea sfitti sono numerosi, ma non vengono consegnati a nessuno se non ristrutturati, nemmeno se chi lo vuole lo accetta com’è. In questo caso pare quindi che si sia chiuso un occhio. 

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Tant’è che comunque da quel momento comincia l’inferno per le famiglie adiacenti.

Tappeti sbattuti con relativa polvere ed altro che finisce nelle finestre della altre famiglie, tovaglie penzolanti, immondizie, giocattoli e vestiti che finiscono nel giardino dell’inquilina di sotto, i ragazzi che giocano a pallone lungo i corridoi e addirittura i figli piccoli che scambiano la casa per una pista e vanno avanti e indietro con un monopattino, senza parlare dei continui schiamazzi che continuano per delle ore fino a tarda sera.

Dopo alcuni mesi di pazienza i coinquilini decidono di avvertire bonariamente la signora a fare attenzione ai rumori molesti che provengono dalla sua casa. Ma il messaggio non sembra pervenire nel modo giusto, infatti la situazione peggiora ancora.

La famiglia rumena che abita sopra, investita tutti i giorni dai rumori, chiede alla pachistana di iniziare ad educare i figli. La donna risponde scocciata che glieli deve educare lei. Alla signora di sotto invece, la pachistana risponde di rivolgersi ai servizi sociali. E qui viene scoperto che le assistenti sociali del comune di Trento stanno seguendo la famiglia.

A questo punto la famiglia che abita di sotto, e che obiettivamente è la più penalizzata, a dicembre decide di formalizzare le lamentele scrivendo ad Itea una lettera controfirmata da altre 3 famiglie esasperate. (vedi sotto)

Dopo alcuni giorni Itea risponde che terrà monitorata la situazione. Ma la cosa peggiora sempre di più. Partono allora altre dieci email (che confermiamo avere in archivio) di lamentale all’indirizzo della presidente Francesca Gerosa e di dirigenti vari. All’inizio nessuno però risponde poi in una email Itea invita alla tranquillità tutti dicendo che è già stato fatto qualcosa nel merito ma che non può dare informazioni su eventuali interventi che però, garantisce, sono stati eseguiti. «Mi piacerebbe sapere quali sono questi interventi eseguiti da Itea, visto che  la situazione anziché migliorare è peggiorata» spiega una delle famiglie vessate dalla pachistana

Dopo un pochino di tempo entra in azione il fiduciario di zona Itea. A mezzogiorno, guarda caso quindi quando i ragazzi sono a scuola e regna per fortuna un momento di tranquillità, si presenta alla porta delle persone disturbate dalla famiglia straniera.

«Ci ha spiegato che dovevamo tenere una specie di diario dove scrivere quello che succedeva, l’orario e via dicendo, stentavo a crederci, ho pensato se questa persona fosse in grado di capire che non avevo certo tempo di fare tutto quanto richiesto» sottolinea ancora una delle famiglie perseguitate.

La situazione continua però a peggiorare, soprattutyo nei week end e negli orari che da regolamento dovrebbero essere dedicate  alle ore di riposo.  «Io faccio un lavoro che richiede molta concentrazione e spesso lavoro anche in smart working, quindi diventa impossibile lavorare. Un vero incubo.» – spiega ancora la capo famiglia che abita al piano di sotto.  

A Marzo, dopo 8 mesi da incubo ed ormai in piena disperazione, il problema non sono non è stato risolto ma è peggiorato ancora. Quindi cosa ha fatto Itea? 

Ma per nulla scoraggiata una delle famiglie non si da per vinta ed espone il problema all’assessora delle politiche sociali del comune di Trento Maule. «L’assessora ha preso appunti ed è parsa interessata alla cosa, ma ad oggi, passati oltre 10 giorni l’inferno continua e nessuno si è fatto più sentire. Anche questo week end dovuto salire dalla famiglia pachistana per ben 4 volte a chiedere un pochino di pace. la risposta è stata desolante: «Tanto lunedì vanno a scuola».

Dei problemi di Itea verrà dedicata la prossima puntata del format «La Lingua Batte….» condotta da Roberto Conci in onda ogni 15 giorni su Voce24news (clicca qui per vedere le puntate precedenti)

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