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Val di Non – Sole – Paganella

Caseificio Coredo: prime condanne per Biasi e Fornasari. Dovranno anche risarcire 100 mila euro

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E‘ stata emessa nel tardo pomeriggio di Lunedì 28 Febbraio, la sentenza di condanna nei confronti dell’ex presidente del caseificio di Coredo Lorenzo Biasi, residente a Sfruz e dell’attuale casaro Gianluca Fornasari, residente a Coredo di Predaia, per i reati di violazione dell’articolo 5, lettera d della legge 283 del 1962 (Disciplina igienica della produzione e della vendita delle sostanze alimentari e delle bevande).

Biasi, in particolare, nella sua qualità di presidente ha prodotto ed immesso nel circuito commerciale prodotti caseari con cariche microbiche superiori ai limiti di legge (Stec e escherichia coli), non prestando la dovuta attenzione alla necessità di richiedere a Trentingrana Concast ispezioni sul campo, per la verifica delle condizioni igieniche delle aziende dei conferitori ed alla necessità di sottoporre ad analisi il formaggio Due Laghi prodotto con latte crudo per la ricerca di escherichia coli prima della sua immissione in commercio e di verificare del rispetto del periodo di stagionatura minima di 60′ giorni prima della sua immissione in commercio periodo utile per l’abbattimento della carica batterica.

Fornasari, invece, ha omesso di richiedere le necessarie analisi per la ricerca di escherichia coli e di non ha richiesto a Trentingrana Concast di effettuare delle ispezioni volte ad accertare le condizioni igienico sanitarie delle stalle dei conferitori, non provvedendo al ritiro cautelativo del prodotto successivamente all’evento.

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Le accuse mosse dalla procura di Trento supportate da un ottimo impianto accusatorio e dalla parte civile rappresentata dall’Avvocato Paolo Chiariello, legale di fiducia del papà del povero bambino, che si trova purtroppo tutt’ora in condizioni disperate, sono state condivise dal giudice penale del tribunale di Trento Dott. Marco Tamburrino.

Il prolungarsi del procedimento, l’attività “ostruzionistica” messa in atto dall’avvocato della Latteria nonesa, ha portato l’accusa a chiedere come pena la sanzione amministrativa e non la reclusione, che comunque sarebbe stata ridicola rispetto alla gravità del reato e convertita in una sanzione.

Richiesta atta per impedire una possibile prescrizione per scadenza dei termini, ricordiamo che comunque la prescrizione non è un’assoluzione come spesso i difensori vogliono farla apparire.

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Il formaggio prodotto e venduto dal caseificio di Coredo è stato ritenuto nocivo per la pubblica salute, i due responsabili sono stati condannati al pagamento di una sanzione pari ad euro 30.000 ciascuno a cui si aggiunge una provvisionale provvisoria di altri 10.000 euro ed al pagamento delle spese processuali sostenute dalla parte civile. Una mazzata di poco inferiore ai 100.000 euro.

Nell’arringa difensiva l’avvocato del duo Fornasari e Biasi ha tentato di addossare la colpa al papà del bambino, in quanto lo stesso aveva confermato che era stato lui a dare il formaggio al figlio, accusa ridicola e “caduta nel vuoto”.

Sempre nell’arringa finale il difensore si è lamentato di una presunta gogna mediatica, lamentandosi con chi aveva scritto del curioso siparietto avvenuto all’inizio della precedente udienza e ripetuto nell’ultima, durante la quale l’avvocato Gaetano Forte si è prodigato a disinfettare il tavolo, il microfono a lui destinato, operazione d’igiene apprezzabile se non fosse che nell’arringa difensiva abbia sottovalutato ed addirittura minimizzato sul fatto emerso dalle udienze scorse che il latte destinato alla realizzazione dei prodotti caseari ed a quelli a latte crudo andava a diretto contatto con un tubo di scarico spesso sporco di sterco di mucca.

Non ci preoccupiamo del lamento, anzi siamo orgogliosi di aver trattato la dolorosa vicenda per primi e di aver avuto il coraggio di pubblicare fin da subito il nome del caseificio, quando altri organi d’informazione seppur a conoscenza non lo facevano. Per correttezza è giusto aggiungere che quando è scoppiata la vicenda abbiamo telefonato più volte sia al Biasi che al Fornasari per sentire il loro parere sulla vicenda. Entrambi però hanno rifiutato di rispondere alla nostre domande. 

Una precisazione ci è d’obbligo, in riferimento a quanto dichiarato dall’avvocato della difesa Gaetano Forte nei confronti del nostro giornale, quando si muovono delle accuse infatti è meglio informarsi bene su chi ha riferito e su chi ha scritto del fatto.

A seguito della condanna, non sappiamo se il C.O.N.C.A.S.T. Trentingrana, consorzio che racchiude la quasi totalità dei caseifici sociali presenti sul territorio trentino, compreso quello di Coredo, abbia preso o abbia intenzione di prendere dei provvedimenti nei confronti della cooperativa condannata, a tutela del proprio marchio e dei propri generi caseari prodotti dalle altre latterie che nulla hanno a che fare con la dolorosa vicenda. Giusto puntalizzare anche che Trentingrana è completamente estraneo a questa vicenda. 

Non sappiamo nemmeno se a seguito della condanna, continuano ad essere validi ed in uso i numerosi affidamenti per la fornitura di prodotti caseari che il caseificio noneso trattiene con enti pubblici tra cui Fondazione Mach, amministrazioni comunali e se il rapporto fondazione Mach ed allevatore dell’altipiano della Paganella continua ad essere esercitato.

Una condanna per frode alimentare, per aver prodotto e venduto prodotti pericolosi per la salute, sotto inchiesta per aver provocato lesioni gravissime nei confronti di un bambino di soli 4 anni, è sufficiente per essere ritenuta non idonea ad affidamenti pubblici? Vedremo.

Restano ancora aperti altri due procedimenti penali, quello nei confronti della coppia Fornasari-Biasi per lesioni gravissime riportate dal piccolo Maestri dopo aver mangiato il formaggio nel quale è stato riscontrato l’escherichia coli (la condanna potrebbe essere molto pesante) e quello nei confronti di Guido Widmann aiuto casaro accusato di falsa testimonianza.

La pena prevista per quest’ultimo reato prevede la reclusione da due a sei anni, punizione che può aumentare se aggravata da altre circostanze. Nei prossimi giorni a riguardo non si escludono importanti novità.

Ci è stato riportato inoltre, che durante l’anno 2021 le operazioni di produzione all’interno del caseificio di Coredo sono state caratterizzate da uno spiacevole episodio, pare infatti che circa 8.000/10.000 litri di latte raccolto dai conferitori sia stato riversato negli scarichi delle acque reflue del caseificio di Coredo, andando ad intasare i filtri del depuratore di Taio. L’operazione di ripristino non è stata facile e nemmeno economica richiedendo l’intervento del corpo dei vigili del fuoco del posto. Non sappiamo, se quanto sopra abbia comportato un danno ambientale, il relativo reato e se si sia aperta un’inchiesta.

Abbiamo contattato il padre del bambino Maestri Giovanni Battista, il quale ci ha rilasciato la seguente dichiarazione: “è stato accertato dal giudice che nel caseificio di Coredo venivano realizzati e messi in vendita prodotti pericolosi per la salute pubblica, contenenti l’escherichia coli. Sono stati tenuti dai responsabili del caseificio di Coredo dei comportamenti “criminali” e nel dibattimento questo è emerso in maniera chiara come è stata dimostrata l’inosservanza dei controlli e delle norme sull’igiene degli alimenti”.

E ancora: “Era stato denunciato il tutto ai responsabili del caseificio di Coredo, Biasi e Fornasari, bastava un minimo di attenzione ed il mio piccolo si sarebbe potuto salvare, ma la presunzione, l’arroganza, l’ignoranza degli interessati, li ha portati ad ignorare le più elementari norme sulla sicurezza alimentare. Incoscienti, dovrebbero provare vergogna. Non mi interessa nulla delle pene inflitte, ma voglio che la verità (che io conosco benissimo) venga certificata, queste condanne sono il primo tassello per ottenerla. Ma non finisce certo qui

Una drammatica vicenda che deve far riflettere, un tragico comportamento che ha distrutto la vita di un bambino di 4 anni e devastato un’intera famiglia. Biasi e Fornasari nei prossimi processi dovranno ancora rispondere per altri reati. La vicenda quindi è destinata a non chiudersi qui.

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